Socotra, un viaggio nel tempo

Dopo pochi chilometri ecco Hadibu la “capitale” dell’isola, unico agglomerato di case con energia elettrica, dove i cellulari non funzionano e il contatto con il mondo è rappresentato da un telefono pubblico e un Internet Point. Sembra che la modernità non sia ancora di casa da queste parti, anche se una nuova strada che stanno costruendo cambierà radicalmente la geografia e gli usi e i costumi della zona. La sistemazione alberghiera che troviamo è spartana ma, rispetto a quello che vedremo e vivremo più avanti, potrebbe essere considerata un hotel cinque stelle. Continuiamo il nostro viaggio e appena fuori Hadibu ci troviamo immersi in un mondo sconosciuto, natura selvaggia, paesaggi lunari formati da rocce laviche dalle quali spuntano i famosi alberi bottiglia e gli alberi di incenso. Ci avventuriamo per pochi chilometri all’interno dell’isola e troviamo alcuni piccoli rifugi dove per qualche centesimo ci viene venduto il famoso incenso Sangue di Drago.
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Costeggiamo la litoranea (per ora ancora sterrata) e arriviamo in paradiso, un paradiso chiamato Qalansia. Sabbia bianca, mare azzurro e nella laguna una famiglia di fenicotteri rosa. Rimaniamo senza parole, non riusciamo a trovare gli aggettivi giusti per poter descrivere quello che, arrivati in cima ad una collina, ci si presenta davanti agli occhi. L’unica cosa che riusciamo a fare è toglierci le scarpe e metterci a correre, con una sensazione di libertà assoluta e con la consapevolezza che siamo parte integrante di un mondo unico e meraviglioso. Sarà per la sua vicinanza all’Africa ma viaggiare a Socotra vuol dire rivivere il passato. È come essere interpreti del film “Viaggio al centro della terra”. Come i protagonisti della pellicola ci si ritrova a camminare in luoghi che sembrano di un altro mondo e si scopre una flora e una fauna che si pensava non esistessero più. Si è investiti da mille sensazioni, ma la più forte, quella che ci si porterà sempre con sé è pensare a quanto possa essere ancora poco conosciuto il nostro mondo, nonostante a pochi passi ci sia un aereo che presto ci riporterà alla “civiltà”.

Testo di Cinzia Vattini, la foto di apertura è di www.yementourism.com

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