Tre italiani e una Panda in Africa – Parte 1


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E così è nato il Taurinorum Travel Team, squadra di viaggio sponsorizzata e sostenuta dal Taurinorum Club per esplorare e conoscere il mondo con l’obiettivo di unire progetti avventurosi a scopi umanitari e giornalistici. La partenza della spedizione era prevista per il 13 dicembre. Per non essere squalificati e per poter partire alla volta del Camerun dovevamo raccogliere una somma minima da devolvere a favore del progetto benefico che ogni squadra decide di sostenere. La nostra ha scelto Send a Cow, che promuove programmi di agricoltura sostenibile e insegna ai piccoli allevatori della zona come gestire al meglio il bestiame e le risorse alimentari. La creazione di una pagina di raccolta fondi su un noto sito inglese e l’organizzazione di qualche grigliata tra amici sono state sufficienti per raggiungere il traguardo minimo. Anzi, siamo stati felici di averlo superato. Nel frattempo dovevamo sistemare la macchina: due tagliandi completi, riparazione di qualche giunto, installazione di una placca protettiva, qualche pezzo di ricambio, tre gomme di scorta e la Panda era pronta a partire.

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Per tutti questi lavori dobbiamo ringraziare gli sponsor (pochi ma buoni) che hanno creduto nella nostra impresa e che ci hanno dato un formidabile aiuto. L’itinerario è stato incerto fino all’ultimo a causa della situazione politicamente instabile in numerosi Paesi dell’Africa Sahariana e Occidentale. Il 10 dicembre, ormai pronti a partire per Londra, abbiamo ricevuto una comunicazione urgente dell’organizzazione ci diceva che la spedizione era stata cancellata su ordine dell’Head Office of Counter Terrorism in Inghilterra, secondo cui il rischio che i militanti di Al-Qaeda in Mauritania colpissero le vetture partecipanti era reale e troppo elevato. Dopo una giornata di attesa snervante, ci è stata comunicata la possibilità di evitare le zone più a rischio spedendo la macchina via mare. Abbiamo ripetuto in due giorni e due notti il lavoro di organizzazione e logistica che aveva richiesto sei mesi; abbiamo rifatto i calcoli, ristudiato il budget, disegnato un nuovo itinerario e aggiornato tutti i nostri amici e conoscenti. Il 16 dicembre notte siamo partiti per Anversa. Dopo dodici ore di guida imbacuccati, siamo arrivati al porto dove abbiamo passato ore a sbrigare le formalità burocratiche per spedire la macchina.

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Poi pullman per Bruxelles e rientro in aereo in Italia. Il 19 eravamo a Roma Fiumicino, in attesa del volo per Algeri, da cui abbiamo poi preso la coincidenza per Dakar. L’impatto con l’Africa Occidentale è stato piuttosto impegnativo. Quaranta gradi con 90% di umidità, caos, mendicanti, rumore assordante, traffico e smog. Forse avevamo sottovalutato la condizione di questi Paesi, poveri e disordinati, ma che si sono poi rivelati meravigliosi. Mentre aspettavamo le valigie che non erano arrivate e la macchina che navigava da qualche parte lungo la costa occidentale dell’Africa, siamo stati ospiti di Renken, un’associazione torinese che porta avanti progetti di educazione, sanità e turismo responsabile molto impegnativi nella periferia di Dakar. Ci sono voluti quattro giorni per recuperare la Panda dalla giungla del porto; dogane, uffici, funzionari, firme, code, litigi… siamo riusciti ad effettuare lo sdoganamento il 31 dicembre intorno alle 21, quando ormai tutti gli uffici erano chiusi e i dipendenti pronti a dare il primo saluto al 2010. Ci aspettavano 9.000 chilometri attraverso l’Africa Occidentale.

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L’itinerario passava dal Senegal al Mali, poi in Burkina Faso e in Benin, in tutto il nord della Nigeria fino al Camerun. Il viaggio è iniziato subito in salita, con molti posti di blocco e qualche poliziotto che ha tentato di non restituirci i documenti. Tutte lezioni che non dimenticheremo più. A fine giornata, quando era tempo di trovare una sistemazione, andavamo spesso dal capo villaggio dove ci trovavamo per chiedere il permesso di montare la tenda sul suo territorio. Molti sorrisi, qualche scambio di battute quando la lingua lo permetteva, un regalo simbolico e un contributo di qualche franco cfa (valuta dell’Africa Occidentale) e stavamo tranquilli. Nelle situazioni in cui non ci sentivamo al sicuro abbiamo montato il campo davanti alle stazioni di polizia o ai posti di blocco. I poliziotti erano felici di averci accanto e la mattina donavamo loro un paio di spillette della Juventus, il nostro regalo in cambio della loro protezione. Siamo stati fermati decine di volte lungo tutto il percorso, ma nella maggior parte dei casi i posti di blocco, fatti da sbarre chiodate in mezzo alla strada e presieduti da agenti armati fino ai denti, sono stati un’occasione per suscitare curiosità nei militari e per fare due chiacchiere con loro.

(Continua)

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copertina

Dalla partecipazione del Taurinorum Travel Team all’Africa Rally 2009, Ludovico de Maistre ha tratto il libro “Tre uomini in Panda”, in uscita per Campi Magnetici Edizioni 

 

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