La Cappadocia in mongolfiera

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Giriamo e rigiriamo intorno alla nostra navicella, scattiamo fotografie e facciamo filmini, fino a che il comandante richiama tutti i presenti e offre una colazione a base di the caldo, rigorosamente turco, e biscotti. Lo fa (forse) perché iniziamo davvero ad essere di intralcio ai preparativi. Infatti, pochi istanti dopo, il balloon (come lo chiamano quaggiù) è gonfio e ci fanno finalmente salire! La cesta è ancora attaccata al carrello e al fuoristrada, il pilota da ordini a tutto il personale di terra che si muove velocemente, mentre lui invece armeggia con manopole, con il fuoco che riscalda l’aria dentro il balloon e tutto d’un tratto ci libriamo in aria. Siamo una dozzina a bordo ma non si sente una parola, solo di tanto in tanto, il suono del bruciatore a gas; il silenzio è incredibile, il paesaggio surreale e sembra proprio che nessuno voglia rompere questa magia pronunciando qualche parola.
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Stiamo tutti trattenendo il respiro, ci sembra di avere delle silenziose ali di un uccello che con maestria cavalca le correnti ascensionali. Proprio in quel momento spunta il sole all’orizzonte: è l’alba come non l’avevamo mai vista! Il freddo è pungente, ma nessuno sembra essersene accorto, ancora nessuna parola, ancora i respiri ricacciati in gola, si sentono solo espressioni di meraviglia, si percepisce un’atmosfera di amicizia e di condivisione per uno dei più belli spettacoli della natura! Sotto di noi c’è la Cappadocia, in particolare c’è la città di Gӧreme, con un paesaggio da favola ulteriormente arricchito dalla nevicata notturna. Tutto intorno alla città si apre l’omonimo parco nazionale (Göreme Tarihî Millî Parkı), patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1985. Questa regione è dominata da ben tre vulcani, le cui eruzioni risalenti a circa tre milioni di anni fa ricoprirono di ceneri e polveri piroclastiche l’antico altopiano di Ürgüp, formando la materia prima di questa terra: il tufo. I processi erosivi dei fiumi, della pioggia, del vento e degli altri eventi naturali hanno scavato vallate, formato funghi di pietra e creato i cosiddetti “camini delle fate”. Al resto ha pensato l’uomo e allora le pareti di tufo sono state disseminate di case rupestri (ricavate scavando nella roccia) e di vigne per la produzione della famosa melassa d’uva pekmez.
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La luce del sole filtrata dalla nebbia e riflessa dalla neve è straordinaria, e tutto intorno il cielo comincia a colorarsi di tante mongolfiere; il nostro sguardo è rapito da talmente tante meraviglie che non si sa più dove posare lo sguardo. Improvvisamente il pilota rompe il ghiaccio e usa il suo inglese per spiegarci i dettagli relativi all’altitudine, ai venti, all’autonomia di gas, ai sistemi di sicurezza, e poi ci fa provare il brivido di sfiorare la cima di una collina. Indica alcuni cavalli sotto di noi e spiega che la parola Cappadocia significa proprio terra di cavalli ben allevati, parla di chiese rupestri e di meravigliose città sotterranee. Il vento ci trasporta, tra il silenzio assoluto, all’interno di una gola con le case scavate di qua e di là, alcune hanno addirittura all’esterno primordiali disegni rupestri ben conservati. Non sembra passato neanche un minuto da quando abbiamo iniziato a volare, ma in realtà è più di un’ora e mezza! È finito tutto troppo presto, ma dopo l’emozione dell’atterraggio (direttamente centrando il carrello del fuoristrada), ecco un bicchiere di champagne per festeggiare l’attestato di volo e fissare con una fotografia l’emozione vissuta. Avremmo volato per tutta la vita con la magia che solo una mongolfiera ci può regalare, ma ora siamo con i piedi per terra e con la voglia di scoprire dal suolo le meraviglie viste dal cielo.

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