Hiroshima, la città fenice consacrata alla Pace

Il tronco bruciacchiato è ancora lì, testimone silenzioso, simbolo doloroso, unico superstite alle follie della guerra. Tutt’intorno ci sono gli alberi, gli oleandri in boccio, i ciliegi del Giappone. Come Hiroshima sono
rinati, tornati a vivere, fenici usciti dalle loro stesse ceneri.

Era la mattina presto del 6 agosto 1945, quando fu scagliata la bomba atomica e niente da allora è stato lo stesso. Passate le decadi, la città è riuscita a riemergere, un po’ come gli alberi fenice suo simbolo e un po’ grazie al forte temperamento giapponese.

Hiroshima è stata ricostruita, non ha niente delle stradine antiche che c’erano anteguerra, è una città moderna con sobri monumenti come la cattedrale cattolica, già di per sé un fatto strano in un Paese shintoista.

Costruita in nome della pace, è una mastodontica chiesa in cemento, ingentilita dai ciliegi e dalle viole che la circondano, con all’entrata una statua dedicata a Giovanni Paolo II, che venne a pregare qui nel 1981. L’interno è altrettanto spoglio e grigio, arricchito da decori donati da ogni Paese del mondo.

Il vero cuore di Hiroshima è però il parco della Pace. Un Ground Zero dedicato tutto a ricordare quel crudele evento, perché qui si respira il dolore delle vittime, anche se il verde dei prati e degli alberi e le bandiere che si muovono nella brezza rendono tutto più lieve.

La Cupola della Bomba A si specchia sul fiume Motoyasu poco fuori all’ingresso del parco: è un segno inquietante
della forza distruttiva scatenata su Hiroshima. L’allora Palazzo della Promozione Industriale si trovava a pochi passi dal punto dove esplose l’atomica: le travi contorte, gli squarci e i cumuli di macerie sono
stati lasciati così, a imperituro monito, e dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Dall’altro lato del fiume, nel parco, la Campana della Pace può essere suonata da chiunque: normalmente il 6 agosto qui si svolge una cerimonia di preghiera per il ricordo.

Poco oltre, il Tumulo Memoriale conserva le ceneri di decine di migliaia di persone cremate in questo punto.
Ma è il Monumento ai Bambini quello che colpisce di più. Rappresenta una bambina con le mani protese verso una gru, simbolo di longevità e felicità, che vola sopra di lei. Si ispira alla storia di una bimba, Sadako Sasaki,
colpita dalle radiazioni e che era ricoverata in ospedale, era sicura che se fosse riuscita a fare mille gru
di carta sarebbe guarita: purtroppo non sopravvisse.

La sua storia è molto sentita in Giappone e non manca giorno che qualcuno, soprattutto gli studenti, in visita al memoriale non porti una gru di carta per lasciarla qui in suo onore.

Al centro del parco il Cenotafio per le vittime, disegnato da Tange Kenzo: contiene i nomi di tutti i morti
insieme ad un’iscrizione che recita “Riposate in pace. Non ripeteremo mai più questo errore”. La fiamma della Pace brilla luminosa e verrà spenta solo quando saranno eliminate dalla terra tutte le armi nucleari.

Poco oltre, l’entrata per il Museo della Pace: una volta visitato non si è più gli stessi, i filmati, le foto d’epoca e soprattutto gli effetti personali delle vittime, come un Buddha mezzo fuso, le divise scolastiche bruciacchiate o un triciclo deformato, straziano l’anima.

Quando si esce da qui, gli alberi della fenice cercano in qualche modo di sollevare il visitatore con la loro idea di speranza: come a dire che, nonostante la crudeltà umana, la natura risorge. Così come Hiroshima, senza dimenticare mai, è riuscita a rinascere dalle sue ceneri.

Offre persino una curiosità ai suoi visitatori: dopo tanta tristezza, ci si può svagare la mente con un Okonomiyaki, una sorta di frittata con verza, piselli, maiale, uova e noodles, creata come una crepe.
È il piatto tipico della città e ci sono molti ristoranti dove assaggiarlo e vederlo preparare da abili chef.

La storia dell’Okonomiyaki risale a dopo la bomba atomica, quando c’era poco cibo e i magazzini erano bruciati,
con quello che era commestibile fu messa insieme la ricetta, che oggi porta in sé, anche lei come Hiroshima,
il ricordo indelebile degli eventi di oltre 70 anni fa.

Info: www.turismo-giappone.it
Foto di Sonia Anselmo e Fiorella Corini

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