Le sentinelle della luce

Certo quando l’uomo scoprì il mare e costruì la prima barca sapeva orientarsi con la luna con le stelle ma nelle notti buie il problema diventava quasi insormontabile e si rese necessario accendere dei fuochi lungo la riva per guidare le navi a porti sicuri, senza che l’oscurità le costringesse a picchiare contro gli scogli. Questa è quindi una storia millenaria, che affonda le sue radici molti e molti anni prima della nascita di Cristo. Si pensa, ma la certezza non c’è, che uno dei primi fuochi, per la rotta ai naviganti fu fatto accendere da Alessandro il Macedone. Intorno al III secolo a.c. poi fu costruita un’immensa torre alta 120 metri, imponente oggi, figuriamoci nel mondo antico, proprio all’ingresso del piccolo porto di Pharos di fronte ad Alessandria D’Egitto, da cui si pensa abbia tratto origine il nome Faro.

Quella torre passò alla storia come una delle più grandi costruzioni mai fatte dall’uomo antico ed è nota a tutti come Il Faro di Alessandria, che al pari del Colosso di Rodi era uno spettacolare esempio di abilità tecnica costruttiva. Si dice che i suoi fuochi fossero visibili per più di 30 miglia, al largo, grazie anche a un gioco di specchi progettato da Archimede. Il faro crollò però intorno al 1300 a seguito di forti terremoti. Ai romani spetta l’onore della costruzione dei tanti fari, che si estendevano per tutta l’area del mar Mediterraneo, terra delle conquiste dell’Impero. Secondo quanto affermano gli storici, l’unico faro che conserva ancora tracce delle pietre romane, e tuttora funzionante, è quello della torre di Ercole che si trova al largo delle coste di La Coruña in Spagna. Da lì in poi i fari furono costruiti nei posti più strategici di ogni costa, ma alcuni anche in luoghi piuttosto arditi, come dimostrano le rovine disabitate a Le Cordouan, in Francia.

Oppure il faro per eccellenza quello della Statua della Libertà ha illuminato l’ingresso delle navi nel porto di New York, per oltre 100 anni (foto www.nps.gov). La figura del faro, che si erge dal mare che lo contrasta aggrappandosi alla roccia ha ispirato i poeti, pittori, musicisti e scrittori di mezzo mondo. Dai più classici come Virgilio e Ovidio ai più recenti, come Baudelaire o Verne, sono pochi gli autori che non si sono arresi al loro fascino seducente. Si dice che i fari hanno una propria anima, perché ognuno è diverso dall’altro, e non solo per l’aspetto esteriore che li vede costruiti ora su un dirupo ora su piccoli lembi di terra pianeggianti e deserti. Ognuno di loro ha una luce propria ed emette un segnale preciso ed è questo che guida il navigante nella notte.

Il faro dunque, che sembra rimanere incollato solo alla penna dei poeti o al pennello dei pittori, non è solo un punto di riferimento in mare è il porto d’approdo del naufrago, è il la salvezza è la luce nella notte, sopra il mare anch’esso buio che tutto confonde e ribalta come un cielo messo a testa in giù. Oggi parlare dei fari e dei suoi guardiani, alcuni sono ancora abitati, sembra quasi di raccontare una favola. Il mondo delle sentinelle della luce, così dolcemente affascinante è stato sostituito da generatori ad alto voltaggio elettrico e computer super potenti le costruzioni che prima si ergevano dal mare e sugli scogli sono per lo più musei da visitare e qualcuno è stato abbandonato a se stesso alle intemperie alla violenza del mare. Ma resta nell’immaginario di tutti questa sorta di magia che avvolge un uomo che guarda da lontano un faro sferzato dalle onde.

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