Magliano in Toscana e Talamone, antichi borghi di Maremma

La cinta muraria si apre su un panorama di ulivi, campi e colline: nemmeno il brutto tempo riesce ad offuscare la bellezza tipica della Maremma e della Toscana. Tutte le sfumature di verde, giallo e marrone sono solo un po’ scurite dal grigiore del cielo ma rendono comunque l’idea, ammirandoli dal camminamento delle fortificazioni medievali.

Magliano in Toscana è un gioiello di questa terra, con le stradine, le chiese e le torrette. Un gatto nero è fermo all’inizio delle mura, sembra in posa per una cartolina, lì in alto in bilico sulle pietre chiare con la campagna sotto, ma basta un attimo, qualche goccia di pioggia e il saggio micio abbandona il suo posto e i visitatori del percorso per ritornare al riparo delle stradine del borgo.

Le mura continuano in una cinta protettiva e completa di Magliano, fondato in una posizione privilegiata, tra entroterra e il mare, e per questo ghiotta occasione per tutti i potenti che si sono avvicendati nei secoli. In zona etrusca per eccellenza, oggi con ampie aree archeologiche e naturali, come il Parco Regionale della Maremma, Magliano in Toscana ha vissuto un periodo d’oro nel Medioevo sotto il conti Aldobrandeschi, che cominciarono a controllare anche altri centri in provincia di Grosseto, e che qui vollero la costruzione delle mura a difesa del borgo. In un documento stipulato da Uguccione dei conti Aldobrandeschi nell’anno 1097 per la prima volta il borgo è citato come “curtis” – documento notarile conservato nell’archivio di Siena, nel quale si legge che “la contessa Flandina degli Aldobrandeschi e il conte Ugo, tenevano corte nel castello di Malleanum”.

Rimasero fino al Trecento, poi però il potere passò nelle mani della Repubblica di Siena, che contribuì ad un rinforzo della cinta muraria, mentre a metà del Cinquecento divenne parte del Granducato di Toscana, controllato dai Medici.

Tutte queste vicende storiche hanno largamente influenzato l’architettura e l’arte di Magliano, di cui le mura sono solo il primo impatto. Sul lato sud est, con le torri a pianta quadrata, le fortificazioni sono quelle medievali degli Aldobrandeschi, mentre quelle a nord-ovest risalgono al Quattrocento e al dominio senese.

Passeggiare ora sul comodo camminamento, tra i baluardi con le feritoie, le caditoie che servivano a buttare l’olio bollente sugli invasori, le torri rotonde e i tetti delle case è come andare indietro nel tempo. Da qui non si avvistano più i nemici, ma la splendida campagna della Maremma, fino al mare.

Scendendo a girovagare nel borgo si scoprono altre costruzioni che svelano il passato di Magliano. Tra palazzi
dei nobili con gli stemmi sulle facciate, le stradine con i negozi di gastronomia tipica maremmana, le antiche pietre, le porte d’accesso, si incontra la Pieve di San Martino: la sua costruzione risale intorno all’anno mille, con il portale romanico, preceduto da una gradinata e incorniciato da rilievi scolpiti con creature mostruose e un guerriero con un drago. Il curioso campanile ha una campana sola, risalente al Cinquecento, mentre la sua compagna cadde dopo un bombardamento della Seconda Guerra Mondiale ed è conservata all’interno.

Pochi passi lungo la via principale, corso Garibaldi, ed ecco la chiesa di San Giovanni, anch’essa di origine romanica e con una facciata rifatta nel periodo rinascimentale. L’interno, tra colonne romaniche, altari barocchi e un tabernacolo a muro dell’inizio del XIII secolo, rivela alcuni affreschi trecenteschi.

Appena sotto le mura, nella zona più recente, si trova un’altra curiosità legata a Magliano in Toscana: l’olivo della Strega. All’interno di un uliveto, che sorge su un ex oratorio dei Padri Serviti della prima metà del Trecento, vicino alla chiesa romanica di SS Annunziata, questo albero recintato è uno dei antichi d’Italia e d’Europa.

Ha circa 3500 anni, età stabilita da alcuni esperti secondo il metodo del carbonio attivo, e all’interno ha sviluppato una seconda pianta, databile almeno 300 anni, che poi non è altro che il prolungamento del vecchio albero.

Data la veneranda età, l’olivo è diventato oggetto di leggende: si dice che ai tempi degli Etruschi intorno alla pianta venivano officiati i riti per interrogare il futuro, nel Medioevo le streghe si riunivano per i loro sabba per esaltare il diavolo. Il tronco nodoso nasconderebbe i volti di fattucchiere, folletti e spiriti maligni, anime incantate a guardia di antichi tesori, perfino il Diavolo, che si possono scorgere con la complicità delle ombre serale o della bruma della campagna.

Le suggestioni hanno portato a scorgerci anche il profilo di una donna dai capelli lunghi, accompagnata da un grosso gatto: da qui il nome di olivo della Strega. Sarebbe colei che ogni venerdì durante i riti sabbatici danzava
intorno alla pianta per costringerla a contorcere i rami fino ad assumere le forme attuali e alla fine si trasformava in un enorme gatto dagli occhi di fuoco e rimaneva a vegliare l’albero tutto la notte. Si racconta anche che una signora, per proteggere l’olivo e un pettirosso che qui aveva fatto il nido, scagliò pietre addosso ad un ragazzo che voleva colpire l’uccellino.

In questa zona così legata alla vegetazione, non è raro trovare molte credenze e miti. Un altro luogo che sembra evocare, specie nel grigiore dell’inverno, antiche leggende è il rudere del Monastero di San Bruzio, a pochi chilometri da Magliano.

In balia del vento, della pioggia, del sole e del trascorrere dei secoli, il vecchio abside è tutto ciò che resta della chiesa dedicata a San Tribuzio, martire romano cognato della famosa Santa Cecilia, risalente alla fine del XII e eretta su un’area già sacra ai Romani, in terra etrusca. Già questo induce un senso di mistero, alimentato dalla diceria che i puri di cuore, avvicinandosi all’antico transetto, possono sentire la voce del destino rivelare il futuro. Di certo, il luogo ispira suggestione: niente cupola, solo qualche arco e qualche pregevole decorazione e capitelli con decori di fogliami, animali e teste antropomorfe.

Magliano in Toscana deve anche il suo prestigio nei secoli alla vicinanza del mare. Qui, a una ventina di chilometri dal centro fortificato, si trova Talamone, antico porto che si affaccia sul Golfo dell’Argentario. Oggi rinomata meta turistica per le spiagge adatte al kite surf, surf e vela, il piccolo borgo è dominato dalla rocca che i conti Aldobrandeschi costruirono a difesa, a picco sul mare, nel tardo Duecento.

Fu abbandonata e semidistrutta, di nuovo riedificata nel tardo Cinquecento fino ad assumere l’aspetto attuale: si può visitare e dalla sommità si gode un panorama straordinario sulla Maremma e sul mar Tirreno, mentre lo sguardo si perde fino all’isola del Giglio.

Tra case di pietra, salite e discese con vedute, il piccolo porticciolo di pescatori, il faro, Talamone non è immune alle leggende della Maremma. Si narra che il suo nome derivi dall’eroe greco Telamone, figlio di Eaco ed Eneide e fratello di Peleo, padre di Achille: secondo il mito approdò qui dal ritorno dalla Calabria ed è sepolto proprio sotto la rocca.

Di certo, la zona era abitata già durante il Neolitico, mentre il promontorio fu zona prima etrusca e poi romana. Anzi, nel 225 a.c. Talamone fu teatro della battaglia tra Galli e Romani, vincitori; successivamente fu rasa al suolo da Silla per essersi alleata ai suoi nemici. Ma il piccolo borgo deve fama anche un altro condottiero,
più recente: Giuseppe Garibaldi sbarcò qui nel 1860 per procurarsi rifornimenti durante la spedizione dei Mille.
Oggi è un quieto borgo marittimo che vive di turismo e regala splendidi scorci sul mare d’inverno.

Info
www.comune.magliano-in-toscana.gr.it/
www.visittuscany.com/it/

Foto di Sonia Anselmo

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