Le danzatrici sono immortalate con le movenze delicate, come se stessero ballando in eterno sulla pietra. Si respira la Storia a Polonnaruwa, antica città reale del Sri Lanka, dove la polvere e le rocce prendono vita portando dal presente al ricco passato.
I Buddha scolpiti sulla roccia sono solo alcune delle grandi bellezze di Polonnaruwa, ma i dettagli nei monumenti rimasti in piedi della seconda capitale del regno del Sri Lanka, non sono meno suggestivi, anzi. Sono meno evidenti, vanno cercati e colpiscono i cuori più sensibili: leoni, elefanti, fiori di loto, le Apsara, ovvero le danzatrici sacre. Di ogni dimensione, nelle vecchie porte dei templi, sui decori di ogni gradino e sulla soglia dell’entrata, sui lati dei palazzi.
Polonnaruwa ricorda un po’ Angkor, l’antica città della Cambogia. Sarà perché risalgono più o meno allo stesso periodo, sarà perché erano sedi del potere regale, sarà per i mattoni e le rocce rese di un rosso spento dalle intemperie e dal tempo, sarà per i resti devono essere strappati continuamente alla rigogliosa vegetazione, sarà soprattutto perché sono un’unione tra Storia, mito e spiritualità, legata ad un mistero che in Occidente non viene mai studiato o approfondito. Poco o niente informano i libri di scuola su queste civiltà orientali. E quando si arriva al loro cospetto non si può non essere presi da un sentimento di stupore intriso di rispetto, sacralità e adorazione.
Polonnaruwa con il suo tempio di roccia, ovvero Gal Vihara, fa proprio questo. Lascia muti e attoniti davanti ai tre giganteschi Buddha scolpiti direttamente nella pietra. Solitamente sono la chicca che chiude la visita guidata dell’enorme sito archeologico, tra i conservati meglio del Sri Lanka.
Per arrivare al cospetto delle imponenti sculture, si attraversa un parco con uno stagno, una delle vecchie cisterne per l’agricoltura, e con gli alberi a cercare di far trovare un po’ di refrigerio ai visitatori nel caldo torrido. Ma una volta davanti ai Buddha del tempio Gal Vihara sparisce tutto, resta solo il silenzio in questo luogo sacro e la sorpresa emotiva di ammirarli da vicino. Sono i visi, così pacifici, così espressivi, che attirano di più lo sguardo affascinato.
I Buddha sono in posizioni diverse: il primo in posa da meditazione, il secondo con le braccia incrociate a simboleggiare l’illuminazione, e il terzo, sdraiato, ripreso nel Nirvana. Quest’ultimo misura ben quindici metri di perfezione assoluta. Ce n’è un quarto, più piccolo, riparato da una grata, sempre in posizione seduta. Tutti sono impressi in un blocco di granito, scolpiti da un ignoto artista del XII secolo e furono realizzati durante il regno del re Parakramabahu I (1153-1186 d.C.). Un capolavoro che ha sfidato il tempo e resta un’impressionante prova di quanto fosse ricca Polonnaruwa e che è tuttora una meta molto amata dai fedeli che vengono qui in pellegrinaggio.
Dall’altro lato rispetto al tempio Gal Vihara, tornando verso la strada principale e le bancarelle di artigianato, si trova un altro silenzioso testimone di storia: il Kiri Vehera, protetto da scale e muretti di mattoni. E’ uno stupa dalla cupola bianca, fatta con intonaco di calce, che dona una lucentezza radiosa: si ritiene che fu costruito per la regina Subadra, moglie di Parakramabahu, ed era completamente decorato.
Oggi è una delle mete religiose più frequentate a Polonnaruwa, non è raro incontrare monaci alla
sua base. Per importanza storica viene subito dopo lo stupa Rankoth Vehera, alto 54 metri, detto del Pinnacolo d’oro per la punta dorata che aveva in cima, fu voluto dal re Nissanka Malla tra il 1187 e 1196, ed è quello più grande di Polonnaruwa, ma non certo l’unico.
Un altro importante rovina dell’antica città si trova all’interno del tempio Lankatilaka, a metà strada tra i due stupa più grandi, con i suoi pilastri caratteristici: è un Buddha alto 17 metri senza testa e braccia. Nonostante lo stato critico di conservazione, è ancora imponente.
Oggi grande sito archeologico e spirituale, la città fu fondata dai componenti della dinastia Chola, originari del Tamil Nadu nell’attuale India del sud, che arrivarono nel questo territorio intorno al decimo secolo d. C. Quando, nel 993, la capitale dello Sri Lanka di quel tempo, Anaradhapura, cadde e fu distrutta, i regnanti Chola dichiararono Polonnaruwa la nuova sede. In seguito la famiglia fu sconfitta e venne nominato re Vjayabahu I che cominciò a adornare il sito con templi buddisti.
Infine, fu suo nipote Parakramabahu I, che, tra il 1153 e il 1186, fece crescere la città creando splendidi giardini, un lago artificiale, templi e sfarzosi palazzi, portandola al suo massimo splendore intorno al XII secolo, anche grazie all’agricoltura molto evoluta e ai commerci incrementati. Purtroppo nel Trecento cominciò il declino e presto la città venne abbandonata.
Il sito archeologico di oggi ha una grandezza di 122 ettari e molti monumenti ben conservati. E’ diviso in due parti, una a nord con il Gal Vihara, e l’altra con le rovine del Palazzo Reale di Parakramabahu I. Si dice che fosse di ben sette piani, ora restano soltanto alcuni tratti di mura.
Qui si trovano anche i resti maggiori dell’antica Polonnaruwa con strutture, palazzi, stupa e templi. Come il “Palazzo delle udienze del Re”, con una fila di elefanti scolpiti, ciascuno rappresentato in posizione differente, che si snodano lungo l’intero bordo che costeggia il muro, e con le scale di accesso, ottimamente conservate, con due statue di leoni ai lati.
In una parte piuttosto nascosta di questo complesso si trova la Piscina, realizzata completamente in pietra e abbellita da sculture di teste di coccodrillo dalle quali fuoriesce l’acqua che riempie la vasca.
Una parte importante di Polonnaruwa è il cosiddetto Quadrilatero Sacro, un gruppo di rovine dentro un basamento rialzato e recintato da un piccolo muro. Intorno altri frammenti di antiche costruzioni con decori ricercati e raffinati, come le danzatrici sacre, i fiori di loto e altre figure magistralmente incise.
Si trova qui anche il Vatadage, una costruzione a forma circolare nella quale era custodita una reliquia, un dente di Buddha, che ora è nell’omonimo tempio a Kandy. La grande terrazza ha un diametro di 18 metri con un’entrata su ogni punto cardinale, ciascuna delle quali adornata da splendide statue poste sui gradini iniziali.
Dentro la struttura c’è al centro un Dagoba, un tipo di stupa, a sua volta attorniato da statue del Buddha, delle quali qualcuna è ancora intatta mentre altre tre, invece, sono spaccate o senza testa,
ma non contaminano il sentimento di stupore che suscita il sito archeologico.
Tutte queste costruzioni, le sculture, le mura, i decori, le incisioni, i Buddha giganti scolpiti nella roccia e anche l’atmosfera spirituale lasciano stupefatti e stregati dalla bellezza unica di Polonnaruwa, l’antica capitale di un Paese magico e affascinante come pochi, il Sri Lanka.
Info:
www.srilanka.travel/
Foto di Sonia Anselmo
Si ringrazia www.novevietravel.it e
www.azemar.com/tour-operator-sri-lanka/ per l’organizzazione del viaggio
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