Nello Yemen sulle onde dell’Oceano Indiano

Percorrendo non più di 20 km il paesaggio muta completamente, dal deserto più arido si passa alla montagna verde, la sensazione è quella di trovarsi in un posto unico. La lingua di asfalto scorre in una giungla verdissima e afosa, giriamo una collina, la nebbia si dirada, abbiamo il primo incontro con ciò che stiamo cercando: l’Oceano Indiano. Una stradina si insinua in un piccolo villaggio, sbuchiamo in un posto surreale, una spiaggia deserta, avvolta nella nebbia; proprio di fronte a noi capiamo che la lingua di terra è un minuscolo molo naturale che crea una piccola, ma lunga onda. Siamo stanchi, è tardi, non sarebbe un buon momento per entrare in acqua: gli squali sono una delle incognite che ci affligge fin dalla partenza, ma la voglia è irresistibile, lasciamo da parte ogni pensiero, ogni paura, sfiliamo le tavole ed entriamo. Il mattino seguente sono alcune voci a svegliarci, sono schiamazzi di un gruppo di ragazzini che stanno giocando a calcio vicino a noi, la voglia di rientrare in acqua si fa sentire, ma vogliamo esplorare e continuiamo scendere lungo la costa.

Il gusto per l’esplorazione ci spinge senza motivo su uno sterrato che ci conduce verso una spiaggia completamente deserta. Il mare è piatto, non c’è l’onda che cercavamo ma non importa! Il posto è da favola, ci fermiamo a respirare, a pensare, semplicemente a guardare. È in questa insenatura, a Ras Sharma, che durante la notte, veniamo svegliati da uno degli spettacoli più emozionanti che la natura possa offrirci: c’è la luna piena, la sabbia bianchissima a quest’ora, con questa luce, diventa di un blu profondo e frotte di tartarughe marine approdano sulla battigia perdendo la loro naturale agilità sottomarina, con movimenti lentissimi ma precisi, scavano enormi fosse e ripongono decine di uova, restiamo a bocca aperta. Giorno per giorno, ci rendiamo conto che in questa terra ogni posto è una scoperta, ogni situazione è unica; una semplice sosta per cercare dell’acqua potabile, diventa un pezzo di vita da tenere stretto, la nostra presenza è ovunque motivo di festa, il concetto di turista non esiste, siamo gli stranieri che vengono da un altro villaggio, la lingua è diversa, i vestiti anche, ci portiamo appresso due strani attrezzi, ma sorridiamo e questo basta a tutti.

Arriviamo a Mukalla, il primo vero contatto con una cittadina yemenita, la vita è frenetica, chiassosa, ma allo stesso tempo pacata e silenziosa. Il mercato del pesce ci rapisce: urla, contrattazioni, odori, il pesce più pregiato sui tavoli umidi e puzzolenti del mercato è lo squalo. Usciti dal mercato ci viene servito il pane più buono del mondo, preparato sul momento, il fuoco diventa rovente per scaldare il nostro cibo, non possiamo desiderare di meglio. Per un momento abbiamo la sensazione di rallentare, di percepire lo spirito intimo di questo posto. Uno dei Paesi più armati al mondo, paese nativo della famiglia Bin Laden, simbolo del fondamentalismo islamico, per noi non è stata altro che una terra di scoperta, di onde e di sorrisi. Armi ne abbiamo viste molte ma abbiamo deciso di non raccontarle, non per nasconderle o far finta di nulla, ma perché sono un’icona sbagliata, fuorviante per l’occhio occidentale; abbiamo voluto scoprire l’altra faccia dello Yemen, la faccia nascosta quella che per noi è quella di maggior valore.

Testo di Paolo Mele

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