Turfan, l’oasi del vino

Ovunque i pergolati ombreggiano le strade e dai tralci si ottiene una qualità quasi liquorosa, molto simile al Marsala. L’uva che cresce da queste parti è bianca, passita e senza semi.
Tuttavia Turfan non è solo uva: l’oasi ospita anche pioppi, alberi da frutto e coltivazioni di grano e cotone. All’interno delle case tradizionali di adobe, costruite con mattoni di fango essiccato al sole oggi come secoli fa, si trova una stanza sotterranea dove si dorme e si conservano le provviste e un’altra in muratura, aperta per far seccare l’uva per 40-50 giorni. A Turfan l’edilizia prevalente è quella islamica, che contrasta con gli altri, inevitabili edifici in stile cinese moderno, caratterizzati dalla copertura in piastrelle bianche. La moschea uygura, piuttosto recente, risale infatti al 1983, sovrasta la parte orientale della città con i suoi sei minareti e la sua facciata a specchi verdi e bianchi (foto a lato). Altre perle si trovano fuori Turfan, a qualche chilometro di strada, a volte non asfaltata.  

Il Minareto di Emin, a tre chilometri dalla città, è una delle principali gemme architettoniche sulla Via della Seta. L’affusolata torre in adobe (foto d’apertura) è stata costruita nel 1777 per ordine del sovrano Emin Khoja e portato a termine l’anno dopo dal figlio Suleman. Per questo motivo è detto anche Minareto di Su Gong (principe Su). La torre è adornata esternamente da motivi floreali e geometrici.

Un’altra meraviglia del luogo sono i pozzi karez, risalenti all’età persiana. Si tratta di una serie di canali sotterranei e di aperture verticali verso l’esterno progettati per far scorrere l’acqua tramite forza di gravità dalla sorgente fino alla superficie. In tutto il distretto di Turfan ne sono presenti quasi 500 per un totale di oltre 1.600 km di gallerie.

A 10 km a ovest di Turfan, l’antica città di Jiaohe (Yarkhoto in lingua uygura, foto a lato) si erge appollaiata su una terrazza alla confluenza di due fiumi. Jiaohe fu fondata agli inizi della dinastia Han occidentale, verso il 200 a.C. e fu progressivamente abbandonata all’inizio del 1300. Analoga e molto suggestiva, soprattutto al tramonto, è l’antica città di Gaochang. Questa fu fondata nel secondo secolo a.C. e fu la capitale dell’omonimo regno. Per arrivarci si devono percorrere 47 chilometri di strada in direzione sud-est.

I Monti Fiammeggianti
sono una serie di formazioni di arenaria rossa che al tramonto si accendono di colori sgargianti. L’effetto è accentuato dal fatto che le pareti sono profondamente scavate dall’erosione e ricordano anche in questo le lingue di una fiamma.

Le Grotte dei Mille Buddha di Bezeklik. Nascoste nella gola che il fiume Murtuk scava fra i Monti Fiammeggianti, le 67 grotte coprono un periodo di oltre 1000 anni, dal il 317 al 1368. Alcune furono scavate direttamente nella roccia, altre costruite con i soliti mattoni di adobe e sono caratterizzate da dipinti murali a vivaci colori che rappresentano leggende ed episodi della vita di Buddha. Molti dipinti sono stati asportati dagli archeologi tedeschi Von le Coq, Grunwdel e Barthus e sono oggi conservati al Museo d’Arte Indiana di Berlino.

Come raggiungere Turfan
La grande città più vicina è Urumchi, capoluogo della provincia del Xinjang. Urumqi è raggiungibile a sua volta per via aerea da Milano, via Baku, con l’Azerbaijan Airlines o con una linea interna cinese da Pechino o Shanghai. Per chi si volesse spostare via terra, la città si trova lungo il percorso settentrionale della Via della Seta.

La nostra scelta:
Dormire
Meglio andare sul sicuro e scegliere un albergo almeno con il condizionatore pulito. Un po’ di comfort al termine di una giornata di spossanti escursioni in un clima torrido è un extra che in questo caso è utile concedersi. Una possibile scelta è l’Oasis Hotel al 41 di Qingnian Road.

Mangiare
Carne di pecora, pane nan, verdura e molta, molta frutta. Soprattutto meloni, utili per reintegrare le riserve di liquidi.

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