Le casette color pastello si specchiano nel fiordo, la passerella di legno lungo l’acqua è piena di fiori e visitatori, da un bar esce una canzone inglese famosissima degli anni Ottanta. A Ketchikan l’atmosfera è rilassata, accogliente, speciale.
E’ immersa in un cielo grigio, una consuetudine, in questo angolo di Alaska piove molto, ma appena le nuvole danno lo spazio al sole tutto prende vita e colore: l’acqua diventa cobalto, la montagna dietro la città si fa vedere con la neve in cima, gli idrovolanti atterrano in una scena quasi al rallentatore.
In porto ci sono le navi da crociera che affrontano l’Alaska, i negozi di souvenir sembrano essere presi d’assalto, quelli più artigianali sono più raffinati con i gioielli d’argento che prendono ispirazione dalle code delle balene che vivono in queste acque e dai disegni dei nativi con pietre e cristalli iridescenti, le botteghe che vendono il salmone sono piene di proposte.
Del resto Ketchikan è la capitale mondiale del salmone. Fu fondata, proprio all’imbocco del Inside Passage, una rete infinita di canali, fiordi e isole, che la resa città di frontiera, a poco meno di 150 km dal Canada, nel 1885 da alcuni proprietari di un’industria di inscatolamento per il salmone.
Impossibile non assaggiarlo qui, con mille ricette e preparazioni. Ma anche pronto, imballato e sotto vuoto o nelle scatolette che ricordano il passato cittadino, per portare con sé un pezzo di Alaska. Magari insieme alle erbe spontanee che vanno a completare le tisane o le bacche, mirtilli, una specie di lamponi più aspri, cranberry, che crescono nei boschi intorno alla cittadina, e diventano marmellate e salse.
Non solo cibo, Ketchikan ha molte attrazioni da vedere. Famosa per la cultura nativa, è il luogo ideale per scoprire meglio le popolazioni Tlingit, che abitano questo territorio da 10 mila anni. Il Totem Heritage Center ha la più grande collezione al mondo di totem originali dei nativi americani del XIX secolo e alcune case dei clan tradizionali Tlingit: si trova nel Totem Bight State Historical Park, nella foresta a breve distanza dal centro cittadino.
Nei dintorni si può assistere allo spettacolo dei boscaioli, il Great Alaskan Lumberjack Show: un’esibizione divertente e coinvolgente che ricorda la tradizione dei taglialegna dell’Alaska e inevitabilmente la corsa all’oro che a fine Ottocento interessò tutta la zona.
Gli avventurieri e i pionieri hanno lasciato una grande impronta a Ketchikan, una porta
naturale verso l’Alaska più selvaggia. Oltre a una curiosità: Dolly’s House Museum è la
è la casa-museo dell’ex maitresse più famosa dello Stato che offre uno spaccato autentico sulla vita durante la corsa all’oro. Si trova a Creek Street, un tempo appunto quartiere a luci rosse frequentato da marinai, pescatori, minatori e tagliaboschi.
Oggi è il cuore storico cittadino costruito interamente su palafitte sopra un torrente con i salmoni, con gli edifici antichi conservati e protetti, con stradine piene di botteghe,
laboratori artistici, gallerie, musei come Tongass Historial Museum, che racconta la storia
della comunità, il passato da terra di frontiera e di avventura, il presente più turistico.
Qui si possono ammirare le casette aggrappate alla collina, tutte colorate, compresa la chiesetta bianca, le rigogliose foreste abitate da orsi subito dietro.
Ketchikan è immersa nella natura incontaminata: l’Alaska Rainforest Sanctuary è una riserva perfetta per avvistare le aquile, le foche, gli alci e soprattutto gli orsi in estate e passeggiare nella foresta pluviale temperata.
Ma soprattutto nel piccolo porticciolo partono le imbarcazioni che permettono di esplorare il Misty Fiords National Monument, il fiordo all’imboccatura di Ketchikan.
Mentre la barca scivola sull’acqua lentamente si ammirano pareti rocciose a picco, isolette ricche di alberi, cascate fragorose e altre più piccole, scogliere di granito ripide, foreste e boschi. Piove spesso e volentieri e questo ha reso la vegetazione ancora più lussureggiante: se si è fortunati si possono avvistare anche qui le aquile, le foche e gli orsi.
Il luogo più simbolico di tutto il Misty Fiords è uno pilastro di basalto, alto e solo, che emerge dall’acqua e dalle brume grigie quasi drammaticamente. Sembra uscito da qualche film apocalittico, viene chiamato New Eddystone Rock ed è stato formato da antiche bocche vulcaniche e modellato dai ghiacciai, con la roccia è parzialmente coperta di vegetazione: un tocco di verde in mezzo al nero della pietra e al grigio del cielo e dell’acqua. Davvero teatrale.
L’escursione in barca lungo il Misty Fiords dura almeno tre ore, ma si può anche sorvolare l’area con l’idrovolante, un mezzo molto usato in Alaska, e ammirare tutto dall’alto.
Al rientro in porto, Ketchikan continua ad accogliere i visitatori tra colori, sapori e artigianato e con quest’atmosfera di città di avventurieri, pionieri e pescatori, e li fa sentire anch’essi un po’ esploratori.
Info:
www.visitktn.com/
www.travelalaska.com/
Foto di Sonia Anselmo, Silvia Marchini, dreamstime.com
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