Il mappamondo disegna un universo che non c’è più, come lo conoscevano nel Cinquecento, con l’Europa corretta, mostri marini e creature della terra, luoghi fantastici e altri più concreti. Troneggia all’interno della splendida biblioteca, quasi a segnare la via da seguire tra la cultura che quasi assale e invade il visitatore.
Il globo decorato, voluto dall’abate Bernhard Müller e al centro di innumerevoli dispute tra Zurigo e San Gallo, è oggi una riproduzione, ma questo non toglie che sia uno dei tesori della città, così come il contesto in cui si trova.
La Stiftsbibilothek è un santuario di libri, dove entrare in silenzio con le ciabattine offerte per non rovinare il parquet antico e ammirare a bocca aperta gli scaffali in legno, i manoscritti custoditi, le pergamene opera dei monaci che qui vivevano già dal 820 d.C. In fondo alla sala, si trova la piantina più antica del mondo che restituisce quello che era un monastero benedettino ideale, con chiese, dormitori, birrerie, case per i pellegrini, due scuole per gli aspiranti monaci e per i ragazzi del villaggio, refettorio, giardino per le erbe curative e orto. Un eccezionale progetto del Medioevo, una planimetria dove hanno studiato generazioni di storici, architetti e intellettuali come Umberto Eco che venne qui per ambientare “Il Nome della Rosa”.
Oggi la biblioteca, creata nel 760 d.C e con 2100 manoscritti, con tutta la sapienza necessaria tra matematica, musica, medicina e ogni altro tipo di specializzazione, con il libro più antico di Germania e 400 volumi con più di mille anni d’età, è il cuore di San Gallo, ma non certo l’unico. La vivace città svizzera, a pochi chilometri dal Lago di Costanza e facente parte del Bodensee, il territorio internazionale dove convivono quattro Paesi, Svizzera, Germania, Austria e Liechtenstein, è tutta da scoprire con le moltissime caratteristiche.
Ad ogni angolo c’è una sorpresa: le pareti delle case dipinte in colori vivaci, i bovindi di legno, gli Erker, lavorati con un trionfo di particolari a sottolineare la ricchezza dei mercanti locali, le insegne in ferro battuto, palazzi a graticcio, quelli dei più facoltosi costruiti in pietra perché qui si dice “ricco come una pietra” a chi possiede molti soldi, persino un muro che nel 1527 divideva i cattolici dai protestanti, buttato giù ma con una parte ancora intatta perché ci sono ancora abitazioni.
A Natale, poi, San Gallo diventa la città delle stelle: dal 26 novembre al 24 dicembre 2015
sulle piazze e i vicoli del centro storico brillano 700 stelle che avvolgono anche il complesso abbaziale, Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Davanti alle sfarzose torri barocche della cattedrale viene allestito ogni anno il gigantesco albero di Natale. Nel centro storico banchetti decorati a festa invitano a gironzolare tra i vicoli della città. Fra i prodotti in vendita le classiche decorazioni per l’albero di Natale, artigianato artistico, i formaggi dell’Appenzello, la raclette o il genuino Bratwurst, un wurstel di vitella e spezie, tipico di San Gallo.
Chi desidera ascoltare storie e aneddoti sulla città delle stelle può seguire la visita guidata
“Weihnachtliches St. Gallen” (San Gallo a Natale), organizzata dall’ufficio del turismo di San
Gallo – Lago di Costanza. Da non perdere il 3 dicembre il “Chlausritt”, il corteo dei Babbo Natale a cavallo che sfrecciano a suon di musica nelle vie illuminate del centro storico a partire dalle 17,45.
San Gallo splende di bellezze sempre, non solo a Natale. Oltre alla biblioteca, sono da ammirare la Cattedrale, ovvero l’ex chiesa abbaziale, tarda baracca con la maestosa facciata a due torri, il largo spazio davanti e l’interno molto carico di dipinti e dettagli, e la chiesa di San Lorenzo, della metà dell’Ottocento, un tempo il principale edificio religioso della borghesia protestante.
Una città prospera, fondata sulla cultura certamente, ma anche sui commerci per la posizione geografica e anche per le attività locali: in particolare il famoso pizzo di San Gallo, vero tesoro di abilità e artigianato, esportato in tutto il mondo, amato e usato dai re della Moda di ogni tempo e da vip come Michelle Obama o Lady Gaga. Oggi si può conoscere di più questa preziosa tradizione, iniziata nel VIII secolo, nel museo dedicato al pizzo.
San Gallo, però, deve tutto, anche il nome, ad un monaco irlandese, Gallen appunto, discepolo di quel San Colombano che mandò i suoi seguaci in giro per l’Europa a diffondere la religione cattolica. Gallen, intorno al 600, si stabilì qui, facendosi accettare dai pagani locali e ideando il primo monastero. Si raccontano molte leggende sul Santo: una in particolare lo volle andare in preghiera tra i monti, dove fu avvicinato da un orso, lo addomesticò e si fece aiutare dall’enorme animale per portare a valle il legno che serviva a edificare il monastero e la città.
Da allora l’orso è il simbolo della città, si trova ovunque persino sui dolci tradizionali, Biber, una specie di panpepato che si può assaggiare nelle eleganti pasticcerie e a Natale sulle bancarelle dei mercatini. E’ tipico di San Gallo, così come il Bratwurst, la salsiccia di vitello e spezie, la cui ricetta risale al 1438 e il cui profumo invade le strade della città. Un altro tesoro, stavolta godereccio, di San Gallo.
Come arrivare: la regione internazionale del Lago di Costanza è facilmente raggiungibile dall’Italia in automobile, in aereo con sosta a Zurigo, e soprattutto con i treni che collegano tutte le località turistiche della zona. Le ferrovie svizzere Swiss Travel System offrono un pass su misura per chi arriva dall’estero, con il quale si può usufruire di treni, autobus e battelli, oltre all’ingresso per moltissime attrazioni e musei. Per il periodo natalizio, poi, ci sono anche offerte speciali.
Foto di Sonia Anselmo e Internationale Bodensee Tourismus GmbH
Info: www.st.gallen-bodensee.ch, www.svizzera.it
In collaborazione con www.bodensee.eu e www.swisstravelsystem.com