Parco dei Vulci, a casa degli Etruschi nella Tuscia

Il sole picchia senza pietà sui resti antichi, sui campi e sulle mucche al pascolo. Fa davvero caldo l’estate a Vulci, antica città etrusca, oggi un parco naturalistico e archeologico.

Il calore arriva su dal basalto delle strade romane e lascia senza respiro. Per fortuna in questo enorme sito, oltre 100 ettari nel cuore della Maremma laziale, tra i Monti della Tolfa, l’Amiata e il Mar Tirreno, si può trovare qualche angolo di refrigerio negli scavi delle Domus e soprattutto nel bellissimo lago del Pelicone.

Le rocce bianche sembrano tuffarsi anche loro in questo laghetto dalle acque verdi, insieme ai ragazzi che vengono qui in gita. Subito si affaccia alla mente un’immagine di un film, precisamente “Tre uomini e una gamba” dove Aldo, Giovanni e Giacomo si divertivano a fare buffe coreografie.

Non solo, al lago di Pelicone hanno girato moltissimi altri film, come “Non ci resta che piangere”, così come
nell’intero parco di Vulci, così selvaggio e lussureggiante. Aperto tutto l’anno, durante l’estate ospita anche
un prestigioso Festival musicale, varie manifestazioni e spettacoli tradizionali, e soprattutto le visite guidate in notturna: i piccoli lampioni, mimetizzati nel territorio, servono a rendere ancora più suggestiva questa passeggiata archeologica.

Nel parco si arriva da una strada panoramica che mostra il Ponte della Badia, che risale all’epoca etrusca,
e il Castello, costruito intorno al XII secolo e che oggi ospita il Museo Nazionale Etrusco. Dopo aver
superato una serie di scavi che gli archeologi stanno sempre approfondendo, si arriva all’entrata vera e propria
del parco, dove vengono spiegate le varie possibilità di visita: a piedi, a cavallo, in mountain bike, con un mini bus, per chi ama la natura e vuole scoprire gli animali che vivono qui, dai cinghiali ai gruccioni che fanno i nidi negli antichi tufi, ai buoi tipici della zona che pascolano nelle aree intorno ai resti.

Fondamentalmente esistono due percorsi, oltre a quello naturalistico: uno breve e uno completo. Danno entrambi un’idea chiara di cosa dovesse essere Vulci nel 1000 a.C, quando era una delle città più importanti dell’Etruria antica. Sul fiume Fiora, a una decina di chilometri dal mare, era destinata ad avere un grande commercio che la fece diventare molto fiorente, anche per la capacità degli abitanti di sfruttare le risorse minerarie del luogo.

Era una vera e propria città, estesa con quattro porte di entrata e una cinta muraria, una necropoli, botteghe artigianali che fabbricavano splendidi vasi, raffinati gioielli e ricercatissimi oggetti in bronzo, oggi conservati nei più grandi musei del mondo.

Essendo una città in espansione e in costante crescita economica, con un porto fluviale molto
frequentato, veniva in contatto con altre civiltà: parecchi ritrovamenti fanno pensare che alcuni artigiani dell’antica Grecia vennero a lavorare qui.

Per buona parte del V secolo a.C, Vulci fu una città potente e ricca e ebbe grande fortuna fino alla conquista romana del 280 a.C, quando iniziò la crisi che portò all’oblio. Vulci fu riscoperta solo nell’Ottocento quando la zona fu governata dal fratello di Napoleone, Luciano Bonaparte, che incrementò le prime scoperte archeologiche, riportando in vita una delle città più affascinanti del mondo antico.

Oggi, passeggiando nel parco, si capisce subito quale importanza avesse il luogo dell’Etruria. La Porta Ovest è un chiaro esempio, così come il pezzo di fortificazione, a forma triangolare, che rivela le antiche tecniche di costruzione e di difesa. Qui parte il Decumano, la strada basolata romana che attraversa il sito e porta alla Porta Est.

Seguendola, lungo il percorso lungo del parco, si scoprono tante interessanti Domus private, come la casa del Criptoportico, una sontuosa dimora aristocratica con un piccolo impianto termale e un articolato a livello sotterraneo, o come la casa patrizia che custodisce il Mitreo. Sono tantissime le domus da scoprire, ma ci sono anche le tombe, che rappresentano una grande fonte di notizie e curiosità su come vivano gli abitanti di Vulci.

Sono davvero parecchie, compreso un tumulo funerario tra i più grandi dell’Etruria, e alcune di esse continuano a stupire con i manufatti che gli archeologi portano alla luce, come le Mani d’argento, una coppia di
mani argentate ritrovate nel 2013. Tra le tombe più famose c’è quella di François, scoperta dall’archeologo italiano Alessandro François nel 1857: risale intorno al 340-330 a.C e presenta alle pareti scene di lotta tra eroi etruschi, tra i quali Mastarna, che poi divenne re di Roma con il nome di Servio Tullio, e episodi e personaggi tratti dal ciclo della Guerra di Troia.

Oggi si possono ammirare, esattamente come li vide per la prima volta l’archeologo, nella riproduzione a Canino, poco distante dal sito, nel Museo della ricerca archeologica di Vulci nell’ex convento di San Francesco.
Magari si può fare una sosta al museo dopo aver ammirato il parco in tutta la sua maestosità, naturalistica, con i percorsi tematici, l’osservazione degli uccelli migratori come cicogne e fenicotteri, il lago e i buoi al pascolo, storica con le sue tombe, le case, le mura e le strade antiche, e anche culturale, nella continuità delle tradizioni della Maremma, con gli spettacoli organizzati dal centro visitatori e con la degustazione dei prodotti tipici del territorio della Tuscia, una zona generosa sotto ogni punto di vista.

Info: Parco Vulci, tel 0766 879729 www.vulci.it
In collaborazione con www.visituscia.it
Foto di Sonia Anselmo

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