Reichenau, l’isola dell’abbondanza

chiesa

Le zucche sono messe lì, accanto al campo di broccoli: chi vuole può comprarle e lasciare i soldi nella scatoletta apposita. Con il loro arancio acceso, specie quelle della varietà Hokkaido, risaltano nella giornata grigia che avvolge l’isola Reichenau sul lago di Costanza. Sono una delle tante produzioni locali: l’isola, abitata sin dal Medioevo da
monaci, è dotata di un terreno molto fertile e particolare, qualsiasi cosa si pianti viene fuori alla grande. E così Reichenau è un paniere di ghiottonerie gastronomiche, soprattutto ortofrutta.

Le sue verdure sono famose ovunque per loro qualità e abbondanza: qui si raccoglie tre volte l’anno e di tutto, ogni tipo di cavolo, peperoni, insalata, radicchio, zucche, un pomodorino ciliegino chiamato “la perla dell’isola” che è DOP, cetrioli, ravanelli da quindici getti per cespo, patate dolci. Insomma, il paradiso di un vegetariano.

Non solo, essendo in Bodensee, il territorio internazionale sul lago di Costanza che comprende Svizzera, Germania, Austria e Liechstenstein, non si può esimere dal coltivare i due prodotti principe della zona: le mele e le viti. Soprattutto i vigneti sembrano dirigersi sulle
sponde del lago da ogni lato dell’isola, intercalati appunto dagli orti. Come se non bastasse, le tavole degli abitanti e dei ristoranti vicini sono ricchi del pesce preso qui, tra le acque del lago e quelle del Reno, trote, lucci, salmerini e coregoni. Ancora, la panetteria all’ingresso dell’isola, collegata da una strada alla terra ferma, è presa d’assalto, nel vero senso della
parola, da gente che viene apposta qui dalla vicina Costanza e fa la fila per comprare il pane.

Basterebbe questo per fare di Reichenau un luogo unico, una cornucopia di gusti e specialità. E invece no. L’isola è anche Patrimonio mondiale della cultura per l’Unesco per via delle tre abbazie che risalgono ben al 700-800 a.C, all’epoca di Carlo Magno quando alcuni monaci, guidati dal vescovo Pirmin, vennero a stabilirsi qui dalla Francia con la voglia di cristianizzare i pagani che ci vivevano. La leggenda vuole che quando il vescovo arrivò, si trovò davanti a un territorio boscoso, pieno di pericoli, di serpenti e rospi, ma bastò che ci posò
il suo piede in onor di Santità e tutto si trasformò. Esattamente nel 724 Pirmin fondò con circa 40 confratelli il primo monastero benedettino sull’isola, in onore di Maria e di Pietro e Paolo, poi se ne andò in giro per l’Europa.

Intanto aveva lasciato la sua orma e gli altri monaci, fedeli sostenitori di “ora et labora”, si sono dati da fare costruendo, ma soprattutto piantando, coltivando, pescando. I monaci eressero numerose cappelle, chiese, ampliarono il complesso monastico, e crearono, già nel primo Medioevo, una scuola famosa in tutto l’impero per lo studio della poesia, musica, pittura e per
i manoscritti.

Oggi, quello che resta a distanza di secoli, è un vero tesoro incomparabile. La prima chiesa
che si incontra arrivando dalla terraferma è San Giorgio, datata intorno all’anno Mille, romanica a tre navate. Un campo di broccoli si stende davanti, mentre l’ingresso alla chiesa è riservato, bisogna chiedere all’ufficio turistico quando si può entrare. Tutto perchè dentro ci sono
affreschi molto sensibili al cambio di temperatura e all’emissione di anidride carbonica. Sono davvero splendidi: un ciclo tematico che racconta i miracoli di Gesù che è sicuramente il più antico d’Europa al di sopra delle Alpi. Sono stati dipinti da allievi della scuola del monastero e hanno una prospettiva tridimensionale, una novità per l’epoca in cui sono stati fatti. La chiesa è dedicata a San Giorgio perchè l’abate fondatore Hatto, quando era arcivescovo di Magonza andò nel 897 a Roma con Arnolfo di Carinzia che si fece coronare imperatore e ricette da papa Formoso la testa di San Giorgio, per questa reliquia fece costruire la chiesa e la sistemò in una
cripta, ma nei secoli venne spostata sotto l’altare a causa dell’umidità.

Anche la cappella di San Michele, all’interno della basilica, custodisce un altro tesoro pittorico, il Giudizio Universale, dipinto intorno al 1050, mentre un affresco alla parete del Trecento è davvero curioso con i suoi diavoli, le donne abbigliate secondo la moda dell’epoca e i caratteri gotici e mette in guardia contro il vizio delle chiacchiere. San Giorgio non è l’unica meraviglia dell’isola.

La chiesa di San Pietro e Paolo fu terminata intorno al 1100 ed è ricca di sculture, ornamenti, lapide adornate. Completa il trittico sacrale, la grande Basilica di Santa Maria e San Marco, il vero specchio della storia del monastero che fu importantissimo per la cultura e l’arte dell’Europa centrale, con i suoi abati conosciuti ovunque come ambascitori e scienziati e la scuola di pittura che produsse incredibili manoscritti per tutto il Medioevo. All’interno
sono custodite alcune reliquie: quella del Santissimo Sangue, che arrivò qui nel 923 e che durante il Seicento, per la Guerra dei Trent’anni fu messa in salvo a Friburgo, per ritornare nel Settecento con una solenne processione immortalata con un quadro dove si può vedere come era la basilica all’epoca, e le ossa di San Marco, inserite in un prezioso scrigno del Trecento, donate dal vescovo di Verona. Entrambe le reliquie vengono festeggiate sull’isola seguendo una tradizione secolare. Un’altra sorpresa della basilica è l’affresco che ritrarre in abiti cinquecentesci 70 apostoli.

Fuori, le case per ospitare i pellegrini ora hanno dato vita a piccoli villaggi e l’orto dei monaci, oggi circondato da vigneti e campi coltivati. Qui si producono diversi spumanti e vini novelli molto apprezzati. E pensare che ai monaci questo tipo di vino non sarebbe piaciuto, per loro era troppo aspro.

Dove mangiare: Hotel Kreuz, Zelleleweg 4 D – 78479 Reichenau, info@kreuz-reichenau.de, www.kreuz-reichenau.de. Proprio di fronte alla chiesa di San Giorgio, questo hotel-ristorante
offre gustosi piatti con i prodotti locali, ideale per scoprire il coregone o il salmarino sempre serviti con freschissima
insalata, zucche e patate.

Foto di Sonia Anselmo, Achim Mende, Keller-Reichenau, Helmuth Scham
Info www.reichenau-tourismus.de
Si ringrazia Bodensee Tourismus

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