Tradizioni per Sant’Agata a Catania

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La devozione per Sant’Agata risale a tempi lontani, ma l’essere tornata ad essere patrona della città di Catania, è  un fatto abbastanza recente. È da poco più di cento anni, dal 1913, che la santa ha ripreso con tutti gli onori il suo ruolo di protettrice della città. Perché i catanesi hanno con sant’Agata un rapporto quasi alla pari. Guai a deluderli! Dopo il terremoto del 1693 che ha provocato 20.000 morti, i catanesi se la presero con sant’Agata e non la vollero più come patrona, accusandola di non aver protetto abbastanza la città. Ma poi l’amore ha prevalso e la santa, il cui martirio risale nel 251 sotto  l’imperatore Decio Traiano, ha ripreso, con tutti gli onori il suo posto. Alla festa, dicevamo, partecipa tutta la città, si parla di un milione di persone che arrivano sia dal circondario e da qualche anno anche dall’estero, riempiendo hotel, consumando pasti, acquistando i dolci tradizionali, dando così un discreto impulso all’economia di Catania. 
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Molti fedeli di ambo i sessi si vestono di bianco con un copricapo nero, anche se a trasportare il fercolo sono solo gli uomini, essendo questo pesantissimo. Perché il fercolo non trasporta solo le reliquie, ma anche tutti  i doni ricevuti dalla santa negli anni e i pesantissimi ceri. Quindi è in vigore da sempre un’alternanza per i portatori,  ben calibrata e studiata prima e durante la processione; una regia condotta dal prelato più importante che guida il fercolo.
Sant’Agata esce dalla cattedrale intorno alle 5 del pomeriggio e inizia il suo lento cammino verso la via Etnea. Le urla dei  fedeli sono il segnale che la santa è uscita e i fuochi d’artificio, il fuoco, per i catanesi, sono la conferma che la festa è iniziata. Il cielo non è ancora scuro, anzi. In una giornata serena alle cinque c’è luce, ma i fuochi d’artificio devono iniziare nel  momento in cui la santa inizia il suo cammino. La processione, lentissima, durerà tutta la notte e consentirà a tutti o quasi di avvicinarsi al fercolo, di pregare, di chiedere intercessioni. Sulle strade dove passa il fercolo viene sparsa segatura, per evitare che la cera renda scivoloso il percorso e che si possa cadere.
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Tutte le strade e vicoli intorno a via Etnea dove passa sant’Agata diventano pedonali e sono trasformate in mercati. Vanno forte i dolciumi, tutti i tipi di croccantini, tutte le “semenze” le “minne” di Sant’Agata, dolci di ricotta e zucchero a forma di seno, in memoria del martirio, ma sono allestiti anche barbecue che offrono, come vuole la tradizione, soprattutto carne di cavallo appena arrostita, con la quale vengono preparati panini. Ed è curioso vedere bambini in carrozzina, i più grandini in mezzo ai genitori, ragazzini di ogni età che non sentono stanchezza e che vogliono avvicinarsi a tutti i costi al fercolo.  “Siamo, tutti, devoti tutti?” Grida il prelato di turno che guida il fercolo. “Cettu, cettu!!”È la risposta dei fedeli. E questo gridare serve anche per galvanizzare i fedeli nei momenti di stanchezza, quando il peso del fercolo dove poggiano le  spoglie della santa e delle candelore è diventato insopportabile e quando in alcune ore della notte il sonno potrebbe avere il sopravvento.
Non ci sono cibi tradizionali fatti a casa, perché i catanesi sono tutti per la strada e non hanno tempo da dedicare alla cucina. Tutte le chiese sono aperte durante questa notte speciale e questo pregare collettivo è abbastanza coinvolgente. Un’altra curiosità: la candela sospesa, come il caffè a Napoli. Ero in fila per accendere anche io una candela alla santa e accanto a me una donna cercava i suoi spiccioli per fare altrettanto. Un fedele che ha assistito alla scena ha detto alla signora di accenderla senza pagare, perché lui aveva delle candele “sospese” , cioè pagate in più per chi non poteva farlo.
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Info:www.comune.catania.it

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