Matera, il futuro arriva da diecimila anni fa

Come alla sorella di Carlo Levi, Matera non appare a chi arriva. O meglio, appare con la sua parte nuova.
Ma quella che gli occhi cercano, quei sassi famosi, bisogna andarli a cercare.

Conviene allora risalire un fianco del monte e affacciarsi sul canyon dove, un centinaio di metri più sotto,
scorre il torrente Gravina. Matera è lì, dall’altro lato, apparentemente immobile, ma solo ad un primo sguardo.
Appare come un mare, ma di giallo arso e verde oliva. E le case sembrano aggrappate al baratro.
Bisogna fermarsi, puntare lo sguardo al campanile alto e poi scendere pian piano.

Le case, prima agglomerato unico, si svelano una ad una con una sfilata di archi, finestre che sembrano occhi, piccoli cornicioni decorativi.
Poco a poco si aprono le piazze, spunta un campanile, compaiono ballatoi, terrazze, vicoli e gradinate. Un tripudio di bellezza e durezza aggrappate ai burroni. Solo dopo averla vista dal belvedere di Murgia Timone, Matera va vissuta.

Allora si può scendere nei Sassi e perdersi tra vicoli, panni stesi, balconi in ferro, peperoni appesi ad essiccare nell’angolo di una piazzetta, facciate di signorili palazzi e settecentesche piazze.

Uno dei più antichi siti abitati al mondo, il più esteso e meglio conservato insediamento che dalla preistoria è sempre stato abitato: questa è Matera.

Un insieme di grotte, perfettamente adattato al suo terreno e al suo ecosistema. C’è tutto qui, una vita che vive da millenni, considerando come solo temporaneo trasloco il periodo che va dalla dichiarazione di “Matera vergogna nazionale” a “Matera Patrimonio Unesco”: dal 1948 al 1993.

Una città che non è sempre come la pensi, che sorprende, destabilizza, abbaglia. E così capita che il sopra stia sotto e che dove dovrebbe esserci il pieno, invece c’è il vuoto.

La prima area abitata di queste zone risale al Paleolitico ed è quella dalla parte di Murgia Timone, di fronte ai Sassi.

Qui si estende il Parco delle Chiese Rupestri che si allungano sulla Murgia, altopiano calcareo caratterizzato da profonde fessure, burroni, rocce e grotte. La storia di questi insediamenti umani illustra una serie di tappe significative della storia umana. Una storia che stupisce, si stupisce e guarda al futuro.

Quello di Matera è un paesaggio unico, paesaggio culturale ma anche umano. Basta sedersi in uno dei tanti tavolini nelle piazze del “Piano”, la parte della città più alta rispetto ai Sassi, per capire qualcosa di più. Qualcuno vi chiederà “ Da dove venite?”. Cercherà di capire cosa vi ha spinto fin lì e che cosa vi è piaciuto. Sono i materani che non hanno mai accettato del tutto l’abbandono dei Sassi e hanno contribuito a non far dimenticare la città.

È la gente che ha creato progetti per far diventare Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Lavorando su tre parole chiave: frugalità, collaborazione e coraggio. E a ben vedere, qui queste parole si trovano tutte.

In una delle zone più povere d’acqua d’Italia, l’uomo ha creato un’oasi artificiale con un sistema ingegnoso per la raccolta dell’acqua. Con una fitta rete di canali e grondaie scavati nella roccia calcarea, si poteva dirottare l’acqua nelle cisterne dentro alle grotte.

Il più grande serbatoio, il Palombaro Lungo, è visitabile sotto piazza Vittorio Veneto. Poco a poco i Sassi diventarono quartieri con case, orti, piazze. L’aumento della popolazione portò alla necessità di svuotare le cisterne da una parte e alla costruzione di prolungamenti delle grotte dall’altra.

I tetti di queste nuove stanze servivano da pavimento ad altre nuove case o a raccogliere acqua piovana. Poi comparvero scalinate e viottoli con una struttura che può sembrare caotica, con addirittura dieci piani abitati uno sopra l’altro.

Fino alla fine del Settecento la città viveva con un intelligente sistema di raccolta dei rifiuti, di stoccaggio delle riserve.

Il tracollo venne nel momento in cui la rivoluzione industriale ruppe gli equilibri legati alla rete commerciale basata sull’allevamento e il commercio della lana. Iniziava così la fine economica e fisica della città.

Abitazioni di 50-60 metri quadri dove vivevano famiglie anche di dieci – quindici persone, insieme agli animali, colpirono Carlo Levi che descrisse la povera vita dei contadini delle terre di Basilicata. La pubblicazione, nel 1945, di “Cristo si è fermato a Eboli” scatena una contesa politica che porta a dichiarare i Sassi ”vergogna nazionale” e ad intervenire promuovendo un piano di recupero che prevede la costruzione di nuove abitazioni fuori dal centro storico. 15.000 persone vengono costrette a lasciare i Sassi. I nipoti di chi ha abbandonato la città vecchia sono oggi i nuovi abitanti dei rinnovati Sassi.

Con una stratificazione millenaria di arte e culture, Matera è in dialogo costante con l’arcaico e il moderno.
La riqualificazione è una vera sfida, sia urbana che culturale, perché la Matera del futuro punta ad un recupero sostenibile che consenta anche il recupero dell’identità perduta.

Quell’identità che caratterizzava il “vicinato”: piccole aggregazioni di una decina di abitazioni affacciate su piccoli cortili, insieme di famiglie con valori e comportamenti accettati da tutti. Nel Rione Malve è stato inaugurato ad ottobre il progetto di “Vicinato a Pozzo” , uno spazio urbano raccontato tramite un percorso di allestimenti multimediali, installazioni con immagini e voci dei residenti dei Sassi, filmati d’epoca.

La Matera che per prima accoglie il visitatore è quella del Piano, dei palazzi barocchi come quello del Sedile o Palazzo Lanfranchi, oggi Museo di Arte Medievale Moderna della Basilicata che un tempo è stato anche Liceo dove ha insegnato Giovanni Pascoli. Ma la Matera che incanta appare da uno dei tanti belvedere.

Poi bisogna scendere per stradine e scalette al Sasso Barisano e al Sasso Caveoso. Il Barisano, che si sviluppa verso occidente, verso Bari appunto, è il più antico e quello che ancora conserva angoli di silenzio. Il Caveoso, con l’imponente monolite in calcare del Monterrone su cui spuntano le chiese di San Giovanni e della Madonna de Idris, è oggi il cuore della vita turistica.

La chiesa di San Pietro Caveoso è uno degli ultimi punti prima del precipizio sulla gravina. Poco distante si nasconde uno dei tanti gioielli della città: Santa Lucia alle Malve, chiesa rupestre annessa al monastero di monache benedettine con preziosi affreschi del 1110 e 1200. L’affianca una delle tante case grotta allestite per far conoscere al visitatore la vita contadina prima dello sfollamento: stalla, cisterna per l’acqua, cucina e camera da letto, arnesi e arredi di metà Novecento.

Matera è un continuo susseguirsi di emozioni che seguono il silenzio delle chiese, il chiarore abbagliante della facciata della Cattedrale, la ricchezza dei suoi interni che custodiscono l’affresco bizantino della Madonna della Bruna, patrona della città dallo sguardo materno e accogliente, l’essenzialità del romanico pugliese della Chiesa di San Giovanni Battista, le piazze lastricate, le botteghe artigiane dove si creano oggetti in ceramica, in calcarenite o in legno.

Se volete un souvenir di Matera davvero originale, cercate i timbri del pane: un tempo ogni famiglia faceva il pane e poi lo portava a cuocere nel forno comune. Per essere certi che le pagnotte non venissero confuse, si utilizzava un timbro in legno con le iniziali. Oppure cercate il pane di Matera: una grossa pagnotta che sembra una corona, con la crosta che svela la cottura nel forno a legna e la mollica la fragranza della semola di grano duro e del lievito madre. Accompagnatelo con caciocavallo podolico o salsiccia. Agli angoli delle case vi capiterà di vedere, legati in collari e messi a seccare al sole, dei peperoni lunghi e stretti. Una volta essiccati vengono fritti, così diventano croccanti, cruschi. La polvere si usa per condire la pasta insieme alla mollica fritta o per insaporire i salumi. La pasta è quella fresca come orecchiette, strascinati o le lunghe manate fatte con acqua, farina e uova condite con sugo di salsiccia. Un ricco e profondo Aglianico del Vulture accompagnerà i piatti con i profumi della terra vulcanica.

Dopo aver interpretato l’antica Palestina per il grande schermo, timidamente se stessa negli ultimi tempi tra fiction televisive e film di James Bond, Matera non deve più fingere di essere un altro luogo. E la sera, quando la calcarenite bianca del giorno si colora di tramonto, fino a quando le luci accendono le finestre e il cielo stellato sembra sceso in un eterno presepe, Matera è di nuovo se stessa.

Info: www.turismomatera.it
Foto Vittorio Galuppo

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