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Tempio del Cielo, spiritualità e splendore a Pechino

Il blu intenso delle tegole si eleva verso l’infinito, evidenziando la forma conica della cupola a tre cerchi concentrici. Il Tempio del Cielo ha un grande fascino, al suo cospetto si viene inondati da una sorta di spiritualità, anche quando è preso di mira da migliaia di turisti e fare una foto senza prendere una mano, un orecchio, o ciuffo di capelli sembra impossibile nella Cina dell’overtourism.

E pensare che in passato il popolo non poteva accedere al sacro edificio, era riservato solo ai sacerdoti e all’Imperatore. I comuni mortali odierni internazionali sono soggetti a spintoni, a stare in fila, a sgomitare come sono abituati a fare i cinesi da sempre, quando si deve sopravvivere a contatto con migliaia di persone, ma il Tempio del Cielo ne vale la pena.

Simbolo di Pechino, forse più della Grande Muraglia e della Città Proibita, è definito anche un capolavoro di architettura e natura, grazie al vasto parco che lo circonda che si accorda in colori e forme agli altari e ai padiglioni. E’ il luogo sacro per eccellenza della Cina, dove l’imperatore si ritirava per fare offerte alle divinità e per pregare per un buon raccolto, soprattutto nell’edificio conico che svetta sopra terrazze e scalinate.

Tutto qui sembra fatto per meravigliare l’osservatore: il blu intenso delle ceramiche, la sfilza di animali totemici, draghi e dignitari di corte appollaiati sui tetti delle varie strutture, il rosso dei dettagli, il bianco del marmo delle scale e delle balaustre, l’oro luccicante dei decori, il verde degli alberi e il fucsia delle bouganville enormi in vaso.

Molto ricorda la Città Proibita. Infatti il Tempio del Cielo è stato costruito tra il 1406 e il 1420, quasi contemporaneo della sede del sovrano, quando Pechino fu scelta come capitale dalla dinastia Ming.

Era riservato agli imperatori, ai sacerdoti e a qualche dignitario di corte. In particolare, il Tempio del Cielo era legato alla cerimonia del solstizio d’inverno e ai riti per il buon raccolto.

L’Imperatore, come “Figlio del Cielo”, rappresentava questo sulla Terra. Era l’unico che potesse intercedere per chiedere un buon raccolto, che significava avere il favore del Cielo e poter continuare a governare. In questo modo, i riti erano sia parte della sacralità che della politica. Se, infatti, fosse arrivato un raccolto insufficiente o un periodo di siccità, il sovrano non aveva più il consenso celeste e aveva perso il suo potere, portando alla fine del regno.

Tre giorni prima di celebrare i rituali, l’Imperatore e i funzionari di corte lasciavano la Città Proibita per trasferirsi al Tempio del Cielo. Qui, egli indossava gli abiti cerimoniali e iniziava l’astinenza da carne e alcol.

Il giorno prima si preparava il bestiame da macellare come offerta sacrificale. Per tutti i passaggi, si calcola che fossero usati circa 700 utensili specifici. Si dava molta attenzione a ogni dettaglio della cerimonia, ogni minimo errore, dimenticanza o cambiamento poteva far perdere il favore del Cielo.

La cerimonia fu istituita dall’Imperatore Yongle della dinastia Ming, colui che portò la capitale da Nanchino a Pechino, e volle costruire sia la Città Proibita che il Tempio del Cielo: dopo di lui tutti i 27 sovrani seguenti fecero i rituali per il solstizio d’inverno.

Il centro sacro del Tempio del Cielo, dove avvenivano i riti, era l’Altare Circolare, di marmo composto da tre piani con esattamente al centro di quello più alto una pietra circolare, chiamata Cuore del Cielo, dove l’Imperatore pregava. E’ l’interno della parte superiore della stessa costruzione che oggi appare sui souvenir e le immagini di Pechino e che lascia incantati
i milioni di visitatori.

Per accedere alla sacra costruzione, si percorre un lungo viale nel parco, si attraversano alcune porte decorate, si incontrano mura, spiazzi e diverse strutture ricche di dettagli anche sui tetti. Tutto inevitabilmente ricorda la Città Proibita. Una volta arrivati sotto il tempio vero e proprio inizia la salita: sono diverse le scalinate, tutte nei cerchi concentrici, tutte in marmo, con spazi tra i tre anelli con bracieri e le grondaie a forma di drago (ancora come la Città Proibita).

In cima, al cospetto del Tempio del Cielo si rimane stupiti dai colori vividi, i blu, i rossi, i verdi e gli ori, delle decorazioni, mentre capita spesso di incontrare giovani ragazze in abito tradizionale che vengono a farsi i selfie con il simbolo sacro dietro.

Costruito in legno senza usare un chiodo, il Tempio del Cielo è un’eccellente esempio dell’abilità
dei carpentieri e artigiani cinesi e della architettura rituale feng shui. La disposizione di tutti gli elementi riflette le leggi cosmiche e mistiche alla base della concezione del mondo dell’antica Cina, soprattutto l’asse Nord-Sud. Secondo questi principi, il Tempio si trova al centro dell’universo, esattamente tra il Cielo e la Terra, i due cardini della cosmologia.

Oltre a questo, non manca altra simbologia, così fondamentale per gli antichi cinesi. A cominciare dall’uso del colore blu, positivo e protettivo, oltre che portatore di calma e soprattutto immortalità, usato per le tegole del Tempio del Cielo per essere più vicini all’infinito divino. Per gli altri edifici gli artigiani usarono la maiolica gialla, simbolo del potere imperiale, mentre i decori sono spesso in rosso, tinta portafortuna contro gli spiriti maligni. Ovviamente non mancano i draghi, simbolo stesso dell’Imperatore e della Cina, come quelli in fila sopra i tetti o alla fine delle grondaie.

Un altro elemento importante nel Tempio del Cielo è la numerologia. Soprattutto il numero 9,
considerato il più potente, oltre che come parola cinese somigliante al sostantivo longevità.
Ricorre nelle lastre che formano l’Altare Circolare, disposte in multipli di nove, e all’interno della Sala della Preghiera per il Buon raccolto: qui ci sono 28 colonne, divise in 4 centrali rappresentanti le stagioni, in 12 che sono i mesi e in altre 12 esterne che simboleggiano il giorno e la notte.

Un altro edificio importante nel complesso sacro è quello della Volta del Cielo, dove venivano conservati gli altari e le tavole di pietra usate durante il rito imperiale: intorno c’è il Muro dell’eco, perché parlando a bassa voce contro un’estremità della parete, si può essere sentiti dall’altro capo, una sorta di telefono senza fili.

Curiosamente il parco, soprattutto all’alba, ospita molti anziani che praticano Tai Qi
o balli tradizionali con spade e ventagli, oppure che giocano a majiang. Un momento di serenità prima che il Tempio del Cielo si riempia di visitatori con lo stupore per la grande bellezza negli occhi.

Info:
wwww.turismocinese.it

Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini

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