Come si prepara ad un viaggio?
Sempre in modo accurato, sia per esigenze lavorative che familiari. Preparo itinerari, orari, prenotazioni. Anche se a me piacerebbe partire sapendo solo la direzione, fermarmi quando ho voglia e quando un paesaggio, un luogo, un ristorante o un albergo mi ispirano. Sarebbe più divertente e stimolante.
Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
Abiti pratici e comodi e qualcosa di elegante: non si sa mai, può servire sempre. Io viaggio con poco bagaglio, quasi fosse a mano, ma purtroppo sembra che mia moglie ogni volta faccia un mini trasloco e “invade” anche la mia valigia. Per caricare i suoi bagagli faccio una fatica quasi da palestra! Chissà perchè le donne tendono a portare sempre un mucchio di roba che poi magari non serve.
Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
Non sono un grandissimo viaggiatore, anche se mi piacerebbe visitare davvero l’Italia in ogni angolo: abbiamo tantissime bellezze culturali, artistiche e naturalistiche che vorrei scorprire quanto prima. Ma il mio sogno sarebbe una vacanza esotica: mare cristallino, spiagge bianche, palme, un’isola tropicale dove si vive in costume e si mangiano frutta e frutti di mare. Ci andrei subito, tanto io sono uno con il bagaglio sempre pronto. Tra i viaggi fatti finora ci sono stati due posti che mi hanno affascinato. Il primo è la Grecia, sarà per il richiamo al mio cognome, sarà perchè sono di Taranto, che è stata la culla della Magna Grecia. Nel mio cuore è rimasta la classica gita di scuola con i compagni: abbiamo fatto tanti giri, tutti scadenzati, ma mi sono divertito. L’altro luogo è il Kenya, dove sono stato per il programma “La Talpa” sei anni fa. Ero uno dei concorrenti, vivevamo in un “set” lontano da tutto, a solo un’ora da Nairobi, non ho visto molto di quel Paese, tranne i colori, i paesaggi e i tramonti. Vorrei tornare a visitarlo con calma, scoprire il mare e i parchi. È stata comunque un’esperienza indimenticabile.
La musica che ascolterebbe per rivivere le emozioni di quel viaggio?
La colonna sonora del “Re Leone”. Cercavo di insegnare le canzoni nella nostra lingua a un guerriero Masai che mi avevano affiancato durante il gioco. Era buffo perchè a stento lui capiva l’inglese, figurarsi l’italiano. Mi guardava come fossi matto.
Il cibo più particolare che ha assaggiato?
Beh, per il reality si dovevano compiere delle “prove d’accesso” per continuare a giocare e molto spesso riguardavano cibi. Ho mangiato cose che per noi sono assurde. Anche se abbiamo la cultura delle frattaglie ci scandalizziamo, mentre per i locali sono ghiottonerie da offrire agli ospiti speciali e si offendono se non le mangi. Ho assaggiato il topo della savana, tipico dei villaggi kenioti: come sapore ricorda il coniglio, e pure come stazza. Ma quello che ricordo come un incubo, se ci penso ancora mi si stringe lo stomaco, è l’occhio di bue. È stato “straordinario”, e pensare che io non sono un tipo schizzinoso sul mangiare, anzi sono un curioso a cui piace assaggiare. Ma quello… credevo che bastasse ingoiarlo, e invece il bulbo oculare è poco cotto e duro, mi sono dovuto sforzare per buttarlo giù. Di sicuro non lo rimangerò mai più!”.
La foto di apertura è di www.marcopolo.tv