La folla invade il silenzio del santuario, i torii rossi, simbolo distintivo del Fushimi Inari, sono una protezione sopra le teste di milioni di visitatori. C’è sempre gente al tempio alla periferia sud di Kyoto, pellegrini, fedeli, semplici visitatori.
A Capodanno e i primi giorni dell’anno nuovo il Fushimi Inari è ancora più pieno. Per tradizione si viene qui a fare le prime preghiere dell’anno, dove però la spiritualità viene messa in ombra dallo sgomitare della folla. Resta nel centro del santuario, dove ha accesso solo chi partecipa alle cerimonie religiose.
Il resto è un fotografare continuo, un cercare di mettersi in posa per un selfie, un stare in fila per acquistare un omamori, gli amuleti dei templi, o un piccolo torii dove scrivere, rigorosamente in giapponese, (c’è un foglio con la traduzione in caratteri locali) i propri desideri e poi appenderlo ad uno dei bastoni o spazi appositi.
Fushimi Inari è famosissimo, al punto da essere uno dei simboli del Giappone, per i torii rossi, ovvero le porte vermiglie che si inerpicano sulla montagna Inari, talmente tante, una dietro l’altra al punto da creare un tunnel scarlatto. Sono più di diecimila, salgono verso la cima del monte e sono state tutte donate da persone o aziende in segno di devozione per il successo in affari
e la prosperità, con tanto di nome inciso sopra.
Fushimi Inari, infatti, è dedicato alla divinità Inari e alle sue messaggere, le volpi. Sono proprio questi animali ad apparire ovunque lungo il percorso e all’interno del santuario, come statue, guardiani o semplici decorazioni.
Il culto di Inari risale almeno al VIII secolo d.C. ed è legato ad una leggenda che vuole la prima manifestazione della divinità apparire proprio sul Monte Inari sotto forma di una volpe bianca, Kitsune, ad un contadino che pregava: gli rivelò il metodo della coltivazione del riso.
Da allora divenne la protettrice dei raccolti, legata alla fertilità e al commercio, mentre le volpi furono considerate i suoi messaggeri sacri, raffigurate spesso in coppia e con in bocca oggetti simbolici come una chiave del granaio del riso, un rotolo, che rappresenta la conoscenza, o una sfera di cristallo, che simboleggia l’anima. Anche il colore vermiglio dei torii che segnano l’ingresso nella zona sacra è associato alla divinità.
E’ venerata in tutto il Giappone, ma il Fushimi Inari è il santuario a lei dedicato più importante: non a caso, essendosi manifestata qui per la prima volta, si dice che raccogliere un po’ del terreno del monte e spargerlo sulla propria terra la renda più fertile.
Secondo la mitologia giapponese, alle volpi piace mangiare l’aburaage, il tofu fritto. Per questo la strada che porta all’entrata del Fushimi Inari è piena di bancarelle di street food: si trova un po’ di tutto, ma principalmente si vendono le prelibatezze amate delle messaggere divine, ovvero sushi inari, il tofu fritto ripieno di riso, gli udon kitsune, noodle di grano in brodo conditi con aburaage, e i biscottini della fortuna, tsujisura senbei.
Si crede che i primi biscotti del genere nacquero proprio qui nel XIX secolo: poi però un
gruppo di giapponesi emigrati negli Stati Uniti li ripropose lì, facendoli conoscere ai vicini cinesi di San Francisco che svilupparono la ricetta e li resero commerciali, fino a trasformarli nei
biscotti della fortuna che oggi vengono dati nei ristoranti cinesi in America e in Europa, ma che in Giappone e in Cina non si trovano per niente.
Il Fushimi Inari è sempre stato un santuario molto amato dal popolo. Si vede tuttora dalla gente che si trova a qualsiasi ora. Fu fondato nel 711, prima che Kyoto diventasse la capitale
del Giappone, e molti imperatori erano soliti visitarlo e fare offerte alla divinità.
Oggi rimane un simbolo con i suoi torii rossi che salgono in un percorso al Monte Inari, immerso in un bosco lussureggiante, con piccoli altari di pietra e punti panoramici. Ci vogliono dalle due alle tre ore per fare il giro della montagna sacra, ma la maggior parte dei visitatori rimane nella parte bassa del tempio, tra angoli suggestivi, statue di volpi, altre porte scarlatte, scale e luoghi di devozione.
E’ comunque il tunnel di torii quello che cattura l’attenzione e rende magico il santuario
di Kyoto, lasciando nell’anima di chi visita il Fushimi Inari una sensazione di spiritualità innata, anche se si è circondati da migliaia di persone chiassose.
Info:
https://www.japan.travel/it/it/
https://kyoto.travel/en/
Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini
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