Pico, l’isola grigia delle Azzorre tra vigneti ed ex balenieri

Grigio e scuro come i nuvoloni che si addensano all’orizzonte e che coprono spesso e volentieri la cima
del vulcano, come le rocce che emergono lungo la costa, come la lava che ha ricoperto tutto ai tempi
della formazione. Normale che Pico sia chiamata l’isola grigia delle Azzorre.

Come le altre “otto” sorelle è di origine vulcanica e viene identificata con il suo colore predominante. Eppure basta uno squarcio di sole nel cielo e il panorama cambia: il mare si tinge di blu, le foglie delle viti diventano verde acceso, i muretti delimitatori risplendono di un nero cangiante.

Però il vulcano Pico Alto, che poi è il monte più alto del Portogallo, 2.351 metri, e dà il nome all’isola, è sempre circondato da nubi grigie. Difficile e raro vederlo spiccare nel cielo limpido, ma a volte capita, magari dall’isola dirimpettaia Faial, dove dalla sua città principale, Horta, partono i traghetti che in mezz’ora
arrivano a Madalena, il porto e centro principale di Pico.

Con le case colorate, i negozi di souvenir e tour operator, la chiesa bianca di Santa Maria Maddalena, è la base ideale per partire alla scoperta di quest’isola, la seconda per grandezza delle Azzorre e nel gruppo centrale.

L’altra cittadina, Sao Roque, racchiude quello per cui Pico era famosa: la caccia alla balena. La statua di un baleniere osserva l’oceano mentre alle sue spalle la vecchia fabbrica che serviva per disossare e recuperare la carne e l’olio, oggi è un grande spazio dove viene ricordata la procedura. Un tempo sostentamento, per fortuna questa crudeltà è stata abolita e ora tutta Pico, così come il resto delle Azzorre, si è riconvertita alla protezione e alla conservazione dei cetacei, al pacifico ed emozionante safari fotografico.

Per le escursioni in mare si parte dal paese di Lajes Do Pico , dove una volta il porto era la base per la caccia mentre oggi vede le imbarcazioni per i subacquei e il whale watching. Nel colorato borgo c’è un grande e interessante museo che racconta la storia delle baleniere, con sale dedicate all’esposizione un po’ macabra
di manufatti (compresi i presepi) fatti con le ossa e i denti delle balene, ma anche a moderno e innocuo artigianato con le pietre vulcaniche dipinte e oggetti di gioielleria ispirati alla natura delle Azzorre.

Non solo balene, Pico è uno scrigno che rivela tante segreti da scoprire, da osservare e da degustare. Tra i prodotti più noti, il vino. E’ stato difficile per l’uomo riuscire a coltivare in quest’isola, eppure i muretti di pietra grigia custodiscono e proteggono i vigneti, in un terreno strappato con caparbietà alla roccia vulcanica.

Anzi, proprio questo mix di minerali e composti ha creato un sapore unico e questo particolare modo di coltivare è diventato Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Vedere dall’alto di una torretta, un ex mulino a vento che custodisce appena fuori Madalena un piccolo museo con gli arnesi da lavoro, questo strano incrocio di muretti, i campi e i “rilheiras”, i solchi lasciati dalle ruote dei carri trainati da buoi che trasportavano l’uva e i barili, che sembra estendersi fino al mare è come ammirare un curiosi mosaico di colori.

Il vitigno verdelho è il più rinomato, ovviamente si possono fare degustazioni come nel moderno edificio di Cella Bar (facebook.com/cellabar), costruito in legno locale come fosse un’enorme botte, vicino Madalena e a una delle più belle piscine naturali dell’isola.

A Pico la gastronomia è una costante predominante: si mangia benissimo, soprattutto pesce, come nelle zuppe, come il polpo cotto nel vino. Da assaggiare i fichi, con l’interno rosso acceso, il miele di fiori d’incenso e il Queijo do Pico, un formaggio di latte di mucca, a pasta molle.

A fine pasto di rigore uno dei tanti liquori prodotti sull’isola e aromatizzati con erbe come il finocchietto e frutta come i mirtilli e soprattutto la maracuja, una costante di tutte le Azzorre. Per una degustazione di liquori si va in un negozio tipico a Cachorro, piccolissimo villaggio che prende il nome da una roccia a forma di cagnolino.

Le case sono tutte in pietra scura, colorate dalle finestre rosse o azzurre, mentre alcune passerelle conducono più vicino in riva all’oceano, sulle grigie scogliere impressionanti che si aprono varchi e fori tra la spuma delle onde bianche: sono gli spettacolari Arcos do Cachorro.

Come tutte le Azzorre, Pico è il paradiso dei geologi e degli appassionati di trekking. Molti sentieri si sviluppano intorno alla costa, tra i vigneti, e nell’entroterra per cercare di risalire il monte, escursione che si fa solo con guide locali esperte. All’interno dell’isola si può scoprire il lago do Capitao, immerso nel parco naturale, un’oasi per gli uccelli migratori. Una conferma di quanto Pico sia un ecosistema unico da preservare.

Info: www.visitazores.com
www.visitportugal.com

Foto di Sonia Anselmo

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