Qumran, dove la Storia cambiò con i Rotoli

{gallery}/qumran/qumrangalley1:190:150{/gallery}
Eppure in un lontano passato le sue sponde erano state teatro di  grandi avvenimenti. La tradizione cristiana vuole che Gesù sia stato battezzato proprio nel punto in cui il Giordano incontra il Mar Morto, secondo la Bibbia sulle  sue rive erano situate le città di Sodoma e Gomorra e in una grotta presso Qumran sono venuti alla luce i rotoli del Mar Morto, considerati la più antica copia dei testi biblici mai pervenutaci. Erano numerosi quelli che si rifugiavano in queste zone desertiche fuggendo in qualche modo alle vanità del mondo e tra loro vi era una comunità di esseni, una setta ebraica che per sfuggire alle persecuzioni si trasferì lungo queste sponde, precisamente a Qumran. Così facendo gli esseni ritenevano di poter rimanere puri in attesa della venuta dell’era messianica, in un’epoca in cui dilagava l’infedeltà religiosa. Erano prevalentemente agricoltori,  pastori, vasai, ma anche scribi che tramandavano le Scritture nonchè gli scritti della setta stessa. Conoscevano bene il suolo ed erano in grado di coltivare  le zone desertiche, vivevano all’interno di tende e grotte, pregando e lavorando in comunità, non mangiavano carne, non bevevano vino, vestivano con abiti di lino  bianchi. Difficile determinare il significato del nome della setta, alcuni studiosi ritengono che la forma latina deriverebbe dall’ebraico hasidim (pio), altri dall’aramaico asayya (guaritore), altri ancora tendono a collocare anche Gesù nell’ambito degli esseni, come Giovanni Battista. Gli esseni erano consapevoli che la via del Signore doveva essere preparata nel deserto secondo la predizione del profeta Isaia. Di Qumran non si hanno notizie fino al 1947, quando un giorno di  primavera un giovane beduino appartenente a una banda di contrabbandieri, intento a cercare una capra perduta sulle rupi, notò l’entrata di una caverna e al suo interno scoprì delle antiche giare con lunghi rotoli di manoscritti. Gli anni successivi portarono alla scoperta di altre undici grotte vicine, tutte con manoscritti simili. Erano i famosi Rotoli del Mar Morto definiti  “la più grande scoperta archeologica nella storia del popolo ebraico”. Proprio in quel punto era situato  l’insediamento monastico degli esseni. Il monastero di Qumran venne abbandonato di fronte alla minaccia delle armate romane di Vespasiano in marcia verso Gerusalemme nel 69 d.C.. Quelle grotte furono dunque sigillate dagli esseni in fuga per mettere in salvo la loro “biblioteca” fatta di manoscritti su pergamena e papiri  redatti in diverse lingue: ebraica, aramaica, greca, siriaca, araba. Il papiro nel mondo antico era il materiale più usato per scrivere e, contrariamente a quanto  si pensa, non veniva prodotto solo in Egitto, dove c’erano dei veri maestri nel realizzarlo, ma anche in Grecia. Esistevano diversi tipi di carte di papiro, c’erano la carta regia e la saitica per la scrittura, poi c’era quella emporetica usata per l’imballaggio. Il rotolo, di solito, non superava i dieci metri di lunghezza ed era avvolto attorno ad un bastone per facilitarne l’apertura e la consultazione. I rotoli venivano conservati generalmente in piccole casse di legno aromatico e il lato scritto era spesso cosparso di olio di cedro. Si scriveva con un inchiostro ottenuto da un miscuglio di acqua, pece e nerofumo, mentre una  spugna umida serviva a cancellare eventuali errori. Il numero dei frammenti rinvenuti è incalcolabile: vi si trovano testi biblici ed extrabiblici e si spazia da un testo completo di Isaia del II secolo a.C. a frammenti in ebraico di testi deuterocanonici ed apocrifi, conosciuti in precedenza solo in altre lingue, da un apocrifo della Genesi in aramaico, (la parola “apocrifi”, usata oggi per indicare i vangeli non canonici, quelli non riconosciuti dalla Chiesa, deriva dal greco e  significa appunto nascosti), ad alcuni codici e regole della comunità essena e a un commento di Abaduc della metà del I secolo a.C. e molto altro ancora. I beduini compresero ben presto di trovarsi di fronte a qualcosa di eccezionale e per anni tornarono a Qumran. In questo modo cominciò una fitta compravendita, fuori dai canali ufficiali, di frammenti sparsi un pò dovunque. Non fu quindi facile per lo Stato d’Israele recuperarli ma, grazie anche ad aiuti internazionali,  riuscì ad acquistare tutti i manoscritti di cui era a conoscenza. Oggi nel Santuario del Libro al Museo di Israele a Gerusalemme sotto una cupola bianca  a forma di coperchio di giara sono esposti i celebri manoscritti (al pubblico sono visibili solo le riproduzioni). A Qumran sono invece visibili gli anfratti, ovvero  “le sentinelle” che per secoli hanno custodito gelosamente questi inestimabili reperti. È stata certamente una delle più importanti scoperte archeologiche del secolo scorso e ha suscitato interesse a livello mondiale, costituendo ancora oggi un importante fonte di studio, uno studio affascinante e inesauribile che riserverà probabilmente ulteriori sorprese. E pensare che gli esseni, in fretta e furia, nascosero i loro preziosissimi tesori in quel poco che avevano a disposizione:  semplici giare di terracotta.
{gallery}/qumran/qumrangallery2:190:150{/gallery}

compass1ok Clicca qui per vedere la mappa su Google

mondo Articoli correlati
Religione e natura per il lago di Tiberiade
Info utili su Israele

Foto di www.goisrael.it

0 Condivisioni

Lascia un messaggio