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Noto candidata a Capitale della Cultura Italiana 2020

Noto – Se il Barocco aveva intenzione di sorprendere, allora la candidatura a Valdinoto a Capitale della Cultura Italiana 2020 è barocca. Una breve chiacchierata con il Primo Cittadino Dr. Corrado Bonfanti per capire le ragioni della candidatura.

“Candidare un territorio, e non una singola città, è stata una provocazione proprio nei confronti del bando stesso” afferma il Sindaco di Noto “Perché la cultura espressa da una città nasce nei suoi territori”. Tecnicamente la candidatura è presentata dal Comune di Noto, così come richiesto dal bando del Ministero del Turismo e Beni Culturali, ma il progetto coinvolge altri sette comuni (Caltagirone, Catania, Militello Val di Catania, Modica, Palazzo Acreide, Scicli, Siracusa). La cultura è il risultato di un processo culturale identitario, dove ognuno fa la sua parte. Connettere territori e persone partendo da ciò che facciamo questo è la chiave. È importante avere una visione ampia e operare in quella direzione, il progetto stesso subisce un’accelerazione. Questo è come ho operato negli anni e anche per la candidatura al 2020”.

-Politica e turismo, cosa richiede amministrare una Città divenuta negli ultimi anni una meta turistica di successo.
In primo luogo fare delle scelte ed agire di conseguenza. Qui a Noto, per le caratteristiche stesse della Città puntiamo al turismo culturale, visitatori e non turisti. Come amministratore mi occupo della tutela. Che significa anche mettere in atto piano regolatori generali che non prevedano grandi alberghi, stabilire regole ben precise per il recupero degli edifici rurali che privilegiano il mantenimento di aspetti tradizionali.

In questa rientrano la creazione e gestione di infrastrutture che sono di competenza di altri Enti, che a volte sono inattivi. Nel l’ultima estate così calda, la gestione del sistema idrico ha rappresentato un aspetto importante per garantire un soggiorno piacevole ai nostri ospiti, ai cittadini che qui vivono sempre.
Amministrare è perseguire la crescita felice, essere consapevoli di fare qualcosa di buono per il territorio. Sognare alla luce della realtà. Il sogno ci dà l’entusiasmo, la realtà è la sfida, quello con cui ci misuriamo.

Nel 2002 Noto è stato dichiarata bene dell’umanità UNESCO, sito seriale per il Barocco. Cos’è cambiato nella percezione dei visitatori e soprattutto nei netini
All’inizio era sentito come un brand, forse lo hanno compreso prima i turisti. Negli ultimi anni da alcuni fatti si percepisce che i netini hanno fatto proprio il significato di questo riconoscimento, che è un affidamento. L’UNESCO affida il luogo a chi lo vive per il suo specifico valore. La responsabilità è verso tutta l’Umanità.
Il mio sforzo come Sindaco è stato quello di partecipare, far crescere questa consapevolezza nei miei concittadini.

-Il Barocco ha dato identità, a seguito del devastante terremoto del 1693, la Sicilia Orientale risorse Barocca. In questo confluì tutto l’esperienza e la storia.

Infatti proprio per questo abbiamo dedicato un museo al Barocco e alle sue tecniche di costruzione. Questo è il nostro Barocco, fu realizzato dai nostri scalpellini, artigiani e non solo dagli architetti.
Quindi esco da Palazzo Ducezio, sede comunale, a fare una passeggiata. Noto è una città che si mette in mostra. L’impianto urbanistico fu concepito per sciorinare potere e magnificenza. Dopo una serie di vicissitudini fu deciso di abbandonare la città vecchia devastata per edificare una centro nuovo e adeguato alle nuove esigenze.

L’assegnazione dei lotti dei terreni e la successiva edificazione scatenò una vera competizione tra ordini religiosi, famiglie aristocratiche per ottenere le particelle più prestigiose e costruire palazzi, chiese strabilianti. I balconi di Palazzo Nicolaci di Villadorata si avventano sulla via, con decorazioni opulente e giochi di prospettiva. I Nicolaci erano ricchi commercianti di tonno, ma scarsi da un punto di vista di influenza sociale, furono esclusi dall’elite della via principale, l’odierno Corso Vittorio Emanuele. Grazie agli accorgimenti architettonici il Palazzo richiama l’attenzione su di sé, tanto da indurmi a percorrere la breve salita per ammirarlo da vicino.

Le facciate delle chiese sono curvilinee, ora convesse o concave, ė forte la lezione dei grandi geni del barocco. Il materiale usato fu la “Pietra di Noto” dal colore morbido e di facile lavorazione. Siamo lontani dai marmi di Roma, qui la pietra si impregna di luce, in alcuni momenti l’aria è densa come la malinconia e calda come una risata.

Nel 1837 Noto fu scelta come capoluogo della Val di Noto. Per adeguare la Città al nuovo ruolo, si eseguirono alcuni interventi urbanistici, che enfatizzarono ulteriormente la scenografia netina. Fu costruita Porta Ferdinandea; il piano stradale dell’attuale fu abbassato, così da dare maggiore risalto ai prospetti, per questo alcuni numeri civici ci appaiono troppo in alto.

Il Mibac 15 novembre 2017 sarà pronunciata la prima selezione, delle 31 città candidate solo 10 entreranno nella lista, il 31 gennaio 2018 sarà dichiarata la vincitrice. Comunque vada Noto e il suo territorio racchiude una straordinaria varietà di bellezze. La costa con le Riserve di Vendicari e Cavagrande, siti archeologici di assoluto interesse, purtroppo non tutti sono fruibili, reperti romani come i mosaici della Villa del Tellaro.

Info
Comune di Noto
http://www.comune.noto.sr.it/il-turista-main/

Foto di Maria Luisa Bruschetini

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