Sulle vie di altri tempi dell’Appennino

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Fano, ridente cittadina sull’Adriatico, ridente veramente visto che il suo nome deriva da Fanum Fortunae e significa “il tempio della fortuna”, tuttavia  le sue origini e il motivo di questo nome sono incerte. Oltre le giornate di mare, a Fano si ha la fortuna di godere del suo Carnevale, a settembre del Festival del brodetto e ad ogni occasione della Moretta, caffè corretto versione fanese. Se le buone fortune di Fano non vi attraggono, la città offre un piccolo interessante centro storico con l’Arco di Augusto, la Cattedrale del XII secolo, il Palazzo della Ragione in romano-gotico, il Palazzo Montevecchio del Settecento: entrare e scoprire un scenografico scalone, come una bolla architettonica che ti invita a salire. 
Da Fano si parte in direzione dell’Appennino, dopo circa 30 km si incontra Fossombrone, cittadina elegante e solida, costruita sulle rive del Metauro. L’etimo del nome testimonia l’origine romanica, nel 1444 Federico di Montefeltro l’acquistò dalla famiglia Malatesta e la scelse come residenza di campagna dei duchi.  Sabato 10 e domenica 11 maggio 2014, Fossombrone, l’antica Forum Sempronii, sarà teatro della quattordicesima edizione del Trionfo del Carnevale. Rievocazione storica rinascimentale, con tanto di palio cavalleresco, ispirata agli eventi del 1559, quando il Cardinale Giulio della Rovere sostò a Fossombrone con la sua corte nel bel palazzo della madre Eleonora Gonzaga. Il Cardinale omaggiò la città e il suo popolo con fastosi festeggiamenti. 
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Un breve tratto di strada verso l’Umbria, giusto il tempo di riposarsi della passeggiata forosemproniense e ci appare Urbino. I torrioni e le mura che avvolgono il colle di Urbino, come un copricapo regale che racchiude in sé quei concetti di armonia e proporzione tipici delle città rinascimentali. Nei quaranta anni del suo regno,  Federico II da Montefeltro donò a Urbino il periodo del suo massimo splendore. Il risultato di quell’andirivieni di artisti italiani, tra cui Piero della Francesca, Paolo Uccello, Leon Battisti Alberti, e provenienti dalle Fiandre e dalla Spagna, è una città gioiello. Camminare lentamente per godersi i tutti possibili scorci, i monumenti che si susseguono. Il Palazzo Ducale è l’edificio storico di maggiore interesse, al suo interno di trova la Galleria Nazionale delle Marche. Il primo nucleo di quadri della Uffizi provengono proprio da Urbino. Nel 1701 l’urbinate Giovanfrancesco Albani salì al soglio pontificio con il nome di Clemente XI e la città subì una serie di interventi di arricchimento. Una curiosità, uno dei dodici obelischi originali egiziani presenti in Italia, si trova a Urbino, esattamente di fronte alla Chiesa di San Domenico.
Lasciate alle spalle i torrioni di Urbino e dirigendosi verso Arezzo, si arriva a Urbania, in realtà ci sono più scelte su quale strada viaggiare, i paesaggi godibili lungo Bocca Trabaria però valgono la pena di guidare piano. Eccoci a Urbania, per chi ci tiene a coccolare il proprio bambino interiore, questa cittadina è meta obbligata, quando l’allegra vecchietta dispensa i suoi doni. Nel week end che chiude le festività natalizie a Urbania si svolge la Festa Nazionale della Befana, per la gioia dei grandi e dei piccini.  L’antica Castel Durante è nota anche per una curiosità dal gusto insolito: le mummie. La Natura è un’alchimista imprevedibile e ad Urbania si può vedere una delle sue singolari trasformazioni. La Chiesa dei Morti ospita 18 mummie naturali. Il processo di mummificazione si è generato in maniera spontanea per effetto di fattori ambientali, come microclima, muffe e lieviti che hanno ottenuto la disidratazione dei corpi. 
Continuando a risalire la valle del Metauro, subito fuori il centro abitato di Urbania si incontra il Barco o Parco Ducale, cioè quello che fu il parco di caccia dei duchi urbinati.  La strada si stende nel fondo valle e siamo Sant’Angelo in Vado, cittadina di origine romana, come confermato dal ritrovamento dei resti di una domus gentilizia del I sec. D.C., che ci mostra la raffinatezza dei suoi pavimenti a mosaico. La piccola cittadina nel mese di ottobre si trasforma in un’area dal gusto inconfondibile, infatti La Mostra Nazionale del Tartufo Bianco ha superato il mezzo secolo di storia. Il cane è il vero protagonista nella ricerca del prezioso tubero, quindi il monumento che i vadesi hanno dedicato al quadrupede è una simbolica riconoscenza al fondamentale contributo reso. 
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Un attimo e si raggiunge Mercatello sul Metauro, piccolo borgo dall’eleganza cittadina. Meno di 2.000 abitanti, con una lunga storia tra le sue mura, le sue chiese e il centro storico ben conservato.
La valle si stringe per la strada inizia a salire, ormai siamo a ridosso della montagna, Lamoli ci offre ancora una sorpresa: l’Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo, fondata nel VI sec, si presenta con la struttura classica a tre navate del romanico, affascina per la sua rigorosa semplicità. A lato dell’Abbazia è possibile visitare il Museo dei Colori Naturali.
Dopo Lamoli la strada si arrampica per la montagna, il passo è a quota 1044 m.s.l.m. e appena superato il valico, la strada si affaccia sulla Valtiberina, inizia la discesa verso San Giustino Umbro, punto di arrivo di Bocca Trabaria.  Il paesaggio è profondamente diverso rispetto al lato marchigiano. Da Fano a Lamoli la strada è andata conficcandosi nel fianco della montagna e poi la Valtiberina si apre in uno squarcio e in lontananza altre montagne. San Giustino è a confine tra Toscana e Umbria, il monumento di maggior rilievo è Castello Bufalini, che l’intervento dell’aretino Giorgio Vasari trasformò in una villa lussuosa. Il Palazzo ospita una pregevole quadreria.
Ancora non sazi di piccole grandi curiosità storiche? A qualche minuto di macchina da San Giustino c’è Cospaia, anzi l’antica repubblica di Cospaia, una minuscola repubblica anarchica indipendente dal 1441 al 1826. 
Il viaggio è finito e la curiosità è infinita e da San Giustino si può ripartire tra le pieghe della storia in direzione di Sansepolcro, Anghiari, Arezzo, Città di Castello, Gubbio, Perugia. 
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