I gabbiani stanno in fila sulla balaustra del terrazzo di un fish & chips sul lungomare di Seattle. Attendono che qualche avventore regali un pezzo di cibo sotto il sole di un weekend di tarda primavera che illumina la baia e i monti sullo sfondo.
Seattle, città della pioggia, della tecnologia e del grunge, un faro degli anni Novanta, incanta così il visitatore ma anche gli stessi abitanti che sciamano lungo il grande viale parallelo all’acqua, con la ruota panoramica, le aiuole con gli allium in fiore, l’acquario, i moli per i traghetti per le isole di fronte, i ristoranti di pesce e le gelaterie.
Più su, in questo lungomare fatto con diversi livelli e a gradoni, si trova il Pike Place Market, una delle attrazioni di Seattle, con una varietà incredibile di prodotti: fiori di ogni colore e grandezza, pesci che vengono curiosamente lanciati dai venditori ai compratori, ortaggi, frutta, persino formaggio appena fatto in vasche protette. I profumi e gli odori confondono i sensi: i forti del fritto, quelli più aspri del formaggio fuso, altri tenui e delicati del granchio e dei frutti di mare, soprattutto le vongole del Pacifico, una delle specialità cittadine, insieme al salmone affumicato su tavola di cedro, la torta di marionberry, le ciliegie Rainier.
Non manca il caffè: Seattle, porto commerciale tra i più importanti degli Stati Uniti, è legata a doppio filo alla bevanda scura. Qui, infatti, proprio di fronte all’insegna al neon del Pike Place Market venne aperta nel 1971 la prima rivendita della catena che ha fatto il giro del mondo, Starbucks. E oggi non manca la fila fuori anche solo immortalare l’insegna del capofila dei negozi.
Il mercato e la strada dove si affaccia, così affollate di vita, colori e sapori, sono un trionfo per tutti i gusti, anche per chi è alla ricerca di souvenir e oggetti d’artigianato particolari. Per lo shopping normale basta prendere una delle ripide salite verso Downtown e lì si trovano ogni
genere di grandi magazzini e negozi.
Nel weekend assolato il mercato è anche la meta preferita degli abitanti che scendono verso l’acqua e il lungomare vero e proprio tra musica improvvisata, pubblicità di cartoni animati e cani spazzolati e curati al guinzaglio.
In fondo, dalla vista delle terrazze panoramiche, luccica lo stadio, diviso tra quello di calcio, che ospiterà alcune partite dei Mondiali 2026, e quello del rugby: sono uniti insieme, la loro forma ricorda la coda di una balena, animale che spesso visita questo angolo di oceano Pacifico, e che è il simbolo del manifesto per il Campionato, che adorna tutti i grandi viali cittadini per l’occasione.
Ancora più dietro emerge il Monte Rainier, famoso anche come Tahoma o Tacoma: assomiglia, nella forma e nella neve perenne in cima, al Monte Fuji, del resto è un vulcano anche esso. Domina Seattle e tutto lo Stato di Washington, così verde, ricco di foreste e natura incontaminata. Al punto che la città è chiamata anche Esmerald City, proprio per i tanti parchi e la vegetazione che la circonda.
Seattle sfata così la fama di essere la città degli Stati Uniti più piovosa, quella dove la pioggerellina, rigorosamente da affrontare senza ombrello, cade quasi ogni giorno. Con il sole, diventa ancora più bella, nel panorama dal lungomare con i moli e i gabbiani, le case sul vicino lago che ricordano quella di Tom Hanks nel film “Insonnia d’amore”, e il porto più in periferia dove attraccano non solo gli yacht ma anche le navi da crociera.
Si vede tutto alla perfezione allo Space Needle, il fungo altissimo che è il simbolo di Seattle. Costruita nel 1962 per l’Expo, la torre è alta 184 metri e si può salire fino in cima con l’ascensore e girare sulla terrazza panoramica a vetri: la vista è davvero mozzafiato a 360 gradi.
Sotto nel parco dello Space Needle, un mercatino dei nativi propone souvenir e prodotti insoliti, oltre a musica tipica, mentre il Chihuly Garden and Glass, che si visita con un biglietto combinato con la torre, è un’esperienza magica.
Creato dall’artista vetraio Dale Chihuly, è diviso in alcune sale museo con diverse sculture e un giardino dove i fiori, le piante, gli alberi sono in fragilissimo vetro soffiato e colorato, inseriti in un contesto di vera vegetazione. Una meraviglia per gli occhi, soprattutto nella serra dove le margherite arancio e gialle sembrano toccare lo Space Needle che si specchia all’interno. Un gioco sapiente di luci, forme e tinte che lascia incantati.
E’ una delle soprese di Seattle, già stupefacente da sé. Non la metropoli classica americana, ma una città vivibile, relativamente piccola dove per arrivare alle diverse attrazioni si può anche andare a piedi. Un po’ di Boston nelle case del centro con i mattoni rossi, vari grattacieli non predominanti, anzi che si alternano alle costruzioni più antiche in un contrasto unico, molti spazi verdi e un accenno di San Francisco nelle discese e salite ripide, soprattutto verso la baia.
Il centro riporta ancora qualche edificio del passato. Pioneer Square è il cuore antico, dove tutto è nato. Nella piazza un totem e soprattutto una scultura dedicata al Capo Sealth delle tribù dei Suquamish e dei Duwamish, da cui Seattle prende il nome inglesizzato, a ricordo delle origini di un territorio abitato già da 4000 anni prima che i coloni si stabilizzassero permanentemente nel 1851.
Intorno molti palazzi in mattoni, qualche ex fabbrica con la ciminiera, un murale colorato, l’entrata per la città sotterranea: costruita interamente in legno, anche perché qui questo materiale abbonda, vide l’intero quartiere e 25 isolati distrutti da un devastante incendio nel 1889, quello che è rimasto, le stradine ottocentesche e qualche resto si possono vedere proprio entrando in quella parte del sottosuolo, anche perché Seattle dopo si è sviluppata sopra le macerie, cambiando totalmente urbanistica e architettura.
Il centro continua con locali storici, negozi vintage, viali e piazze alberate con totem e sculture, come quella dedicata ai vigili del fuoco, piccoli giardini nascosti, intervallati ogni tanto da qualche edificio moderno, ma senza esagerare. Fino a King Street e alla vecchia Stazione del 1906 con la torre ad orologio, costruita prendendo a modello in campanile veneziano di San Marco e che si specchia nei vetri dei grattacieli intorno, oggi museo dedicato ai trasporti, subito dopo la nuova in uso e il vivace quartiere di China Town, il secondo più grande degli Stati Uniti, dopo quello di San Francisco.
Qui arrivarono gli immigrati cinesi, seguiti dai giapponesi e da altri popoli, per la vicinanza di continente. Erano gli anni Sessanta dell’Ottocento e migliaia di operai asiatici vennero assunti dalla Central Pacific Railroad per costruire il tratto occidentale della prima ferrovia transcontinentale.
Non solo, negli stessi anni scoppiò la febbre della corsa all’oro e Seattle, così vicina al Canada e soprattutto all’Alaska, era la porta e la base di partenza per avventurieri e pionieri. Stazionavano al Cadillac Hotel, oggi museo in un palazzo con i mattoni rossi in 319 Second Avenue South: qui viene raccontata tutta l’epopea dell’oro, in stanze dove sono riprodotti gli uffici delle compagnie di navigazione che portavano nel lungo viaggio verso la terra a nord su piroscafi a vapore, oltre alle storie di coloro che fecero fortuna, come John W. Nordstom, immigrato svedese, che fondò al rientro nel 1901 proprio a Seattle il primo grande magazzino della famosa catena americana del lusso (di cui una sede si trova a Downtown).
Città di primati, Seattle si è sviluppata grazie al commercio del suo porto, alla corsa all’oro
e al legname. Poi è arrivata l’industria, dopo la seconda guerra mondiale con la Boeing, che si stabilì qui per produrre aerei, e a partire dagli anni Ottanta del Novecento tutta l’aerea
cittadina, dove vive la maggior parte degli abitanti, è diventata territorio di tecnologia, tra software, biotecnologie e Internet: qui sono nati i colossi come Microsoft e Amazon, che si può anche visitare nella prima sede.
Da non dimenticare poi la grande popolarità di Seattle come centro musicale. Impossibile muoversi nelle sue strade senza accennare nella testa a qualche canzone dei Nirvana o dei Pearl Jam, sembra proprio che il rock grunge sia il battito stesso cittadino. Oltre alle due band famosissime, il movimento ha coinvolto altri gruppi come Soundgarden, Alice in Chains, Foo Fighters, ma Seattle è anche la città del jazz, come molti locali notturni lungo Jackson Street, tra Downtown e Chinatown: da queste parti iniziarono le carriere Ray Charles, Quincy Jones e molti altri. Senza dimenticare che a Seattle nacque, ed è sepolto nel cimitero, Jimi Hendrix.
Rock e jazz, tecnologia e legname, corsa all’oro e natura, grattacieli ed edifici in mattoni, origini native e fiori di vetro: Seattle è tutto questo e molto altro ancora, una città vibrante e affascinante, accogliente e colorata, lontana dai cliché americani eppure statunitense fino al cuore.
Info
https://visitseattle.org/
Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini
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