Wat Arun, il tempio dell’alba affacciato sul fiume a Bangkok

Attraccando con la barca al piccolo molo sul fiume Chao Phraya, si viene subito dominati dalla sua impotenza. Sarà anche uno dei simboli di Bangkok, con la figura longilinea immersa nel cielo, ma il Wat Arun è anche uno straordinario esempio architettonico.

Particolare, con le migliaia di ceramiche cinesi dai molteplici colori che lo decorano. Lo chiamano persino
“il tempio dei piattini o delle tazze”, per il fatto che sembrano cocci di stoviglie di tutti i giorni, dipinte, sgargianti o tenui, con tanti disegni diversi, appuntate lì sui muri quasi a casaccio.

Producono un effetto unico, che fa perdere lo sguardo in centinaia di piccoli dettagli alla ricerca delle differenze che compongono le figure mitologiche, gli animali, i fiori, e gli Dei rappresentati con grande cura. Ogni scoperta è quasi una sorpresa: un tocco di lilla per il bocciolo di una rosa, il rosso, il giallo e il verde per i copricapi dei danzatori che sembrano sostenere la struttura con le loro braccia, l’arancio e il bianco per le nicchie che contengono le statuette delle Dee. Alcuni sgargianti ancora nella vivacità originale, altri sbiaditi dal sole, che poi è l’altra caratteristica del luogo.

Wat Arun, infatti, è il tempio dell’alba, dedicato alla dea indiana Aruna, mentre al tramonto il sole incendia da dietro l’inconfondibile sagoma, riprodotta persino sulle monete da 10 bath. Di fronte, al di là del fiume, il Wat Phra Kaew e il Palazzo Reale, forse i monumenti più famosi di Bangkok, sembrano inchinarsi alla bellezza del Wat Arun.

Un filo conduttore lega i due templi, sulle rive opposte: le avventure della piccola statuetta super riverita e amata del Buddha di Smeraldo, custodito oggi nel Wat Phra Kaew, ma un tempo, dopo aver “viaggiato” tra Chiang Rai, Lampang, Chiang Mai e persino Luang Prabang nel Laos, nel XVII secolo venne portato a quello che oggi è il Wat Arun, come ultima dimora prima di quella attuale oltre il Chao Phraya.

Il tempio dell’alba fu costruito sul sito di un altro edificio religioso nel XVII e in primo tempo fu adibito a palazzo dal re Taksin, quando Thonburi, la zona dove sorge, era la capitale della Thailandia. L’imponente
prang, alto 82 metri, in stile Khmer risale al regno di Rama I e rappresenta il Monte Meru, dimora mitologica
degli dei induisti. Ricchissimo di statue e sculture, ha la parte centrale in mattoni ricoperta di gesso sui
cui sono incastonati i frammenti di porcellana che gli danno quel tocco unico: arrivano dalle navi cinesi che
facevano scalo a Bangkok e qui sul fiume gettavano tonnellate di vecchia ceramica non più utilizzabile come zavorra.

Si giustifica così l’effetto di essere davanti ai rottami di piatti e tazze e magicamente quegli stessi rifiuti antichi sono diventati un’insolita opera d’arte. Per ammirarli da vicino, si possono salire i ripidi scalini che portano a metà della torre: tra l’altro dall’alto si gode un bel panorama del fiume, del Palazzo Reale e di Thonburi.

Scendendo, magari dopo una sosta rilassante nel grazioso giardino del tempio, si può riprendere la barca e andare alla scoperta proprio dell’antica capitale Thonburi. E’ un intricato sistema di canali che si diramano dal Chao Phraya e costeggiano case tipiche thailandesi su palafitte, altri templi, scuole, giardini, orti, mentre si incrociano le piccole barche con cui amano spostarsi gli abitanti. Nascosti tra le rocce e le palafitte, ogni tanto fanno capolino enormi varani, che sembrano riportare alla mente la leggenda dei coccodrilli delle fogne di New York, mentre l’acqua fangosa brulica di grossi pesci gatto che salgono in superficie alla ricerca del pane gettato dai turisti e dai bambini locali.

Il giro nei canali può essere un’esperienza originale per affrontare un lato diverso da Bangkok, magari più
ruspante e antico, rispetto ai grattacieli e i centri commerciali della zona moderna. Metropoli dello shopping
all’ennesima potenza, la città sembra offrire qualsiasi merce disponibile, tra negozi, mall, speciali eventi come lo “Street Festival” con animazione, bancarelle, i famosi mercati notturni e quelli galleggianti.

Uno però dei più curiosi, lontano dalle folle di turisti alla ricerca dell’affare ad ogni costo e dai souvenir, è il mercato dei fiori, raggiungibile con la barca. Un trionfo per i sensi, tra profumi e colori sgargianti: intere vie e marciapiedi ricoperti di stand di milioni di rose di ogni sfumatura, di loti dalle corolle chiuse, di orchidee, il fiore thai per eccellenza, di ogni forma e tinta.

I Thailandesi hanno un debole per i fiori, li usano in ogni occasione possibile, per le ricorrenze e gli
anniversari vari, per abbellire le case, per fare le offerte ai templi: ecco allora le abili mani delle signorine
intrecciare rapidamente gelsomini e rose in deliziose collanine o in elaborate composizioni. Un’arte che le
thailandesi imparano addirittura a scuola, un modo che celebra ancora una volta la loro predisposizione all’accoglienza e alla gentilezza. In fondo, Bangkok con i suoi templi è sempre la capitale della Terra del Sorriso.

Info: www.turismothailandese.it
Foto di Sonia Anselmo

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