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A Los Angeles con i Lost

LOS ANGELES – In quello spazio onirico che fa parte della mente di ogni persona si annida quella voglia di vivere, scoprire mondi e sensazioni mai provate, ma che danno senso alla vita. Questa voglia a volte si concretizza e allora riesci a toccarla con mano. E’ da qui che voglio iniziare il racconto del nostro viaggio verso quella meta tanto sognata. Quando ci hanno riferito che il nostro video “Standby” sarebbe stato girato negli USA, l’emozione sui nostri volti era visibile ed era ancor più accentuata quando, dopo ore e ore di viaggio, abbiamo messo i piedi sul suolo americano, precisamente a Los Angeles.
L’aria era così fresca, diversa, ed ogni cosa ci sembrava così grande, sovradimensionata: le auto, le strade, i grattacieli e le insegne ci circondavano e ci trasportavano in questo nuovo mondo. I tempi purtroppo erano ristretti e la prima cosa da fare era riuscire ad arrivare al nostro alloggio, uno splendido hotel situato nella zona giapponese di L.A. Dico zona perché L.A.  è questo: un insieme di comunità una accanto all’altra (giapponese,messicana,ecc.) così diverse ma allo stesso tempo simili tra di loro. Eravamo a Los Angeles… in un ristorante a mangiare sushi… e la nostra prima giornata si stava concludendo.

Ore 6:00 am del giorno dopo: vengo svegliato come al solito dal suono stridulo della sveglia, a ricordarmi che quella sarebbe stata una giornata molto impegnativa, dove avremo filmato la maggior parte delle riprese del video. Dopo un’abbondante colazione, ci dirigiamo con tutta la troupe verso la prima location, ovvero sopra a un grattacielo dal quale si poteva ammirare tutta la bellezza di quella città. Il sole era ancora timido nel cielo e disegnava sui nostri volti strani giochi d’ombre che rendevano ancor più speciale quel momento: il culmine lo si è raggiunto quando sono stato posizionato con l’asta del microfono sul cornicione di questo palazzo, in balia delle folate di vento e, peggio ancora, di me stesso.

La seconda parte della giornata era dedicata alla ripresa delle scene nel deserto e quindi ci aspettavano 3 ore di auto per allontanarci dalla frenesia della città e inoltrarci in quella nuova dimensione fatta di pura natura. Durante il viaggio il mio viso era appoggiato al vetro dell’auto e i miei occhi restavano inermi ad osservare il paesaggio che lentamente si tramutava. Ma arrivati al posto eccoci di fronte ad uno spettacolo mai visto e nessuno sembrava voler interrompere questo istante dicendo qualcosa di insensato. Il silenzio improvvisamente fu spezzato dalla voce del regista che ovviamente non poteva perdere questa magia e così la macchina riprese i lavori. Il caldo si faceva sentire e le nostre gole erano secche. In quel momento però non ci sentivamo solo cantanti, ma guerrieri pronti a lottare per portare a casa qualcosa di unico. Il sole cominciava a dare i primi segnali di stanchezza e dolcemente stava lasciando spazio alle luci della notte, andando a sparire dietro l’orizzonte. E’ stato forse uno dei momenti più emozionanti di questo viaggio, eravamo noi e lo spazio infinito fusi in uno stesso corpo. Il viaggio di ritorno fu ancor più strano dell’andata, e le luci della città entrarono violentemente nei nostri occhi al posto delle stelle facendoci capire che il tutto era giunto al termine. Dentro di noi qualcosa è rimasto inalterato dopo questo viaggio, e ci ha fatto scoprire qualcosa di nuovo e probabilmente anche una parte di noi stessi che ancora non avevo conosciuto.

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