Poggiardo e Castro, in Salento tra terra e mare

La piccola carrozza scorre lenta sulla ferrovia, dal finestrino sfilano vigneti, uliveti e pietre bruciate dal sole. Il tragitto da Lecce è lungo, più di un’ora, con il treno locale che pare adattarsi a tempi lenti. E alla fine si viene ricompensati scendendo nella stazione che sembra uscita da un film d’epoca. Poco più in là, qualche centinaia di metri a piedi, ed ecco l’antico borgo di Poggiardo, nel cuore del Salento e base ideale per visitare la zona.

Poggiardo è un vivace paese che nel Trecento si sviluppò sotto Giovanna d’Angiò, con un grande patrimonio storico e architettonico, spesso nascosto dai grandi lecci e pini che costeggiano le strade. Le meraviglie di questo borgo pugliese bisogna cercarle tra i vicoli, le piazze e le antiche case posizionate “a corte” sulle strette vie con un unico accesso dalla strada principale.

Il cielo azzurro è accecante, la brezza muove le tende dei terrazzi, la mattina si respira l’aroma dei peperoni appena preparati o il soffritto che si scalda in pentola, la sera le signore si siedono sui gradini davanti all’abitazione e danno vita a lunghi discorsi in dialetto, farciti da gossip locali: il tutto rende l’atmosfera molto calorosa e il paese accogliente.

Il mercoledì, poi, è giorno di mercato e le bancarelle occupano tutto il centro storico in una goduria di colori, profumi e sapori. Per tradizione, da secoli, in questo giorno della settimana arrivano qui tutti i contadini e i coltivatori della zona, alcuni, si dice, giungono persino da Bari. Ed è un trionfo per i golosi e per chi vuole scoprire le tipicità del Salento: sui banchi si alterano sacchi di taralli dai mille gusti, pane tipico,
friselle, olive, olio d’oliva, latte e sciroppo di mandorla, fave secche e arrostite, ceci, pomodori secchi,
formaggi.

Bisogna assaggiare, provare e comprare, visti anche i prezzi ottimi: conviene portarsi in Puglia una valigia molto
capiente per fare scorta di bendidio. Le bancarelle della frutta e verdura sono spettacolari: il rosso dei pomodori si alterna all’arancione intenso delle albicocche, al verde delle mandorle fresche, al rubino delle succulente ciliegie, al bianco sporco dell’aglio, al bordeaux delle rape, al viola delle melanzane. E poi meloni, cicoria, peperoni di ogni dimensione, i tipici lampascioni (piccole cipolle dal gusto aspro), gli amari, ovvero
piccoli e lunghi peperoni verdi, e degli strani e cicciotti cetrioli: li chiamano “cocomeri”, da non confondere con le angurie, e sono prodotti locali, assolutamente da provare.

Dopo aver girovagato per il mercato, lasciando le strade principali di Poggiardo, si va alla scoperta delle meraviglie architettoniche. Basta perdersi nelle viuzze ed ecco palazzi ricchi di dettagli, fontane in terracotta,
negozi di altri tempi, fiori sui davanzali e vasi colorati. Da vedere è la chiesa Madre di San Salvatore, risalente al XIV secolo e ricostruita nel Settecento, con un campanile nella torre tozza, con una campana dedicata a Sant’Antonio da Padova: un santo molto venerato a Poggiardo, che il 13 giugno si addobba a festa in suo onore.

Poco lontano, si trova la cripta di Santa Maria degli Angeli, un’antica chiesa ipogea con affreschi bizantini, che fa pensare essere appartenuta ad un grosso complesso monastico della zona e oggi visitabile come museo. Un’altra chiesa importante è quella di San Francesco d’Assisi, eretta alla fine del Cinquecento insieme all’attiguo convento, nel periodo in cui Poggiardo divenne sede vescovile ed ebbe un periodo d’oro per quanto riguarda l’arte e l’architettura.

Il borgo può essere usato come base ideale per andare a scoprire questo angolo del Salento. A pochi chilometri, circa otto, si trova Castro Marina. Il piccolo porticciolo, con le barche da pesca ancorate e gli scogli dove tuffarsi nell’acqua cobalto, è una meta imperdibile: qui si possono noleggiare molte imbarcazioni, come quelle di Fortunato Noleggio (www.fortunatonoleggio.it), per gite ed escursioni e che portano a scoprire le grotte della costa.

Come quella azzurra, dove il sole e il mare giocano con i riflessi e le sfumature di turchese, come quella dei piccioni, o meglio di una specie di uccelli tipici che abitano sulla parete rocciosa, o quella Zinzulusa, lunga 150 metri e abitata dall’uomo di Neanderthal circa 60.000 anni fa. E’ chiamata così perché le stalattiti che pendono dall’alto ricordano gli “zinzuli”, in dialetto locale stracci. Inevitabile, sul tragitto del ritorno verso il borgo, un tuffo in quest’acqua limpida, amata anche dai sub.

Una volta tornati al porto, bisogna andare a scoprire Castro Superiore, il paese a picco sul mare. Si narra che a creare l’abitato furono i cretesi, per poi essere chiamato Castrum Minervae dai Romani, diventare un centro importante per tutto il Medioevo tanto da essere sede vescovile dal 1179 al 1537, periodo a cui risale la Cattedrale dalla struttura romanica, eretta sui resti di una cappella bizantina. Nel borgo sono rimaste visibili alcune parti delle fortificazioni cinquecentesche e il Castello costruito sulle rovine di un altro più antico e rimaneggiato più volte, a conferma della necessità di difendersi dai pirati e soprattutto dai Turchi. Un giro per le stradine del borgo svela molte sorprese, come alcune signore impegnate nell’antica tecnica del tombolo.

Ma soprattutto Castro è ricordata per l’Eneide: Enea ci approdò dopo la fuga da Troia. Virgilio racconta che l’eroe, già prima di attraccare, aveva scorto da lontano il porto e la rocca con il tempio di Minerva: scavi archeologici hanno confermato che qui esisteva sul serio un tempio dedicato alla Dea. Oggi alcune parole del poema sono impresse in una torre delle antiche mura, a ricordare per sempre l’importanza di Castro nei tempi antichi. Da lì si gode un panorama eccezionale sulla terra e sul mare, sui campi e gli ulivi, sull’acqua blu e le grotte: una delle tante emozioni che sa regalare il Salento.

Dove dormire: B&B Il Borgo, via Borgo 66, Poggiardo (Lecce) +393389870596 www.ilborgosalento.it/ In una casa a corte, nel centro storico di Poggiardo, il b&b è una struttura incantevole, con un ampio cortile, una terrazza angolo relax e usata per la colazione, con torte, crostate e biscotti fatti in casa da Angela e frutta fresca, camere spaziose dotate di ogni confort e con design sostenibile, ognuna diversa dall’altra, tutte secondo le tradizioni salentine, wi fi gratuito, pet friendly, atmosfera calorosa grazie a Valeria e alle due mascotte del b&b, i barboncini Shiva e Maya, si organizzano anche cene degustazione di piatti salentini con una cuoca e le sue verdure dell’orto.

Info: www.viaggiareinpuglia.it
Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con Puglia Promozione

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