Laghetto dell’Eur, tra ciliegi e cascate a Roma

La primavera con i ciliegi in fiore e i germani reali con gli anatroccoli al seguito sembra essere la stagione ideale. Ma è solo un’immagine patinata. Il Laghetto dell’Eur è ancora più bello d’inverno, con l’acqua sferzata dal vento, le anatre che si riparano, le gocce di pioggia e le nuvole che si specchiano in un trionfo di luci e ombre, giochi di riflessi e colori.

Il laghetto dell’Eur è molto più di uno spazio verde, di un’oasi di pace e natura a Roma. E’ quasi uno stato d’animo, soprattutto per chi in questo quartiere vive da sempre, lo ama e riesce ad apprezzare le sue sfumature e i dettagli.

Come quando d’autunno il ginkgo biloba sotto il palazzo dell’Eni diventa giallo oro e si getta
in quest’angolo appartato del laghetto dell’Eur. Mentre l’estate, troppo afosa, rende tutto
offuscato, soffocato e l’unica ancora di salvezza rinfrescante è l’acqua che esce dalle cascate.

Già le cascate. Da quando sono state riaperte, nel 2017, dopo anni di impossibilità di fare il giro completo e di incuria, questo tratto del parco sembra un luogo incantato, con lo scroscio che scende dal Palaeur fino alla riva del lago, con una passarella tremolante che lo attraversa e le rose che fioriscono tutto l’anno.

Era stupendo, il laghetto dell’Eur, nei nostri ricordi di bambini, quando venivamo a giocare
qui, vestiti da Carnevale, a prendere il gelato nel famoso bar, o ad ammirare il pappagallo e le scimmie che stavano in gabbie sui moli vicino allo chalet. E’ stato appena ricostruito, tutto bello in legno, dopo che una decina di anni fa, quando era già discoteca, andò a fuoco.

Un segno di rilancio, un po’ come i giardinieri che si vedono spesso potare o falciare l’erba.
Ma l’incuria e il degrado, quasi come la polvere sotto il tappeto, risalgono in superficie
a guardare bene.

L’acqua spesso e volentieri ha un odore terrificante, costellata di rifiuti di ogni genere, plastica compresa. Macchie di vegetazione o di elementi naturali riuniti insieme galleggiano marroni negli angoli, mentre nuvoli di moscerini si sollevano. I rimasugli di chi ha fatto un pic nic o semplicemente in questi periodi difficili ha preso qualcosa d’asporto diventano quasi sculture iper realiste, sull’erba o sulle panchine: cartacce, contenitori e bicchieri del vicino fast food.

Per non parlare dell’acquario, dalla costruzione infinita, che ha divorato una parte del laghetto dell’Eur creando un ambiente stagnante, dove qualche vandalo si diverte a gettare le fioriere di plastica e i cestini della spazzatura più lontano possibile nell’acqua, dove sul fondo è adagiata da tempo immemore una transenna. Sotto i ponti del viale Cristoforo Colombo, che taglia
in due l’Eur, invece colano giù torrenti quando piove.

Nonostante il divieto, ogni tanto si vede qualcuno addirittura pescare, in mezzo ai cadaveri dei topi sulle rocce delle sponde, mentre molti, troppi, scavalcano le recinzioni, si piazzano in bilico sulle pietre accanto all’acqua pur di scattare un selfie o raggiungono i moletti solitari a disturbare le anatre.

Eppure il laghetto dell’Eur compie la sua magia quotidiana. Basta guardare oltre la miseria umana e apprezzare la natura.

Lo fa con la luce e i riflessi del palazzo dell’Eni che si specchiano: azzurro su azzurro, verde su verde, cangiante su cangiante, a seconda del sole, più definiti nel freddo dell’inverno.

O con le nuvole all’altezza della cascate che giocano anche loro con gli elementi e con l’obelisco al centro del quartiere. Con gli animali che vivono al laghetto dell’Eur: quasi un bignami per gli appassionati di uccelli e non solo.

Tantissimi i germani reali che mangiano le briciole dai bambini sulla passerella che divide in due il laghetto dell’Eur, opposta al grande palazzo, insieme ai piccioni e qualche anatra intraprendente. A guardare bene spuntano anche merli, ballerine bianche
e gialle, pettirossi, passerotti e quant’altro. Non mancano le cornacchie e i gabbiani, sempre invasivi, sempre pronti a massacrare le tartarughe che escono al sole o i poveri anatroccoli appena nati. In inverno arrivano flotte di cormorani, tanto i pesci ci sono e sono pure grassi, mentre l’estate è tempo di garzette.

Di sicuro la primavera trasforma il laghetto dell’Eur in un luogo da visitare. Complice la breve fioritura dei sakura, i ciliegi del Giappone che inondano di bianco e rosa chiaro le sponde e attirano gente per l’hanami. Le piante sono ornamentali e furono donate dal comune di Tokyo in occasione delle Olimpiadi di Roma nel 1960.

Giochi che si svolsero anche al laghetto dell’Eur, dove si gareggiava con la canoa (lo stesso sport che viene praticato ogni giorno qui, insieme al sup o il canoa polo) mentre le partite di pallanuoto si facevano alla Piscina delle Rose dirimpettaia.

Il laghetto dell’Eur e il suo Parco furono concepiti nel 1936 insieme a tutto il quartiere per l’esposizione universale del 1942. Ovviamente, a causa del guerra, la sua costruzione fu rimandata agli anni Cinquanta, quando vennero create anche le due fermate della metro B, tra le prime ad essere state aperte a Roma.

Il bacino artificiale supera gli 85 mila metri quadrati, mentre la profondità è di circa tre metri. Il parco è un trionfo di specie botaniche: pini, palme, pitosforo, cedri del Libano, lecci, pioppi, olive, aceri, magnolie, conifere diverse, lauroceraso, rose e i famosi ciliegi, che danno vita alla Passeggiata del Giappone, lungo entrambe le sponde.

Al laghetto dell’Eur, luogo fondamentale, per un gioco di prospettive e per fascino, è il Giardino delle Cascate: inaugurato nel 1961, è un intreccio di salti e giochi d’acqua, tra pietre naturali e non, diviso in due dal ponte pedonale Hashi, in vetro. Le cascate, oltre al fattore estetico, servono con i loro movimenti a ossigenare le acque del laghetto dell’Eur. Spesso si svolgono, soprattutto d’estate, spettacoli di luci e musica ad illuminare la notte.

Chiuse per decenni nel degrado più totale, le cascate sono state riaperte qualche anno fa e
permettono, finalmente, un’immersione nella natura e la possibilità di fare passeggiate, corse e giri in bici su tutto il perimetro del lago, senza doversi bloccare all’altezza dei ponti sotto il viale della Colombo.

Tutto il parco dell’Eur è stato spesso usato per riprese cinematografiche e video musicali da sempre: la lista dove è apparso è troppo lunga per essere ricordata. Se è un’attrazione per il mondo dello spettacolo, per chi vive a Roma è un luogo magico, un’oasi verde, una boccata d’aria in mezzo alla natura. Per chi abita nel quartiere, il Laghetto dell’Eur è anche un posto del cuore e un angolo di ricordi.

Info: www.turismoroma.it
www.ripartiamodalleur.it/

Foto di Sonia Anselmo

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