La via Francigena ha origine come alternativa alle strade consolari ormai in declino, celebrata dal racconto di Sigerico e il suo noto diario di viaggio da Canterbury a Roma del 990, resa immortale dai passi dei pellegrini che si dirigevano a Roma. E oggi nel tempo dei treni superveloci, della simultaneità digitale che senso ha camminare lento, soffrire per arrivare, o almeno attraversare situazioni disagevoli?
Una buona opportunità per rispondere a questa domanda è stato creato dal Comune di Siena con l’iniziativa “Siena – Roma. Lungo la Via Francigena verso il Giubileo della Misericordia”.
Il programma è molto semplice: prevede la cerimonia di partenza il primo dicembre nel giorno di Sant’Ansano, protettore delle città toscana, con messa solenne nel Duomo e benedizione dei pellegrini nella chiesa del Santo Patrono, nella tradizione del Palio il primo dicembre segna l’inizio dell’anno contradaiolo, in marcia il due dicembre e si cammina per arrivare a Roma per l’apertura della Porta Santa in San Pietro, momento che segna l’inizio ufficiale del Giubileo, che sarà l’otto dicembre.
In teoria, sembra facile un passo dopo l’altro, si per 25 km, già diventa più complesso, poi vanno considerate le condizioni climatiche, i compagni di viaggio e le variabili a sorpresa, nessuno aveva previsto l’impatto mediatico, sarà stato per quelle combinazioni insondabili, ma il pellegrinaggio si è trasformato in una marcia evento, giornalisti, telecamere hanno punteggiato le giornate. Il caso ha creato un gruppo ideale che neppure il migliore dei profiler avrebbe potuto mettere insieme, compreso Andrea, la nostra guida, paziente, ci sono state anche delle forti discussioni, tante risate, disponibilità di ascoltare e mettersi in gioco.
Come raccontare queste giornate tra sentieri, boschi e condivisione? Approccio chirurgico? oggi percorsi tot km, incontrato il sindaco tal dei tali, avvistati tre caprioli oppure entrare nella
densità degli sguardi e nelle sfumature dei muscoli indolenziti? Questo in particolare ha vissuto una commistione di aspetti talvolta, apparentemente opposti, come l’intimità del pellegrinare,
l’istituzionalità religiosa solenne, la Messa nel Duomo di Siena, l’ufficialità politica, la presenza di Sindaci e Assessori, il vago sapore del reality con la Rai, tutto è stato metabolizzato dai partecipanti in un continuo gioco, una nuova sfida.
Strada facendo è emerso l’affresco della Umanità. Il viaggio non è la strada, è attraversare paesaggi emozionali, lasciare dietro di sé, per andare incontro. Il pellegrinaggio è il viaggio interiore, cercare una prospettiva nuova al consueto.
Ogni tappa, delle quattro percorse camminando, ha gioielli indimenticabili, da Siena a Bolsena attraversando le colline della Val d’Arbia, le fragili crete senesi, i colori inesprimibili della Val D’Orcia, per arrivare nella Tuscia e riflettersi nel Lago di Bolsena. La Toscana è, al momento, l’unica regione italiana ad aver messo in sicurezza il percorso, esattamente abbiamo stati i primi a calpestare un tratto nei pressi di Monteroni d’Arbia. La camminata è piacevole, quasi sempre lontana dalle auto, si va per buoni sterrati, sono sufficienti scarpe da camminata campestre, le deviazioni sono segnalate, si incontrano aree di sosta con fontanella e panchine, una volta entrati nel Lazio la cura è più spartana, ad eccezione delle indicazioni in terracotta.
Foto di Maria Luisa Bruschetini
Info: www.comune.siena.it
In collaborazione con www.comune.siena.it, www.c-way.it