Taj Mahal, il tempio dell’amore eterno di Agra

Un sogno in marmo, uno dei luoghi più romantici del mondo, un monumento stravagante eretto per amore, il Taj Mahal. Storia, arte, architettura, spiritualità e leggenda: un mix incredibile, che lo rende perfetto come emblema stesso dell’India più affascinante.

Costruito dall’imperatore Shah Jahan in ricordo della seconda moglie, Mumtaz Mahal, scomparsa di parto nel 1631, è
immacolato nel suo marmo candido, ricco di intarsi e decori, ed è maestoso nella sua bellezza e lascia ammutoliti appena si varca il portale in arenaria rossa.

Fuori c’è il caos dei venditori di souvenir, dei piccoli bus che fanno la spola per il parcheggio, dei conducenti di cammelli che aspettano i visitatori. Dentro c’è la soavità del silenzio, anche quando si è circondati da centinaia di persone, tutte rispettosamente ammutolite davanti al trionfo dell’amore, celebrato con la stessa costruzione del Taj Mahal.

Una volta ripreso fiato ci si incammina per i giardini ornamentali, di stampo moghul, ovvero di forma quadrata suddivisi in quattro parti da due canali d’acqua. Lì c’è lo spazio per le foto, da contendere a tutti gli altri turisti.

L’edificio è a due passi, con un alone di magia: mentre il mausoleo si rispecchia nell’acqua dei canali, il suo marmo cambia colore a seconda della luce del sole.

Per questo al tramonto si tinge di rosa, rosso, arancione, viola, mentre solo in piccoli gruppi si può visitare di notte, al chiaro di luna.

Per arrivare al cuore del Taj Mahal bisogna salire il basamento: prima di farlo, si devono indossare dei calzari arancioni sopra le scarpe, un segno di rispetto ma anche di protezione verso un monumento del genere. Così, sentendosi goffi come Paperino, si salgono le scale affollate e si possono ammirare da vicino gli intarsi della struttura centrale del Taj Mahal, motivi floreali tempestati da pietre semi preziose. 

Dopo una lunga fila si viene introdotti all’interno e si può ammirare la tomba di Mumtaz Mahal, una struttura elaborata circondata da una cortina di marmo traforata e riccamente decorata. Accanto quella dell’imperatore, con la luce che filtra dall’entrata che crea giochi ottici. Nessun corpo però nelle tombe: i due giacciono insieme in una sala in un locale sotterraneo, chiuso al pubblico.

Perfettamente simmetrico, gigantesco e allo stesso tempo leggiadro, il Taj Mahal si accende anche dei mille colori
dei sari delle indiane in visita: uno spettacolo nello spettacolo.

Tempio dell’amore eterno, il monumento è presente spesso anche nei film, come il premio Oscar “The Milionaire”, ma non è l’unico splendore di Agra.

Proprio di fronte, visibile nelle giornate terse, c’è  la Fortezza. Un imponente palazzo in arenaria rossa, situato sulle sponde del fiume Yamuna: concepito come struttura militare, divenne per volontà di Shah Jahan la sua “casa”.

Per ironia, dopo che al potere salì il figlio Aurangzeb, si trasformò in prigione dorata per l’imperatore: dalle terrazze sul fiume il deposto Shah Jahan ammirava, inconsolabile, il Taj Mahal, emblema del suo amore per la moglie.

Dentro la Fortezza si succedono tanti giardini, appartamenti, torri e sale, in una delle quali un tempo c’era il Trono del Pavone, portato in Iran dopo un saccheggio nel 1739.

Tra le altre attrattive di Agra, c’è il “Baby Taj”, o meglio Itimad-up-Daulah, una tomba in formato ridotto rispetto al Taj Mahal, ma altrettanto magica: fu la prima struttura moghul interamente in marmo. Forse qui, più che nel grande sepolcro, si respira un’atmosfera di pace: pochi i turisti, ma molte le scimmie “ciarliere” che si rincorrono tra le rose e le siepi che circondano i giardini. Una scena in perfetto stile indiano.

Info: www.indiatourismmilan.com/
Foto di Sonia Anselmo e www.indiatourismilan.com

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