Metti un San Bernardo al museo

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Sicuramente però la più curiosa delle iniziative, adatta a grandi e piccini, è il museo dedicato al cane nazionale svizzero. In queste sale i turisti possono scoprire tutto della storia del cagnolone e quella del posto, così legata alle imprese epiche di questa razza. Il museo, su tre piani in un vecchio magazzino militare, a due passi dall’anfiteatro, ripercorre le vicende di questi monti e valli, tra reperti antichi, quadri, suppellettili ed esibizioni temporanee. In particolare, è approfondita la storia dell’Ospizio del San Bernardo: sul Passo del Gran San Bernardo, a 2.469 metri sul livello del mare, nel XI secolo alcuni canonici fondarono un ospizio per fornire riparo a viandanti e pellegrini. In questi luoghi già dal XVII secolo venivano tenuti grossi cani da montagna per la sorveglianza e la protezione e la loro presenza è confermata dagli archivi dell’ospizio, sin dal 1695. I canonici cominciarono ad allevare i cani per accompagnare i viandanti e soprattutto per salvare gli sfortunati dalla neve e dalla nebbia. Con al collo il famoso barilotto di liquore, utile a scaldare e rinfrancare i malcapitati, questi molossi dal carattere coccolone e dalla forza da vendere hanno protetto numerosissime persone. A diffondere la fama del cagnolone in tutta Europa sono stati poi i soldati di Napoleone che attraversarono il passo. 
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Da quel momento la popolarità del San Bernardo è cresciuta: icona di salvataggio, è diventata anche star del cinema, con molti film a lui dedicati, come il divertente “Beethoven”. Ma la prima stella di grande importanza fu Barry, un cane che salvò la vita di più di quaranta persone nell’Ottocento legando il suo nome a tante leggende e prestandolo alla fondazione che oggi ha creato il museo e che ne cura l’allevamento. A Martigny è possibile non solo coccolare questi splendidi esemplari, ma vederli giocare e mangiare, accarezzare i tenerissimi cuccioli, provare a portarli al guinzaglio sotto gli occhi attenti dei loro addestratori. Alti al garrese almeno 70 cm i maschi e 65 le femmine, possono essere a pelo lungo e corto, sono cani da famiglia, adatti ai bambini, ma hanno bisogno di molto movimento e spazio, vista la mole. A Martigny, loro casa ufficiale, i visitatori possono assistere a prove d’abilità canina e fare escursioni nella natura in compagnia dei cagnoloni, che tirano le slitte d’inverno e i carri d’estate. I cani della fondazione sono inoltre usati per l’assitenza terapeutica, come Salsa, che visita i pensionati della casa di riposo della città. Un’altra funzione sociale, oltre a quella tipica del salvataggio, per questi cuccioloni tutti da accarezzare. 

Per le foto copyright Fondation Barry

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San Bernardo al museo

Testo di Gioia Stella Mesano

Justin è bravissimo nelle valanghe, Nolane fa la nonna, Jella e Jill sono gemelle e Bounty è la più piccola del gruppo. Sono cuccioli teneroni da quasi cento chili, amano pazzamente le coccole e sono pronti a sdraiarsi ai piedi dei visitatori pur di riceverne. Sono i San Bernardo ospiti del museo dedicato a questo particolare cane, voluto dalla Fondation Barry, a Martigny, nel cuore del Vallese, in Svizzera. Una cittadina deliziosa, circondata dalle montagne, vicina alle terme, con innumerevoli attrazioni e manifestazioni culturali, artistiche ed enogastronomiche, tra parchi di sculture all’aperto, arredi urbani e reperti archeologici. Sicuramente la più curiosa delle iniziative, adatta a grandi e piccini, è senz’altro il museo dedicato al cane nazionale svizzero. In queste sale i turisti possono scoprire tutto della storia del cagnolone e quella del posto, così legata alle imprese epiche di questa razza canina. Il museo, su tre piani in un vecchio magazzino militare a due passi dall’anfiteatro romano della cittadina, ripercorre le vicende di questi monti e valli, tra reperti antichi, quadri, suppellettili ed esibizioni temporanee. In particolare, è approfondita la storia dell’Ospizio del San Bernardo: sul Passo del Gran San Bernardo, a 2469 metri sul livello del mare, nel XI secolo alcuni canonici fondarono un ospizio per fornire riparo a viandanti e pellegrini. Questi luoghi già dal XVII secolo venivano tenuti grossi cani da montagna per la sorveglianza e la protezione. La loro presenza è confermata dagli archivi dell’ospizio, sin dal 1695. I canonici cominciarono ad allevare questi cani per accompagnare i viandanti e soprattutto per salvare gli sfortunati dalla neve e dalla nebbia. Con al collo il famoso barilotto di liquore, utile a scaldare e rinfrancare i malcapitati, questi molossi dal carattere coccolone e dalla forza da vendere hanno protetto numerosissime persone. A diffondere la fama del cagnolone in tutta Europa sono stati i soldati di Napoleone che attraversarono questo passo. Da quel momento la popolarità del San Bernardo è cresciuta: icona di salvataggio, è diventata anche star del cinema, con molti film a lui dedicati, come
il divertente “Beethoven”. Ma la prima stella di grande importanza fu Barry, un cane che salvò la vita di più di 40 persone nell’Ottocento legando il suo nome a tante leggende e prestandolo alla fondazione che oggi ha creato il museo e che ne cura l’allevamento. A Martigny è possibile non solo coccolare questi splendidi esemplari, ma vederli giocare e mangiare, accarezzare i tenerissimi cuccioli, provare a portarli al guinzaglio sotto gli occhi attenti dei loro addestratori. Alti al garrese almeno 70 cm i maschi e 65 le femmine, possono essere a pelo lungo e corto, sono cani da famiglia, adatti ai bambini, ma hanno bisogno di molto movimento e spazio, vista la mole. A Martigny, loro casa ufficiale, i visitatori possono assistere a prove d’abilità canina e fare escursioni nella natura in compagnia dei cagnoloni, che tirano le slitte d’inverno e i carri d’estate. I cani della fondazione sono pure usati per l’assitenza
terapeutica come Salsa che visita i pensionati della casa di riposo della città. Un’altra funzione sociale, oltre a quella tipica del salvataggio, per questi cuccioloni tutti da accarezzare.

Per le foto copyright Fondation Barry

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