{gallery}/sleddog/sleddoggallery1:190:150{/gallery}
Tutto questo si sta sviluppando anche da noi, in Italia, dove non mancano certo innevamento e percorsi per correre e provare l’emozione e l’esperienza di girare in ambienti incontaminati guidando o guidati da un set di cani.
Innanzitutto sgombriamo il campo da ogni poco piacevole idea: i cani non vengono assolutamente maltrattati, non subiscono costrizioni né vengono sottoposti a stress. Insomma è come il cavallo: non si può dire che un cavallo che corre al galoppo sia un animale maltrattato. La sua struttura, il suo allenamento gli consentono di correre e percorrere lunghe distanze,senza sfinirlo ovviamente. Ecco, lo stesso è per questi cani di razze o meglio incroci di razze, particolarmente resistenti e forti sia alle distanze che al freddo. Di tutto ciò ci si accorge visitando o frequentando una struttura dove si pratica questa disciplina ed ancor più praticando questa disciplina. Condizioni necessaria per la pratica dello sleddog é la presenza della neve. Ed in Trentino questa non manca certo. In una bella zona, un po’ defilata dai grandi percorsi turistici, come quella del Banale nell’area delle Giudicarie, si può vivere una giornata con i cani, fare un giro in slitta e rendersi conto di questo mondo e di quanto sia necessariamente profondo il rapporto uomo animale. Il Banale (San Lorenzo è il paese più conosciuto) è situato sul versante est del Gruppo del Brenta, all’interno del Parco Naturale di Brenta Adamello. La valle corre parallela alla Rendena (la divide il Brenta), dove si trovano Pinzolo e Campiglio, note località sciistiche e turistiche. Proseguendo lungo la valle del Banale s’incontra prima il Lago di Molveno e si giunge infine in Val di Non. È qui che si trova la struttura denominata Athabaska dove una trentina di cani vivono insieme a un gruppo di lama, una mucca scozzese, un maiale thailandese ed una serie di animali da cortile. Una fattoria didattica dove estate ed inverno accolgono chiunque abbia voglia di “rapportarsi” a diversi livelli con animali anche poco conosciuti. Parlando con i due fratelli Maurizio e Lorenzo proprietari della struttura si capisce subito come un tale lavoro (anzi una tale scelta di vita) richieda passione e dedizione totale. In un ampio spazio sul prato antistante la casa suddiviso in tanti box vengono ospitati i cani da slitta.{gallery}/sleddog/sleddoggallery2:190:150{/gallery}
Nel branco dominano gerarchie e rapporti tra gli animali tipiche della struttura sociale del cane e quindi non mancano le “risse” che devono essere gestite con fermezza dai due ragazzi. Quello che però colpisce è l’agitazione che sale tra i cani, pronti in ogni momento a partire per una corsa. “Una notte – racconta Maurizio – avevo un moschettone di quelli che uso per legare i cani alla slitta in mano ed ho fatto scattare il meccanismo…… si è scatenato l’inferno tra gli animali, tutti erano agitatissimi, come quando li preparo per uscire con la slitta.” A conferma di tutto ciò è bastata l’apertura della porta del furgone con cui vengono trasportati i cani per scatenare nuovamente l’euforia e l’agitazione. A differenza di quanto si pensi collettivamente i cani da slitta non sono Husky puri, ma incroci anche con razze apparentemente lontane dall’immaginario. “La base – spiega Maurizio – è quella dell’Husky che però sono abbastanza delicati. Il miglior cane da slitta è un incrocio, che come tale è sempre più forte. Risultati ottimi li danno gli incroci con i bracchi”. Un tale selezione viene ovviamente fatta anche in questo stesso allevamento. A proposito Athabaska è il nome della tribù indiana che selezionò molte delle linee di cani da slitta. Alla fattoria è possibile “provare” a correre in slitta, che diciamo subito è attività faticosa anche per gli umani. Athabaska, oltre che alle escursioni con i cani in inverno ed estate, organizza una “scuola guida” a Campiglio nell’innevata piana di Nambino, salendo verso Campo Calo Magno. Lì in diversi anelli si può provare cosa significhi farsi trainare da una muta di cani, di come gli animali percepiscano il loro musher ed il suo grado di abilità nella conduzione.{gallery}/sleddog/sleddoggallery3:190:150{/gallery}
Stare attaccati alla slitta, guidarla, spingerla in salita, frenarla in discesa e contemporaneamente dare ordini ai cani non è attività da poco. Passati i primi ovvi momenti di difficoltà si resta affascinati dalla duttilità dei cani, dal loro grado di preparazione. I cani vanno incoraggiati e sempre stimolati anche con il contatto fisico, fatto di carezze ed abbracci. Nessun timore, l’aggressività di questi cani è pari a zero, la loro dedizione (anche allo sconosciuto) totale, anzi a volte sono loro che guidano la slitta accelerando o rallentando, incoraggiando alla velocità o meno, percependo con chi si stanno rapportando. Nella muta davanti si mette il leader, quello più rispettato dagli altri e sopratutto quello che raccoglie le indicazioni del musher; a seguire i cani di maggior vigore fisico, quelli che veramente trainano la slitta agli ordini del leader. Nello sleddog dunque il rapporto uomo cane è bidirezionalmente fondamentale. Vedere queste bestie a loro modo felici e devote è cosa di grande soddisfazione, incoraggiarle, stimolarle, rispettarle e premiarle sono azioni essenziali. Sono animali allevati, addestrati, alimentati per queste attività e mai e poi mai ad un musher degno di questo nome verrebbe in mente di maltrattare uno dei suoi cani. Questa è la condizione necessaria ancor più nelle lunghe e dure gare dove le bestie non devono mai essere sfiancate, dove i ritmi si fanno in base prima di tutto alle esigenze dei cani e poi a quelle meteo e del territorio. In un ambiente selvaggio e duro sono fondamentali la cooperazione ed il rispetto. Attività assolutamente da provare quella dello sleddog anche se non amate i cani. Anzi potrebbe essere un modo per abbattere ogni soggezione e timore nei confronti di questi bellissimi animali. Certo correre nelle selvagge praterie innevate del Klondike non ha prezzo….. ma per arrivarci potete partire da Campiglio in compagnia di Maurizio e Lorenzo (che peraltro qui luoghi li conoscono). Non dimenticate nel vostro bagaglio quando partite per le fredde terre di mettere un’abbondante quantità di Ciuiga, un insaccato tipico della zona del Banale, composto da carne di maiale con la particolarità dell’aggiunta nell’impasto di rape cotte e sminuzzate. È un ottimo prodotto tradizionale, Presidio Slow Food.{gallery}/sleddog/sleddoggallery4:190:150{/gallery}
Clicca qui per vedere la mappa su Google
Foto di Luca Trambusti, www.ciaspole.net, www.athabaska.info
Info: Fattoria Athabaska, San Lorenzo in Banale, http://www.athabaska.info/