Bucovina, i monasteri dipinti della Romania

I colori vividi si stagliano contro il cielo azzurro della Bucovina. Non solo i celesti, gli arancio e i gialli
degli affreschi secolari, ma anche il rosso cupo e il fucsia dei gigli formato gigante, l’albicocca delle rose
in boccio, il verde rigoglioso delle siepi.

Questo angolo di Romania è un mondo incantato fatto di tinte, di immagini, di un passato da tutelare, misto di storia, religione, arte e tradizioni.

Un altro pianeta dove la pace regna sovrana intorno ai monasteri, mentre le monache vestite di nero accendono i ceri nelle piccole costruzioni a casetta, da una parte le candele per i morti, dall’altra quelle per i vivi, o battono su un antico strumento per richiamare i fedeli a messa.

E’ un mondo fatto di un’atmosfera, di fascino e incanto. I monasteri dipinti della Bucovina sono un patrimonio
artistico, riconosciuto dall’Unesco, ma sono anche un luogo mistico, dove si viene avvolti in questo clima
magico, impalpabile, che però lascia il segno nell’anima.

I monasteri ortodossi, costruiti tra il XIV e il XV secolo, in Bucovina, regione della Romania tra i Carpazi, sono autentiche e uniche opere d’arte, non certo imponenti e monumentali, piuttosto piccoli e raccolti, e tra quelli dipinti completamente esteriormente in tutto il territorio, ne sono rimasti intatti sette, ma normalmente si visitano i tre più importanti: Moldovita, Voronet e Sucevita.

Tutti furono voluti da re Stefano Il Grande e dal figlio Petru: entrambi fecero ereggere molti monasteri, per ringraziare per le loro vittorie contro i Turchi, con la particolarità degli affreschi esterni ed interni, in un trionfo di Sacre Scritture dipinte, tra Giudizio universale e storia di Gesù.

Particolarmente dotato di quest’aura mistica è Moldovita, edificato intorno al 1530. Si arriva passando sotto un arco, appena fuori il verde accecante dei monti con le mucche al pascolo e un paio di bancarelle che espongono i loro prodotti: sono camicette di cotone ricamate a mano di ottima fattura e invidiabile rapporto qualità prezzo, mentre un ragazzo espone le uova di legno o vere che ha dipinto con la cera d’api e i colori naturali insieme alla nonna, che gli ha tramandato l’arte e la bravura.

Una volta varcato però il portone del monastero e arrivati allo splendido cortile sono le pareti a lasciare senza fiato. Scene apparentemente senza fine di vividi gialli, blu e arancio, processioni di santi, angeli e profeti, la Vergine in trono con il Bambino, “L’albero di Gesù”, nascente da un reclinato, Gesù alla base del muro in cui sono rappresentati gli antenati di Cristo attorno alla Sacra Famiglia mentre l'”Assedio di Costantinopoli”, ricorda l’intervento della Vergine a salvare la città dall’attacco persiano dell’anno 626.

Ogni dettaglio e ogni piccola pennellata sono perfetti, incomparabili. Suor Tatiana, una delle monache custodi di Moldovita e che abitano nel palazzo pieno di fiori in fondo al cortile, è pronta e solerte a spiegare in perfetto italiano ogni particolare dell’affresco e con grande passione e conoscenza.

Anche l’interno è rara bellezza: “Il Giudizio Universale” copre l’intera superficie della parete ovest, con il suo fiume di fuoco e la sua raffigurazione del mare che restituisce i suoi morti.

Si esce da Moldovita con un bagaglio di conoscenza sulla religione ortodossa e soprattutto con grande ammirazione per gli artigiani che hanno creato questa meraviglia e con la pace nell’anima.

Altro giro, altro monastero in Bucovina, stessa stima per i costruttori e stessa bellezza negli occhi. Voronet però è diverso da Moldovita, soprattutto per l’approccio: ci si arriva lungo una strada piena di colori e gente, bancarelle di souvenir, prodotti tipici (dalle uova dipinte alle pitture su vetro, fino alle marmellate e al miele) e chincaglieria, cagnolini e gattini che giocano e si rincorrono tra gli stand, venditrici anziane di ottimi lamponi appena presi nel bosco accanto.

Insomma, è più turistico e affollato, con un’atmosfera allegra, ma una volta arrivati davanti al monastero ritorna il senso di pace, nonostante la grande presenza di visitatori.

Voronet è uno dei gioielli della Bucovina, costruito per volere di re Stefano nel 1488, ed è famoso per le pitture sulla facciata ovest della chiesa: raffigurano il Giudizio Universale, tra allegorie, personaggi atipici, animali mitologici,santi, angeli e uomini, al punto che è chiamato la Cappella Sistina dell’Est. Il tutto in un trionfo d’azzurro, che è l’altro segno distintivo.

Si racconta che alla fine del XVI secolo l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo inviò due alchimisti per studiare e carpire il segreto del colore blu del monastero. I due prelevarono alcuni frammenti, li portanoa Praga per studiarli, ma non furono in grado di ricreare l’esatta tonalità che circonda il Trono dello Spirito Santo.

Da allora resta l’enigma dell’azzurro Voronet, identificato così: anche chimicamente non è stato ancora possibile
riprodurlo. Si sa soltanto che alla sua base c’è l’azzurrite, un minerale, e che la tonalità cambia a seconda del
grado di umidità nell’atmosfera.

Magia, alchimia, stregoneria e semplicemente abilità degli artisti, è rimasto il segreto dell’azzurro di Voronet: per le monache locali è il miracolo della fede, il mezzo per cui le scene raffigurate si fissano negli occhi dei visitatori, avvicinandoli alle Storie bibliche.

A un’ora e mezza di tragitto da Voronet, un’altra meraviglia della Bucovina. IL monastero di Sucevita, vicino
alla città di Radauti, è diverso dagli altri. Racchiuso tra imponenti mura di cinta, risale al 1587 per volere
di una famiglia nobile locale ed è stato anche una residenza e soprattutto un centro importante per la realizzazione di manoscritti e libri religiosi, come si capisce nelle sale del museo ospitato in una
delle costruzioni che compongono Sucevita.

La chiesa, però, è famosa per l’importante affresco “La Scala delle Virtù”: una lunga scala a pioli verso il paradiso, dove gli angeli sostengono i Santi e i meritevoli, mentre gli altri rischiano di piombare giù da Lucifero e i suoi diavoli. Una metafora della vita dove attraversare innumerevoli pericoli per arrivare alla sublimazione e al divino. Il tutto ovviamente nei colori accesi e unici dei monasteri della Bucovina.

Info: www.romania.it
Foto di Sonia Anselmo

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One Response

  1. Giovanna Palmieri 5 Settembre 2019

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