Miniere di sale, viaggio al centro della Terra

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In questa misteriosa città sotterranea l’accesso ai visitatori è consentito sino a 137 metri di profondità, costruita su
nove livelli da 64 a 327 metri, un labirinto di quasi 2400 camere unite da 245 chilometri di corridoi, con una temperatura all’interno di circa 15° C  costante  durante tutto l’anno ed è proprio grazie alle proprietà terapeutiche del sale che a 135 metri si trovano le terme allergologiche dove i pazienti vi trascorrono diverse ore al giorno; il microclima, saturo di aerosol salino ed iodico, è ideale per tutte le malattie del sistema respiratorio. La durata della visita è di circa tre ore, tre ore di intense emozioni nel constatare che proprio qui i minatori, nel corso dei secoli, si sono improvvisati artisti esternando tutta la loro creatività con il sale che era l’unico materiale di cui disponevano dando vita ad un susseguirsi di cappelle votive con altari, di nicchie  con santi, martiri, eroi. Scene che raccontano leggende popolari polacche, una forma di preghiera, una sorta di protezione scolpendo nel sale eventi sacri come la Fuga in Egitto, la Natività, l’Ultima Cena. A dir poco stupefacente la fiabesca visone della Cappella di Kinga (Cunegonda), la beata-principessa, protrettrice dei  minatori polacchi, a 101 metri di profondità, sicuramente la sala più bella di tutto il percorso con un’estensione di 74×17 metri scolpita dai minatori, tutti
autodidatti, che vi lavorarono dal 1869 al 1963. Interamente scavata nella roccia salina, abbagliano i cinque lampadari in parte realizzati con cristalli di sale. Un’immensa cattedrale con tanto di altare maggiore, bassorilievi, crocifissi, statue tra cui quella antica di Kinga e quella posta nel 1999 di Giovanni Paolo II,  l’unica al mondo realizzata interamente con il sale, ma anche un salone delle feste degno di una grande reggia con tanto di pavimento di sale. Ma chi era Kinga? Un salto a ritroso nel tempo ci porta nel Duecento, l’epoca del “miracolo di Kinga”, figlia di Bela IV re d’Ungheria e sposa di Boleslaw, principe di Cracovia. La leggenda narra che la fanciulla in occasione delle nozze avesse ricevuto dal padre un pozzo di salgemma dove, in seguito ad una visione, gettò il suo anello di  fidanzamento. Successivamente passando per Wieliczka, spinta da un presentimento, ordinò alla sua scorta di scavare un buco nel terreno e, a pochi metri dal suolo,
come per magia, ecco affiorare un blocco di salgemma con all’interno il suo anello, più si scavava e più si trovava sale. Si dice anche che il matrimonio tra i due   non venne mai consumato, essendo la principessa molto devota, tanto da essere stata canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1999. La visita continua con altre grotte  come quella di Copernico che nel Quattrocento fu tra i primi visitatori, con la sua statua rigorosamente di sale, la cappella di Sant’ Antonio, la più antica,
in stile barocco che data del Seicento, la cappella di San Giovanni ad una profondità di 135 metri e molto altro ancora. Naturalmente per rendere visitabile un simile  complesso sono state aggiunte infrastrutture decisamente straordinarie: dall’interessantissimo museo minerario all’immensa sala Wisla con negozi di souvenir,  dall’ufficio postale che annulla con un timbro speciale i francobolli delle cartoline ai vari caffè per ristoro ed inoltre una serie di locali dove, dietro  prenotazione, si organizzano pranzi, balli e banchetti nuziali. Numerosi sono i concerti che hanno luogo nella miniera, grazie anche all’ottima acustica,  per Capodanno, per Pasqua ed in autunno quelli di musica jazz. Al termine della visita si risale in superficie con l’apposito ascensore, lo stesso usato dai minatori nel passato. Un viaggio eccezionale nelle viscere della Terra, unico nel suo genere, dal quale si ritorna “alla luce del sole” con gli occhi colmi di tanta straordinaria bellezza.
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