La sabbia rossa intorno, lo sguardo che si perde verso il basso e su quello che era un lago, i pensieri che vagano. Stare seduti su Big Daddy, una delle dune del Sossusvlei della Namibia, ha qualcosa di mistico, si vive la spiritualità della natura, in un invito all’introspezione. E sopra di tutto il silenzio, nemmeno un cinguettio di un uccellino.
Niente. Persino le persone sono mute e rispettose. Anche se passano in continuazione: puntini in processione sulla cresta più alta della duna, turisti di ogni lingua che risalgono dal bacino, le guide che attendono i gruppi, qualcuno che si riposa accanto accennando un sorriso timido nel riconoscere un suo simile, altri che fanno i selfie. Una varia umanità che ha un comune denominatore: ha subito il fascino del Sossusvlei e rispetta il canto del silenzio e della natura.
Big Daddy è una delle dune più alte del mondo, circa 325 metri, ma non è ripida e impossibile.
Anzi, ci sono due percorsi, quello sulla cresta per i più allenati, e quello tranquillo, con piccole salite affrontabili da tutti. Si fa fatica a camminare sulla sabbia, ma arrivati in cima si dimentica tutto.
La scena davanti agli occhi in questo angolo del Sossusvlei è ipnotica. Il Deadvlei, uno spazio ricoperto da una patina candida, è spettrale, tanto più con i rami e gli alberi secchi incastrati nel mezzo: illuminato da un raggio di sole si tinge di bianco, mentre la sabbia cambia continuamente il colore, dal dorato caldo all’albicocca delicato al marrone più intenso. In cielo le nuvole mutano negli sprazzi di azzurro e la luce più intensa fa diventare l’ex lago giallo, ombre che si alternano, orme che scompaiono, creste modellate dal vento. Qualche sporadico cespuglio resiste imperterrito e si è dovuto adattare, come gli animali che abitano questa zona.
A Deadvlei si arriva dopo circa 2 chilometri di strada dal Sossusvlei vero e proprio: si può utilizzare la navetta messa a disposizione dal parco o camminare. Una volta arrivati alla base di Big Daddy si procede a piedi, con la duna che oscura la vista della depressione: si vede solo dall’alto e poi si può scendere a guardarla da vicino. Uno dei panorami più strani,
incredibili e affascinanti della natura e della Namibia, già terra di mille e più meraviglie.
In un’altra epoca, Deadvlei era un’oasi di acacie, ma il fiume che l’alimentava cambiò il suo corso e scomparve, lasciando dietro di sé un grande numero di alberi morti.
Sono diventati tronchi anneriti, rimasti incastrati e conservati per sempre dalla particolare conformazione del suolo di sale e argilla millenaria. Così spogli e secchi, sembrano appunto tanti spettri, immuni al passare del tempo. Si scagliano scheletrici in netto contrasto con il rosso arancio della sabbia e l’azzurro del cielo. E in un certo modo non sono morti, si sono evoluti, sono rimasti a testimoniare la resistenza della natura. Sono uno spettacolo assolutamente da non perdere a Sossusvlei.
Dall’altro lato di Big Daddy si trova Big Mama, sorella, moglie, madre, un’altra duna alta
e morbida composta da sabbia finissima rossa, per la presenza del ferro. A Sossusvlei le
dune sono antiche, stabili e hanno nomi o numeri, a seconda della posizione lungo la strada che porta dall’entrata al parco Namib Naukluft dal villaggio Sesriem, dove c’è l’ufficio che vende i biglietti d’ingresso.
Di solito poco prima dell’alba, che colora di arancione e magia le dune, si forma una lunga coda di auto e jeep che attendono che si alzi la sbarra d’ingresso, mentre i bambini del villaggio salgono sul bus che li porta a scuola. I visitatori arrivano dai lodge vicini presto perché poi quando il sole si fa più caldo e la giornata prosegue scalare, camminare e anche solo immergersi nel paesaggio diventa più faticoso.
Il primo impatto con Sossusvlei è la strada asfaltata che porta vicinissimo alle dune, con soste ideali per fotografare. Alcune si possono salire, da altre si può scendere come fossero scivoli di sabbia rispolverando il bambino che c’è in noi, altre sono troppo suggestive per essere contaminate dalle suole degli umani. Cambiano colore a seconda della luce, della presenza del ferro e dell’età, ma sono sempre impressionanti nella loro straordinaria bellezza.
La duna 45, al 45 chilometro del percorso interno al Sossusvlei, è quella più frequentata, perché vicina alla strada e di facile accesso: tra le più basse e con il profilo poco ripido, è molto amata dai visitatori.
A volte sul Sossusvlei arriva la nebbia a rendere ancora tutto più rarefatto, quasi sognato. A formarla sono l’umidità e il vapore acqueo dell’oceano che si spingono fin qui e che aiutano le piante, le acacie, qualche cespuglio sui fianchi delle dune, e gli animali, come orici,
springbok, roditori, insetti, a sopravvivere.
Curiosamente in qualche rara occasione il Sossuvlei si allaga addirittura: quando le piogge
sono estremamente intense il fiume Tsauchab si riempie d’acqua che straripa nel Namib e forma i vlei, ovvero pantani in lingua afrikaans. La maggior parte del tempo però è secco e anzi scava un profondo canyon che si può vedere vicino all’entrata del parco.
Il Sossusvlei si può ammirare anche dall’alto con alcune escursioni in piccoli aeroplani che
si organizzano dai lodge. Nei resort, immersi anch’essi in questo panorama di sabbia e colori, a volte si incontrano anche orici che vengono a bere l’acqua della piscina e le faraone che si avvicinano senza problemi.
I lodge portano i clienti a fare aperitivi al tramonto, tra formazioni rocciose di arenaria e granito e deserto: gli scoiattoli entrano nelle tane, un uccello rapace è appollaiato sui rami, uno sciacallo appena vedibile corre lontano tra le rocce, mentre il sole calante tinge di rosa le nuvole e di arancio il cielo. La spiritualità invade l’anima mentre la profondità degli spazi aperti si perde nell’orizzonte.
Anche la notte, con le stelle e le costellazioni che si vedono ad occhio nudo, nel Sossusvlei porta questa tendenza mistica.
Alla fine si va via con l’idea che il deserto non sia vuoto, ma ricco di vita, che ogni passo nella sabbia sia un’esperienza da assaporare, che il cielo basso si fonde quasi con la terra, che il silenzio sia l’essenza vera della natura, che la Namibia abbia fatto un’ennesima magia al Sossuvlei.
Info:
https://ilovenamibia.it/
Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini
Si ringrazia www.oceanya.it/ e www.iviaggidicate.it/ per l’organizzazione del viaggio
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