Strada facendo sulla Francigena, parte II

Borgo

E’ già domani, la mattina ci vede in movimento all’alba, che fortuna che il sole autunnale è pigro. Meta del giorno San Quirico d’Orcia, due giorni per attraversare la Val d’Orcia, dichiarata per la sua bellezza patrimonio dell’Unesco, circumnavigando da lontano Montalcino e lo sguardo su Radicofani.
Il tracciato non è particolarmente duro, il paesaggio acquieta i cattivi pensieri, ce la prendiamo comoda. Tra i fortunati incontri includo quello casuale con il giovane tartufaio Daniele profuma l’aria con una manciata di tartufi bianchi appena raccolti.

Il pranzo è al sacco, la bisaccia del pellegrino, offerta dal Comune di Siena prevede, due panini, formaggio, un frutto e un succo di frutta, oggi a Torrenieri lo abbiamo accompagnato al meglio. La Cantina Abbadia Ardenga mette a disposizione dei viandanti uno spazio attrezzato e tanta cortesia. Noi ligi al vecchio adagio “non metterti in cammino se la bocca non sa di vino” e per onorare il prodotto simbolo di questa terra, il Signor Vino Rosso Brunello, ci siamo concessi un goccio di vino.

La pausa si fa lunga, ma valeva la pena anche una rapida visita alla cantina e ai resti della torre costruita in pietra nera, da cui deriva il nome del luogo, che fu distrutta dalle truppe di Arrigo VII che non reagì bene alla morte dell’imperatore, 1313, le cronache dico a causa della malaria, la leggenda narra che sia stato avvelenato. Infine si riparte, destinazione caffè, il ricciarello, dolce tradizionale senese, appena sfornato della Pasticceria Tucci ci tenta a indugiare nel cammino, San Quirico è lontana, infatti arriviamo dopo il tramonto.

San Quirico è un gioiellino con le sue chiese sulla strada, la sbirciamo di sera e al mattino seguente mentre la lasciamo in direzione Radicofani. Poco dopo iniziato il cammino, fiduciosi e baldanzosi abbiamo la prima visione, “Quello laggiù non può essere Radicofani!” invece non ci si può sbagliare il suo profilo è inconfondibile, anche ai tempi di Ghino Di Tacco, XIII secolo, si poteva ben controllare i movimenti dei viandanti amici e nemici senza l’ausilio di tecnologie.

Però avanti e la certezza che attraverseremo paesaggi incantati aiuta. Vignoni un borgo fortificato e la luce che entra dalla porta crea un effetto fiabesco commovente, continua quella buffa sensazione di essere finita in un reality, complimenti alla regia per gli effetti speciali, poi si scende a Bagni Vignoni, stazione termale di antica tradizione, l’idea di un bagno caldo fa sospirare. Tra salite e discese si è fatto tardi, la proposta è di raggiungere la meta in autobus, neppure per sogno, avanti ultimo tratto nel bosco alla luce delle torce, nel frattempo il profilo di Radicofani è scomparso dall’orizzonte, poi all’improvviso ecco ci siamo.

Rapida doccia e poi il Sindaco Fabbizzi ci aspetta in Comune, un’accoglienza semplice, che ci ha confortato, in particolare tutti in ascolto delle parole di Fausto Cecconi, profondo conoscitore del territorio e della sua storia più antica, prima ancora che fosse terra.
Nella memoria di questi giorni palazzi, casolari piazze e vie sono in mattoni e travertini, il contrasto con la nera pietra vulcanica di Radicofani è forte. Imponente da lontano, poi arrivi e capisci che un è piccolo paese, lo vivi e lo senti possente come il suo antichissimo vulcano, Radicofani, 1.200 abitanti, 30.000 pecore un paese che la forza di una capitale.

La mattina dopo ci muoviamo in direzione Acquapendente, ormai la Toscana è alle spalle, Roma si avvicina, ancora molto a lungo la Torre di Radicofani ci sorveglia di lontano, qualcuno ci ha salutati dicendo “ora è tutta a scendere”.
Finalmente incontriamo un pellegrino, sta percorrendo le ultime tappe della sua Francigena, che viaggia in direzione nord.
A Ponte a Rigo, dove è previsto un incontro istituzionale, ma soprattutto di umanità. Decidiamo di fare una variazione al piano di marcia e accogliere l’invito di passare a visitare il Castello di Proceno. Il tracciato della Via Francigena non è unico, anche in passato spesso i percorsi variavano anche in ragione della stagione, ad esempio, attraversare un fiume in estate è un conto, nel pieno della forza è già più difficile. In questo caso la scelta è premiante, avere un’assistenza bus ci rende più liberi nel gestire i passi in accordo con le ore di luce. La camminata è piacevolissima e il rigenerante pediluvio nel Fiume Paglia è un momento di piacere che vale una spa.

Arrivati a Proceno con il buio, noi pellegrini abbiamo passi lenti e il sole è veloce a scendere, siamo stati accolti nell’enoteca che fa parte del castello dalla Signora Cecilia Cecchini e suo marito Giovanni, il castello appartiene alla Famiglia Cecchini dal 1640, essere condotti dalla Signora Cecilia nella visita della torre dove si trovano cimeli di famiglia e curiosità  storiche, come tutto si sia mescolato nel tempo, come gli oggetti una volta banali diventino preziosi o viceversa. L’accoglienza fatta di umanità  che ti fa sentire bene anche in luogo così intenso nonostante le scarpe sporche e i capelli spettinati, questo è la ricchezza del pellegrino raccogliere umanità  e trasmetterla.

Siamo partiti a malincuore, e con il bus abbiamo raggiunto Acquapendente, la Gerusalemme d’Europa, così recita lo slogan scelto dal Comune e non è pura azione di marketing. Nel Duomo della città  si trova una reliquia del Santo Sepolcro, per dare la giusta accoglienza, nella cripta fu riprodotto a misura reale il sepolcro di Cristo in Gerusalemme, che venne distrutto nel 135. Per i pellegrini che non potevo permettersi il viaggio fino alla Città Santa, potevano ricevere la stessa indulgenza rendo omaggio alla reliquia presente ad Acquapendente, che attraversata dalla Francigena e per lungo della sua storia ha goduto di uno status particolare all’interno dello Stato Pontificio, proprio perché ubicata a presidio della grande via sul confine con la Toscana e di tutta questa storia la Città  ne conserva ancora il portamento.
La sera breve incontro con il Vicesindaco che ci ha offerto un’ampia presentazione di Acquapendente, appuntamento a domani mattina con camminata per centro.

Ultima tappa, abbiamo attraversato la città  per raggiungere la Basilica del Santo Sepolcro e la sua suggestiva cripta. Poi proseguiamo per Bolsena, il paesaggio è completamente cambiato, le colline toscane sono alle spalle, pausa pranzo a san Lorenzo Nuovo e l’affacciarsi improvviso sul lago di Bolsena, che appare lucido e immobile, oggi il clima era quello della scampagnata, insomma tra interviste, canzoni e stornelli si approdiamo, come consuetudine alla meta quando ormai è buio.

Bolsena, abbiamo finito di camminare, domani raggiungeremo Roma in autobus, è un senso di vuoto e le gambe sono invase dalla stanchezza, qualche compagno di pellegrinaggio deve rientrare a casa.
Mattina pigra con il sole tiepido, passeggiata nel centro e lungo lago, con molta lentezza, alle 13 si parte destinazione la Chiesa di Santa Caterina in Via Giulia a Roma.
Non sono senese, amo molto l’universo Siena, trovare sulla porta i rappresentanti della Confraternita di santa Caterina il presidente dell’ associazione senesi e grossetani a Roma e le bandiere delle contrade all’interno della Chiesa mi ha emozionato tanto, sarà  che quando un viaggio finisce ti esplode dentro, partiti dalla Città Toscana con Roma nel cuore e arrivare alla Capitale e trovarsi un pezzo di Siena è un cerchio che si chiude, o un nuovo percorso che inizia. La Confraternita nacque quasi 500 anni fa proprio per accogliere i pellegrino, non è un caso che proprio là  vicino ci sia via del pellegrino, parole riflessioni e immagini si stampano tra il nostro viaggio quasi concluso, tra memoria ed emozione, l’ultimo sforzo: Piazza San Pietro. Domani 8 dicembre ci sarà l’apertura ufficiale del Giubileo della Misericordia, una città blindata, tesa nelle facce dei tanti militari schierati, l’abbraccio del colonnato è imponente, nonostante che sia tutto spento, una piazza insolita, scura. Un viavai di fedeli, turisti e semplici curiosi, un sentimento comune che tutto vada bene.
Il mio cammino condiviso finisce con un ultimo brindisi, domani mattina i miei compagni si alzeranno prima dell’alba
per raggiungere a piedi San Pietro. Ognuno la sua fede, ognuno con un suo perché ma tutti con una grande umanità.

Dove dormire
L’ospitalità lungo la Via Francigena merita una nota, l’approccio del viaggio spirituale è quello di viaggiare leggeri e semplici e quindi anche le ospitalità   nel corso del tempo rispecchiano questo atteggiamento,
L’Ospitalità  Ecclesiastica presente in molti luoghi, sono strutture arredate in maniera essenziale, sono a carattere donativo, offerta libera, chi vi accede ha l’obbligo morale di lasciarlo almeno come lo abbia trovato, se è possibile anche dando il suo contributo a migliorarlo. Una significativa metafora del nostro passaggio su questo pianeta, in accordo con lo spirito del pellegrinaggio spirituale.

Poi ci sono gli ostelli, quello a Radicofani è gestito dal Comune, in centro del paese, oppure accoglienza in strutture a conduzione familiare come Villa il Cedro a San Quirico.
Non si è obbligati all’essenzialità e quindi ci si può rivolgere a comodi e moderni alberghi come il Ghibellino (Buoncovento) http://www.hotelghibellino.it/ l’Hotel Ai Platani a (Bolsena) http://www.hotelplatani.it/ o un B&B dal gusto retrò come L’Orcia http://www.affittacamerelorcia.it/ sulla via principale del paese

Dove mangiare
Da Mario
La buona trattoria toscana tipica e qualcos’altro, il cuoco stava sperimentando una marmellata piccante di peperone e ha coinvolto gli avventori nel provarla. Servizio senza tanti fronzoli, schietto e impeccabile. http://www.ristorantemario.it/

Le Grotte (Radicofani) https://www.facebook.com/ristlagrotta.radicofani/ piatti sostanziosi, ben cucinati, servizio veloce e gentile

Wine Class (Bolsena) http://www.wineclassbolsena.it/
L’enoteca nello stile ristorante nella sostanza, prodotti scelti con cura con attenzione al sapore, ottima scelta di vini

La Via Francigena non è una via maestra unica ma una direttrice

Il pomeriggio del primo dicembre è il momento delle presentazioni , assolutamente

Appuntamneto ore 7.30 a Porta Romana, in marcia verso sud direzione Roma, con prima tappa si concluderà  a Ponte d’Arbia e per i più intrepidi a Buonconvento.

Ognuno prende le misure con se stesso e con gli altri, arrivati a Ponte d’Arbia una parte del gruppo rientra verso casa-
A ben vedere ogni tappa

Il gruppo è stato ben assortito, il caso a volte elabora capolavori, le motivazioni a partecipare alla sfida varie, tutti accomunati dal desiderio di stare bene. Tante le piccole piacevole coincidenze che manifestano quando l’armonia è viva. Così a Radicofani ci raggiunge Caterina e Giovanni deve rientrare a Siena. Caterina non sa come fare a recuperare la macchina che lascerà a Radicofani e Giovanni ha bisogno che qualcuno arrivi da Siena a prenderlo, soluzione semplice, Caterina presta la sua macchina a Giovanni, che quindi essendo or a automunito non ha bisogno di chiedere l’intervento di nessuno e Caterina al rientro si troverà la macchina a casa.

Si ringrazia
www.comune.siena.it/

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Testo e foto di Maria Luisa Bruschetini

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