In mezzo scorre il fiume

{gallery}/Gambia/gambiagallery1{/gallery}
Il mare è sicuramente una risorsa. Le sue coste, brevi in realtà, siamo sui novanta chilometri, presentano spiagge ancora intoccate, come la striscia di sabbia che corre fra Gunjur e Kartung, nella parte sud del litorale. I grandi alberghi si concentrano invece nella zona settentrionale, verso Bakau e si può dunque scegliere a seconda delle preferenze. C’è da dire che per arrivare a Gunjur, la sola strada è sterrata e disagevole, il che significa che rallenta la marcia dei trasporti e che per percorrere cinquanta chilometri ci vuole mezza giornata, ma almeno una volta arrivati sulla spiaggia non si trova mai il tutto esaurito. Qui pochi lodge, appena dietro la battigia, assicurano il soggiorno e di fronte si stendono solo le onde dell’Atlantico e una spiaggia a perdita d’occhio, fino al confine col Senegal. Bakau al contrario è un caotico agglomerato con un paio di strade asfaltate e innumerevoli vicoli polverosi. Degli alberghi, alcuni sono in rovina, ma altri portano invece avanti floridamente il proprio business. È una città a due facce Bakau e sono molte le attività gestite da europei che si sono trasferiti qui: alloggi, ma anche piccoli ristoranti e pub. Per contro, basta percorrere i vicoli in terra battuta fra le case bianche, alle spalle dello stradone, per ritrovare riti locali oggi come migliaia di anni fa. Un esempio di tradizione è Katchikali, uno stagno recintato che ospita una settantina di coccodrilli considerati sacri. I rettili qui sono nutriti e venerati dalla popolazione che li viene a visitare come se il luogo fosse un santuario. A ogni offerta di cibo agli animali, perfettamente avvicinabili mentre prendono il sole sulle sponde, segue una preghiera.

{gallery}/Gambia/gambiagallery2{/gallery}
Bakau, con Brikama e Serekunda, forma una conurbazione pressoché unica e toglie il primato del numero di abitanti alla vera capitale: Banjul, pochi chilometri a nordest. Questa resta la sede del presidente Yahya Jammeh, l’ex militare che ha preso il potere nel 1994 con un colpo di stato e qui si può visitare l’animatissimo Albert Market e infine prendere il traghetto che attraversa il fiume per arrivare sulla sponda opposta a Barra. Sulla riva nord siamo nella parte meno sviluppata del Gambia, a causa del fatto che la principale strada, la North Bank Road appunto, è ancora in terra battuta. Ma percorrendola lentamente, in un paio di giorni si può arrivare fino a Janjanbureh, già Georgetown, una cittadina dal profilo konradiano che fa capire cosa intendessero gli esploratori dell’Ottocento quando dicevano “spedizione nell’interno”, specialmente quando nell’interno ci arrivavano risalendo i grandi fiumi. Per dormire, si può provare alla Governor’s House. Cuore di tenebra appunto. Janjanbureh, che sorge su un’isola del fiume, può essere una comoda base per una puntata ai cerchi di pietra di Wassu, una piccola Stonehenge africana di cui in realtà si sa molto poco, se non che può risalire a un periodo fra il 700 e il 1000 dopo Cristo. Poco più in là, a Kuntaur, si può chiedere ai barcaioli locali un passaggio per scorrere su e giù il fiume intorno all’Isola dei babbuini, riserva naturale su cui è proibito sbarcare, ma intorno alla quale, con un po’ di fortuna, si possono avvistare ippopotami.

{gallery}/Gambia/gambiagallery3{/gallery}

Da Janjanbureh, attraversando nuovamente il Gambia e ritornando sulla sponda sud, si può continuare verso l’interno, fino a Basse Santa Su, famosa per il vasellame, o tornare verso la costa. La South Bank Road è asfaltata e consente di coprire distanze in tempo minore. Anche qui non mancano i taxi de brousse o bush taxi, pick-up nei quali ci si accomoda sul cassone posteriore, ma l’arteria è usata anche dagli autobus a lunga percorrenza. Verso ovest ci si avvicina a Juffure, il territorio di “Radici”, il romanzo dell’afroamericano Alex Haley. L’eroe (e avo dello scrittore) Kunta Kinte, da alcune evidenze, sebbene non del tutto assolute, pare sia stato prelevato dai cacciatori di schiavi proprio in questa parte di territorio dell’attuale Gambia. In questa zona si può fare anche tappa al campo di Tendaba (si scende dal bus a Kwinella e si fanno cinque chilometri di savana) per una visita al parco Kiang West. Nella riserva non mancano coccodrilli, facoceri, leopardi e varani. Riguadagnata la South Bank Road e risaliti sul primo autobus, si può continuare verso ovest. Una volta a Serekunda vale la pena cercare un trasporto per Bijillo e Abuko, altre due aree protette, molto più piccole di Kiang West, in cui è comunque possibile osservare fauna selvatica.

{gallery}/Gambia/gambiagallery4{/gallery}

Come arrivare
L’unica compagnia europea di bandiera che arriva all’aeroporto Yundum di Banjul è la belga Brussels Airlines, che ha ereditato la rotta dalla defunta Sabena. Spanair vola invece da Barcellona. Esistono poi compagnie charter che operano dal Regno Unito (Thomas Cook, Monarch) o dall’Olanda (Arkefly) in vari periodi dell’anno.

Quando andare
La stagione migliore per visitare il Gambia è l’inverno, che corrisponde al periodo secco. In questo modo il cielo sarà sempre sereno, anche se le temperature resteranno alte, soprattutto nell’interno. Sulla costa si potrà invece godere delle mitiganti brezze provenienti dall’oceano. Da giugno a ottobre, le forti piogge rendono impraticabili la maggior parte delle strade non asfaltate.

 compass1ok Clicca qui per vedere la mappa su Google

 mondo Articoli correlati
 Info utili sul Gambia
 Video 1
 Video 2

 
0 Condivisioni

Lascia un messaggio