La Giordania offre paesaggi possenti, ruvidi e che all’improvviso manifestano una dolcezza improvvisa quasi romantica.
Guido tranquillamente sulla Desert Highway, radio accesa con la sabbia che entra ed esce dai finestrini. La lentezza si impone.
Da Madaba in direzione Wadi Musa, cioè Petra, quasi arrivati a destinazione si trova il Castello di Shobak. Altro punto di controllo dei Crociati in Giordania, come il Castello di Al Karak con quale condivide le vicende storiche.
Un colle cinto da alte mura, accerchiato da altri colli brulli e sassosi. A mala pena si distingue l’imponente cinta muraria dal terreno. Un paesaggio aspro e senza mediazione.
A Shobak sono evidenti gli incastri della storia. Come ben illustrano la serie delle incisioni cristiane e islamiche, le chiese e la scuola coranica.
I castelli erano centri urbani e quindi servivano forni, mulini e soprattutto acqua. Tutto questo è visibile a Shobak.
Difficile ripartire. Sarà anche a causa del vento impertinente, le rocce vibrano di una luce così diamantina che sembra di sentirle suonare.
Petra mi aspetta. Wadi Musa è una città che precipita verso Petra.
Il sito archeologico della Giordania prende avvio dalla parte bassa. Alla fine arrivo a Petra che è già pomeriggio avanzato. Fa freddo e per i prossimi giorni è previsto peggioramento.
Per quante volte posso aver visto la classica foto di Petra quando mi è apparsa tra le rocce la facciata del Tesoro l’emozione è stata improvvisa.
Grazie alle giornate fredde, ventose e grigie di turisti in giro ce ne sono pochi. Nei giorni seguenti purtroppo alcuni sentieri sono chiusi.
Ma un lusso poter camminare con il naso all’insù. I cammelli davanti al Tesoro sono disoccupati. La leggera pioggia e il vento tagliente ha ridato colore alle pietre.
La più sorprendente bellezza di Petra sono le sue rocce multicolori. Al capolavoro della Natura si aggiunge l’ingegno umano e la magia è servita. Molti arrivano alla famosissima facciata del Tesoro o al massimo al teatro. Invece da lì inizia il viaggio nella complessa città della Giordania.
A volte il percorso non è facile, ci sono molti scalini. Vale la pena di non arrendersi alla prima stanchezza.
Basta un cambio di luce e si creano nuove forme, giochi di ombre. La città di pietra si muove intorno a me. Cammino inseguendo fantasmi ed echi. Il tempo si perde, mentre il vento mi sostiene o mi invita a rallentare.
Petra by night tutto è suggestivo, la narrazione della storia scorre veloce tra effetti e ironia. Ho sperato, che ne so, in un guasto tecnico che obbligasse a rimanere lì seduti per ore a rivedere lo spettacolo.
Siq Al Barid nota anche come la Piccola Petra dista solo pochi chilometri un paesaggio spoglio e sognante.
Non è la dependance di Petra. La passeggiata è breve, si accede da un cancello e il canyon è stretto. Siq Al Barid è meno maestosa di Petra, forse più misteriosa. Sorta durante il regno nabatei nel I sec d.C. per luogo di sosta per i carovanieri.
Ci si può accomodare nelle grandi sale con i triclini, che un tempo accoglievano i viaggiatori e sognare un po’. Unica: la casa dipinta, da non perdere. Si trova sulla sinistra procedendo dall’entrata, ha l’ingresso chiuso da una grata. La salita può essere difficoltosa non azzardare ma sfidati e sali.
Rimarrai interdetto davanti alla raffinatezza di questi affreschi risalenti a 2000 anni fa. Riprendi e dove il canyon, il siq, si chiude, non pensare che sia finito. Prosegui. Oltre la roccia si aprirà una sinuosa valle. Siediti e godi del vento, bevendo caffè o tea. Per amanti di gioielli etnici date un occhio nella tenda.
Rilassate le emozioni mi posso concentrare sui dati tecnici del sito. Come l’elaborato sistema idrico.
Tornando verso il parcheggio non perderti Al Beidha, oltre la sbarra sulla destra, lasciando Siq Al Barid alle spalle. Quello che si può vedere sono le ricostruzioni di alcuni edifici di circa 8000 anni fa, siamo nel neolitico. Si tratta tra le più antiche testimonianze della storia umana. Ci vuole uno sforzo di immaginazione. Il percorso è breve e ben segnalato.
Ho bisogno di un luogo, dove lasciare decantare tutte le emozioni, lacrime e pensieri. Che deserto della Giordania sia la mia prossima meta.
Quando si sogna il deserto si pensa all’ immenso Sahara o Wadi Rum.
Paesaggio duro e ingannevole, sabbia e roccia, vento e luce.
Wadi Rum è uno dei tanti paesaggi desertici che compongono la Giordania, sicuramente il più intrigante. Anche dopo aver percorso ormai centinaia di chilometrici tra le rocce aride Wadi Rum mi ammutolisce.
Mi assorbe la mente, una profonda sensazione di pace ipnotica.
Era la via percorsa dai carovanieri che andavano da Petra a Damasco, oppure si dirigevano verso il Mar Rosso.
Cammello, jeep o treno? Come attraversare questo immenso labirinto? Il vento è continuo e graffiante. Il sole scalda ma solo se mi nascondo dal vento. Distesa sulla sabbia rossa tutto sembra immobile e imperturbabile.
Arrivando a Wadi Rum ho dovuto dare la precedenza a due cammelli che se ne andavano dritti dritti e in libertà.
Il connubio solidale tra uomo e cammello mi ammalia. Quindi su, vediamo come funziona.
Un tour con la jeep non può mancare. E gli antichi petroglifi mi lasciano esterrefatta. Da ottomila anni stanno lì sulla parete a illustrarci la vita del deserto. E si chiude in bellezza con il tramonto in uno dei luoghi più intensi.
E il trenino storico con tanto di rievocazione storica? Non mi ha convinto. Quindi il cammello rimane il mio preferito, perché rispetta il silenzio.
Senza rischiare, anche perché non sempre la rete assiste, qualche passeggiata solitaria conceditela. Stare seduti, affondare il passo nella sabbia sono un vero scrub alla mente.
Le stelle non si possono descrivere, si possono solo ascoltare. Come i sogni più impossibili, come i giochi d’infanzia tutto è possibile, reale.
Una delle attrattive del territorio giordano è la sua peculiarità di coniugare mare e deserto in pochi chilometri. Posso inebriarmi nella notte stellata del deserto e poi tuffarmi nella barriera corallina.
Mi sembra un buon programma. Pochi chilometri separano Wadi Rum da Aqaba. Con la testa ancora nel deserto piombo in una città di mare, alberghi, souvenir e clacson. Un tuffo nella quasi ordinaria vita.
Aqaba città di mare e di confini. Su quest’angolo del Mar Rosso si affacciano Egitto, Israele e Giordania, poco più a sud l’Arabia Saudita.
Percorrendo King Hussein Street, talvolta indicata come Corniche, sulla destra rispetto al mare. Si raggiunge l’antico porto di Ayala
Un cartello all’esterno del sito archeologico, mi aiuta a orientarmi dentro gli scavi, tra colonne e lastricati. Attraversata la Corniche, poco più avanti, si trova quella che è considerata la chiesa cristiana più antica. Edificata, tra il III e IVsec., per essere luogo di culto cristiano.
La spiaggia pubblica è un pulsante luogo di incontro. Tra barche variopinte, bambini che giocano, venditori ambulanti. Anche dopo il tramonto, le famiglie approfittano per una cena sulla spiaggia.
La scoperta del lungomare si conclude a Piazza della Rivolta Araba. Un ampio spazio circolare con al centro il pennone e la bandiera. Tanti locali, una buona wi-fi gratuita.
Dalla parte opposta al mare si può visitare il Museo Di Aqaba. Magari abbiamo sentito parlare di Lawrence d’Arabia, che partecipò alla Rivolta Araba, ma come andarono i fatti? Una serie di domande trovano risposta in questa visita.
Alle spalle del Museo, il Forte. Originariamente edificato, nel XVI sec, per accogliere i pellegrini diretti al La Mecca, un vero khan, caravanserraglio fortificato.
Superata la bianca Moschea di Sharif Al Hussein Bin Ali, mi travolge l’intenso profumo di spezie, pane e fresche verdure. In una giornata di vento gli odori arrivano lontano e mi lancio nella scia.
Come prevedibile, il mio zaino si riempie di spezie, in particolare di za’atar. Non sapendo scegliere tra le tre diverse tipologie di za’atar proposte le ho acquistate tutte e tre. Lo Za’atar è una miscela di erbe aromatiche, che in molti ristoranti portano come antipasto: pita da bagnare nell’olio e poi nello za’atar.
E il tuffo tra i coralli? Certo. Il fondale variopinto, i pesciolini colorati e il mare di un blu intenso ne vale la pena di soffrire un po’ di freddo, che avverto solo dopo quando risalgo in barca.
Quando viaggiamo oltre confine sentiamo che passaporto, visti di accesso sono una perdita di tempo e denaro. Ma c’è chi viaggia liberamente: la plastica. Ormai non esiste luogo sul nostro pianeta che non ne sia contagiato, neppure il deserto del Wadi Rum fa eccezione. Una vera tristezza.
Qualcosa si sta muovendo, anche grazie all’iniziativa di Luisa Alesso, donna italiana che vive in Francia e innamorata del Wadi Rum. Grazie alla collaborazione con l’associazione Plastic Free è riuscita a organizzare azioni di pulizia, il prossimo sarà l’11 e 12 febbraio.
Inoltre ha deciso di dare il suo contributo per affrontare un aspetto critico della Giordania, la scarsità di acqua. Installare un punto di depurazione di acqua pubblica all’ingresso del Wadi Rum, così da limitare l’uso di bottiglie di plastica sia da parte degli abitanti e dei turisti.
Visto che quando sono in giro ho l’abitudine di raccogliere la plastica, ovunque mi trovi, il mio piccolo contributo l’ho dato anche tra le sabbie del Wadi Rum, che è la mia casa nel vento.
Dove dormire
Hayat Zaman
A Al Taybeh, 10 minuti di auto da Petra. Questo hotel nasce dal recupero di un villaggio beduino. Le camere si distribuiscono su vicoli lastricati. La posizione è panoramica con l’affaccio sulla valle sottostante. Sia le camere e gli spazi comuni sono ben curati, con continua attenzione alla tradizione locale, come i soffitti fatti di legno e canne. L’ampio l’uso della pietra rende le camere confortevoli e silenziose. Dispone di un ampio parcheggio privato.
Hasan Zawaideh Camp Wadi Rum
Si raggiunge con la propria auto, ottima soluzione se decidi di fare base a Wadi Rum e spostarti per escursioni giornaliere. Le tipologie di alloggio proposte vanno dalla bubble room alle camere stile beduino. Il piatto forte della cena è il zarb, il barbecue beduino che prevede una lunga preparazione e cottura, risultato squisito. Dopo cena fuoco acceso, musica caffè e tea a volontà.
Su richiesta il Camp organizza escursioni con il cammello, in Jeep e a piedi.
Lacosta Hotel
An-Nahdash st. Aqaba
Hotel centrale, ci si può muovere a piedi per visitare Aqaba. Offre la possibilità di spiaggia privata che può essere raggiunta o in autonomia o utilizzando il servizio navetta disponibile.
Camere spaziose e lettoni comodi.
Dove mangiare
My mom’s recipe Restaurant
Tourism Street Petra/Wadi Musa
Il locale è in stile beduino, in ogni dettaglio, tuttavia mantiene una linea di eleganza. Il menù propone un’interessante scelta di cucina giordana. Buono il rapporto qualità prezzo e cortesia.
Il ristorante si trova nella strada che porta all’ingresso di Petra, 5 minuti a piedi. Per tanto nelle sere di Petra By Night è un po’ affollato.
Aqaba: Salendo da Piazza della Rivolta Araba si arriva ad Alafran Street, all’angolo c’è un cippo di marmo verde. Strada di ristorantini a base di pesce per tutte le tasche.
7 fish
Si entra, si sceglie il pesce e si sale. La sala, al primo piano, è arredata con tanti oggettini e collezioni, incluso un grande modellino di un veliero, da collocarsi tra il negozio di souvenir e un museo etnoantropologico. Piatti carichi delle note aromatiche di erbe e spezie dosate con maestria. Raccomandato.
Husam Amayerh
L’ho scelto, perché mi è sembrato la trattoria da scapoli. Dove in genere si mangia in abbondanza, qualcosa di buona e altro abbastanza, a un prezzo contenuto. La teoria è stata convalidata anche in Giordania. Menù fisso, ho scelto quello di pesce. Mi hanno riempito il tavolo di una quantità di cibo che mi sono sentita assediata.
Diving e Gita in barca ad Aqaba
Aqaba Water Fun
Mohammed è premuroso, allegro e parla in inglese. Comunque sua moglie Letizia è italiana, pronta a rispondere a un sacco di domande sulla Giordania.
Un’escursione in buona compagnia e tuffo nel mare colorato.
https://www.facebook.com/aqabawaterfun
Info:
https://it.visitjordan.com/
Si ringrazia per l’organizzazione del viaggio www.adonistravel.com/it/
Foto di Maria Luisa Bruschetini, Pixaby
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Forse sono ripetitiva, ma quando leggo i suoi articoli mi sembra di essere lì. Non ci si stanca mai di leggere ciò che scrive. M