“Non mi piace programmare un viaggio. In genere parto e basta. Uno zaino in spalla, le mie cose e poi… via. Non faccio né programmi né pianificazioni. Mi procuro soltanto il volo, due notti nella città di arrivo e due nella città dalla quale poi ritorno in Italia. Questo mi permette di essere libero di scegliere le mete che più preferisco, di fermarmi in un posto se questo mi piace, o partire subito alla volta di un altro. Nonostante la mia giovane età ho viaggiato molto, per piacere, per il gusto di conoscere. Amo viaggiare e provare ogni cosa, non ho problemi ad assaggiare piatti strani o cibo inconsueto per noi occidentali, mi piace andare per guardare non per piacere. Non mi piace viaggiare solo per mettere una crocetta su una carta geografica e dire qui ci sono stato. Mi piace viaggiare per capire, ed entrare nello spirito del posto, per apprezzarne i valori e la cultura. Sono stato in Perù dove ho affrontato a piedi la salita verso il Machu Pichu. Sono stati giorni difficili, con uno zaino che pesava quasi più di me, giorni di camminata dove in breve tempo, si passa dai 2000 a 4200 metri. Ma quando si arriva in cima e il sole sta per sorgere sopre le rovine di questo incredibile luogo pieno di storia e fascino allora sì che si ha la sensazione di esserselo conquistato.
In genere comunque preferisco andare fuori dalle rotte turistiche o meglio preferisco arrivare nei posti quando non sono affollati. In questo modo ho affrontato anche la foresta del Borneo malese, dal Sarawak fino al Sabah su su fino alla scalata del Monte Kota Kinabalu. Ci sono rimasto un mese circa, mi piaceva andare a correre dentro la foresta, gli abitanti del luogo mi chiamavo “crazy runner”. Anche il Marocco è affascinante nella sua bellezza tra deserto e montagne. Ma forse tra i tanti il Paese che più mi ha colpito è stato l’India. Forse perchè ero giovane e avevo solo 21 anni, forse perchè è una terra così ricca di contrasti forti, violenti, fatta di cose che a volte fanno male, come la povertà che ti arriva addosso come uno schiaffo, o forse perchè è una terra che ha degli odori che una volta che ti arrivano addosso non li dimentichi più. Me ne sono andato dopo 38 giorni con un male d’India dentro il cuore. Soprattutto il nord quando ho affrontato il Rajastan da Jaipur fino al deserto di Thar, dove questo spazio immenso ti avvolge. In vita mia non avevo mai avuto una visione così grande. Mi ricordo di questi spazi a trecentosessanta gradi dove tutto è orizzonte, terra, terra e solo terra che non finisce mai. E mi ricordo di questi silenzi, forti, pieni, carichi di qualcosa che non riesci a spiegare. Dall’India me ne sono andato con una malinconia dentro che in verità non ho provato in nessun’altro Paese”.