Berlenga, l’isola selvaggia dei gabbiani

Basta il nome, Berlenga, e subito risuonano nella mente i richiami dai gabbiani. Facile assocciare la piccola e splendida isola portoghese a questi uccelli. Sono i veri padroni del luogo e camminare sui sentieri, vederli volare sul mare blu o covare tra gli arbusti è qualcosa che rimane impresso per sempre, anche se lì ci si è stati anni prima.

Berlenga è, prima di tutto, un luogo dell’anima, uno di quelli dove ti senti in pace con il mondo e con la natura. Un’oasi felice dove l’uomo arriva con il contagocce e non può fare danni. Un’isola pura, selvaggia e incontaminata da preservare per sempre, anche nel cuore.

I gabbiani sono la colonna sonora di un mini paradiso terrestre. Non è un posto per chi non ama gli uccelli e gli animali in genere o per gli stressati, non lo sopporterebbero un minuto. Eppure la calma è totale in questo arcipelago selvaggio del Portogallo, a poco più di cento chilometri da Lisbona, un insieme di minuscole isolotti rocciosi.

Berlenga, il principale, Estelas e Farihoes, più che altro scogli granitici, sono il regno dei gabbiani, urie, berte, marangoni e altre specie. La loro presenza, insieme a quella di conigli e lucertole, ha reso questa località “riserva della biosfera” dal Consiglio Europeo, oltre che una riserva marina mentre le acque circostanti sono state dichiarate interesse archeologico.

Chi arriva qui lo fa in punta di piedi,rispettando le regole degli uccelli, il loro universo, la loro espansiva voce. Gabbiani ovunque: accucciati, per ripararsi dal vento, in cerca di cibo, plananti dall’alto, in trepida cova, in decollo verso nuove avventure. Chi esplora l’isoletta di granito rosa cammina tra loro, sui sentieri che partono dal piccolo porticciolo.

Qui, durante la bella stagione, sbarcano le piccole imbarcazioni che fanno la spola con Peniche, il centro sulla
terraferma più vicino, quindici chilometri più a sud. Ma sono pochi gli avventurieri che arrivano: per rispetto
all’ecosistema, le costruzioni si contano sulla punta delle dita, c’è una sola possibilità di alloggio, molto spartana, un ostello creato nel vecchio forte a picco sul mare, e un bar-emporio utile per ogni bisogno.

Normalmente chi viene a Berlenga è in gita giornaliera, per esplorare il sentiero che in un’ora e mezzo fa l’intero giro dell’isola: il panorama è mozzafiato, tra questi picchi scoscesi, le grotte nascoste, le gole profonde e le baie rocciose dove il mare risuona fragoroso.

Punto focale è il forte de Sao Joao Baptista, risalente al 1502, legato all’isola da un piccolo ponte: sotto le baie tranquille sono piene di barche che fanno il giro di Berlenga dall’acqua, forse la soluzione migliore per chi non ama il trekking. Il mare è di ogni sfumatura di verde, gelido, perché questo è l’Atlantico e chi si immerge nella baietta di sabbia attaccata al molo, dominata da una costruzione con il punto ristoro, ne deve essere consapevole. Non è da tutti, si nuota con il fiato tirato, per i freddolosi e meno temerari meglio scaldarsi al sole e crogiolarsi tra gli uccelli.

A Berlenga ci si arriva in mezz’ora da Peniche, dove le imbarcazioni fanno la spola, in un braccio di mare dove si è seguiti a volte dai delfini e dal volo inevitabile dei gabbiani. Sono loro a scandire ogni istante della giornata e della notte, non solo sull’arcipelago, ma anche nella graziosa cittadina, famosa per la pesca ai tonni, aragoste e sardine e anche per la pregevole tradizione del merletto a tombolo.

Peniche si trova su una lingua di sabbia, una penisola a picco sul mare, molto frequentata d’estate per le spiagge e per gli sport acquatici, il surf in particolare. Il porto è il centro nevralgico del paese: quando arrivano i
pescherecci carichi è uno spettacolo vivace di compratori e scaricatori e i tanti ristoranti attorno offrono
il meglio della prelibata ma semplice cucina portoghese a base di pesce freschissimo.

La zona è dominata dalla fortezza: eretta nel XVI secolo, fu carcere per prigionieri politici, mentre oggi è un museo sulla pesca. Da dietro il forte, a picco sulla falesia, partono le strade che portano a Cabo Carvoerio, la punta rocciosa della penisola dove il mare ha scavato grotte e innalzato strani pinnacoli, proprio di fronte, quando la visuale è libera si può scorgere l’arcipelago di Berlenga.

Tornando a Peniche, è di rigore una passeggiata nel centro storico con le sue mura, le chiese barocche come quella della Misericordia o quella di Nossa Senhora da Ajuda, con affreschi e azulejos ovunque. Le famose ceramiche formano anche un murales gigante: sopra al muro non è raro che un paio d’ali bianche diano il benvenuto, mentre due occhietti osservano curiosi dai tetti delle case i visitatori, accogliendoli con striduli versi. Del resto questo è il regno dei gabbiani e gli umani sono solo ospiti.

Info: www.visitportugal.com

Foto www.cm-peniche.pt/turismoilhaberlenga, www.berlengas.eu/en

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2 Comments

  1. Donatella 19 Marzo 2020
    • Sonia Anselmo 20 Marzo 2020

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