Verso oriente, la vera anima di Cuba

tramontocubaSono per lo più luoghi luoghi turistici, cresciuti per dare un tangibile contributo all’asfittica economia isolana, vessata dalle sanzioni economiche americane. Ma pian piano che ci si allontana dalla capitale ci s’inoltra nella magia delle città coloniali e, più oltre, verso l’Oriente cubano, la parte più vera, nera, africana, “rumbera”, musicale… il fondo del coccodrillo addormentato che pare l’isola più grande del caribe. Camagüey è la virtuale porta d’ingresso, capoluogo della regione che porta lo stesso nome, risale ai primi del ‘500, una delle città più importanti che mantiene un’impronta coloniale nelle chiese ben conservate. Perdersi per le strade comunicanti è la maniera migliore per conoscerla, oppure scendendo Calle Republica, dalla stazione fino alla piazza de los Trabajadores, la parte nevralgica, su cui si affaccia il ristorante La Campana de Toledo nella piazza omonima alla chiesa San Juan de Dios.

spiaggia2A pochi chilometri, per gli instancabili del mare, Playa Santa Lucìa, il litorale con 21 km di splendide spiagge e hotel all’altezza della bellezza dell’ambiente. Di fronte, una delle formazioni coralline più grandi dell’emisfero occidentale, con 35 punti d’immersione di grande interesse. Proseguendo spunta (Victoria de) Las Tunas, dalla cultura rurale che non sembra essere il capoluogo dell’omonima provincia, la più povera dell’isola, ma che ha dato i natali a Teofilo Stevenson, il tre volte campione di boxe olimpico e altrettante mondiale. Il cuore della città è il Parque Vicente Garcia, circondato da alberi, sul cui lato orientale si trova il Museo Provinciale a lui intitolato all’interno di un palazzo coloniale dai colori verde azzurro e bianco adornato da un grande orologio. Holguín, fondata nel 1545 come San Isidoro de Holguín, è una città conosciuta per i piccoli parchi, ma soprattutto per avere ospitato Diego Maradona durante la sua disintossicazione e per essere la “casa” della birra più famosa di Cuba: la Cerveza Bucanero. La costa, distante circa 40 km, ospita la nota Playa Pesquero, uno dei luoghi più accattivanti per le vacanze al mare.

BAYAMOVale la pena fare una sosta per il pranzo tradizionale alla Finca Mayabe dove, come in tutta la regione, l’organo a nastro è lo strumento attorno al quale si sviluppa la musica tradizionale, nulla a che vedere con il casino ossia quella che qui da noi si chiama salsa cubana, ma piacevole e melodica. Un piccolo detour porta a Guardalavaca, il luogo dove si narra che sbarcò Cristoforo Colombo, il 28 ottobre 1492, e dove pronunciò la storica frase: “Questa è la terra più bella che occhi umani mai videro”. A sud di Guardalavaca, Bayamo, capitale della provincia di Granma, un luogo ancora quasi intoccato dal turismo, città pulita, amichevole, che si sta rinnovando. È da qui che si visita la Sierra Maestra, o il porto della città di Manzanillo, dove attraccò la barca dei rivoltosi di Fidel Castro nel 1953, conservata al Museo de la Revolución, a La Habana, che dà il nome all’intera provincia, Granma, la nonna.

CAMAGUEYL’eredità della guerriglia è palpabile e conferisce a Bayamo un fascino magnetico. Fondata nel 1513 da Diego Velasquez porta pochi segni dell’era coloniale perché bruciata dagli abitanti per protesta contro gli spagnoli nel 1869. Vale la pena una visita al Bodegón, per il cocktail a base di frutta (…e ron!). Infine Santiago de Cuba, l’antipode de la Habana. Anche qui il Morro, il castello per la difesa della città, sulle mura del quale funziona un ristorante prezioso. Ma la città è soprattutto l’anima calda e passionale dell’isola. Sorge su una baia imprigionata fra il mare e le montagne della Sierra Maestra. È il regno della rumba la musica afro cubana per eccellenza, quella dedita alla santeria, al culto dei santoni della terra africana, fatta di calda gestualità, nostalgia del continente dei propri avi, mai visto, ma che resta nel dna forte e presente. Gode di un clima particolarmente caldo che permette di visitarla tutto l’anno. Fondata nel 1514 dal fratello di Cristoforo Colombo, fu il punto di partenza per la spedizione di Hernan Cortes alla volta del Messico.

voltiLa vegetazione che ricopre i pendii è molto suggestiva, composta da pini, piante tropicali a foglie caduche e colture di cacao. Sulle colline intorno si coltiva un eccellente caffè. È qui a Santiago che sorge il Cuartel Moncada simbolo della rivoluzione socialista cubana, da dove iniziò l’epopea di Fidel, Raul, Camilo, Che e dei rivoltosi che dettero la libertà a Cuba dal dittatore Fulgencio Batista. Va visitato anche il parco dedicato a un padre della patria come Carlos Manuel Céspedes, così come imperdibile simbolo spirituale è El Cobre, la chiesa ai piedi della Sierra Maestra. E dopo questo bagno nella cultura cubana, quella vera e viva del misterioso oriente si avrà una percezione meno ilare di certo, ma più vera dell’isola la cui tradizione e cultura hanno fatto il giro del mondo per la danza, la musica, ma anche la poesia di José Martí e l’orgoglio dei suoi abitanti, a partire dagli indios che si opposero agli invasori spagnoli fino ai rivoluzionari barbudos di Fidel Castro.

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