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Superare il mare grosso, le onde enormi, il cielo plumbeo è per uomini e donne coraggiosi, ma la fatica e lo stress fisico vengono subito ripagati dalla selvaggia bellezza di Tory e delle sue tante curiosità. Basta che appaia il sole e si illuminano tutti i quattro chilometri dell’isola, le case dipinte di bianco raggruppate intorno alla via (unica peraltro) principale, i laghetti costieri abitati da maestosi cigni, i campi verdi punteggiati dal bianco delle pecore, mentre i conigli giocano a rimpiattino nell’erba. Un quadretto da sogno, ma soprattutto un mondo calato alla perfezione nella natura ancora incotaminata. Del resto, questo è un santuario per gli uccelli marini e i pochi turisti che si avventurano con il ferry sono amanti del birdwatching. Cormorani, gabbiani, urie si gettano nell’acqua, risalgono in superficie, si librano alti nel cielo e si posano sulle scogliere a picco. È lì che bisogna andare, riprendendo il solito barchino, che stavolta naviga sotto costa, per vivere una forte emozione: la schiuma bianca lambisce le rocce, l’acqua si fa verde smeraldo e i simpatici pulcinella di mare, tozzi, bianchi e neri, con il famoso becco grosso arancione, volano o pescano.
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E si respira un’atmosfera spirituale, quasi commovente, molto più che in alcuni luoghi prescelti dalla religione: qui l’unico grande e supremo dio è la Natura, rispettata, amata e custodita. Se poi, oltre agli uccelli marini, si ha la fortuna di imbattersi in uno squalo, che spunta dall’acqua con la sua pinna grigia, la suggestione è completa. Non mancano i delfini in queste acque. Anzi, fino a poco tempo fa ce n’era uno che era diventato la mascotte di Tory Island perchè ogni giorno si avvicinava al molo e aspettava il suo amico, un labrador: insieme nuotavano e giocavano, insieme sono diventati protagonisti di filmati tv e cronaca locale. Sono solo una delle tante curiosità di quest’isola. Appena 135 abitanti, un solo hotel, quello del capitano Pat, proprio di fronte al molo, un solo caffè e ristorante, un negozio di souvenir che apre solo durante l’estate, una piccola galleria d’arte, un faro che domina l’orizzonte, una torre: Bell Tower, unica sopravvissuta di un monastero del VI Secolo distrutto dalle truppe inglesi nel 1595, una chiesina immacolata con annesso cimitero e le statuine di Padre Pio in bell’evidenza, un manipolo di cottage sparsi nel verde. Ma la sorpresa più insolita è che la piccola isola è “governata” da un re. Sì, un sovrano in carne e ossa, un personaggio non tanto per la carica che ricopre, una sorta di sindaco del posto, ma proprio per il carattere sopra le righe.
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Il re Patsy Dan Rogers, una vaga rassomiglianza con Giovanni Paolo II, giubbotto e cappello da comandante, orecchino a cerchio di pesante argento all’orecchio, sette anelli alle dita, bicchiere di whiskey irlandese in mano, guida una scalcagnata utilitaria blu con tanto di adesivo di Padre Pio e statua di Gesù che si muove sul cruscotto, ma con la targa “King of Tory”, in inglese e in gaelico. Re Patsy è un’artista, è arrivato qui decenni fa con una piccola comunità di pittori attirati dalle scene del posto, ma poi si è fermato e qualche anno fa è stato nominato sovrano. Una missione che non ha preso alla leggera: vorrebbe avere un po’ più di considerazione da parte del potere centrale a Dublino per la sua isola, vorrebbe i finanziamenti per mettere una linea di traghetti meno avventurosa, vorrebbe mantenere viva la tradizione e la lingua gaelica che ancora parlano tra loro gli abitanti, e vorrebbe trovare un lavoro ai teenager del luogo. Tutti progetti che è pronto a raccontare ad ogni visitatore che sbarca al molo e che accoglie uno ad uno, con grande affabilità. Perché anche se è un re, non gli importa nulla dell’etichetta. Anzi: è allegro, irrefrenabile e selvaggio proprio come la sua splendida Tory, un’isola che lascia un ricordo indelebile, non solo per le difficoltà della traversata, nel cuore di chi ci sbarca.
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In collaborazione con Tourism Ireland e Aer Lingus