L’arco di roccia, la finestra sul mare azzurro, non c’è più, distrutto da una mareggiata violenta nel marzo del 2017. Anche se Gozo ha perduto uno dei suoi segni distintivi, il simbolo delle sue coste erose dal vento, dal trascorrere del tempo e dalle intemperie, resta un’isola affascinante.
Selvaggia, ma con i campi coltivati che l’hanno trasformata nel granaio dell’arcipelago maltese. Piena di Storia ultra millenaria, di natura incontaminata e meraviglie architettoniche, come le tante chiese che i Cavalieri di Malta, e non solo, ci hanno costruito nei secoli.
I vacanzieri estivi adorano le spiagge e le baie incontaminate, il mare si rivela il paradiso per gli appassionati
di sport, barca a vela, windsurf, kayak, pesca e soprattutto sub, in primavera l’isola è ancora più affascinante nei colori resi vivaci dal sole tiepido, l’azzurro delle acque, il verde dei campi, il crema tendente al rosa della roccia calcarea tipica con cui sono state costruite cattedrali e cittadine.
Come si arriva dal porto, scendendo da uno dei traghetti che fanno la spola con La Valletta o dalle barche che offrono le crociere tra le isole, subito si trova la chiesa di Nostra Signora di Lourdes, a picco. Ma è il santuario di Ta’ Pinu che segna l’itinerario religioso a Gozo.
Costruito negli anni Venti del Novecento, è un capolavoro di architettura e di artigianato locale, con le tante sculture in pietra maltese: fu edificato davanti alla cappella della fine dell’Ottocento dedicata a Nostra Signora. E’ legato ad una delle tante leggende di Gozo: nel 1883 una donna del villaggio di Gharb udì la voce della Madonna nelle piccola cappella, confessò l’episodio ad un suo amico che confermò di aver ascoltato anche egli lì vicino alcune parole, da allora la fama della cappella si diffuse fino a quando venne costruito il Santuario. Poco vicino, sulla collina Ghammar, si sviluppa una Via Crucis con 14 imponenti gruppi scultori.
Con gli autobus che fanno il giro di Gozo, si arriva facilmente al luogo che attrae tutti: Dwejra, la scogliera con faraglioni a picco sul mare con quello che resta della Finestra Azzurra. Per chi ha avuto la fortuna di vederla prima del crollo, la delusione non è poi tanta: complice la meraviglia del luogo, della natura. Sotto quello che rimane dell’arco di roccia il mare è molto profondo e viene chiamato il Buco Blu, da sempre grande attrattiva per chi ama le immersioni.
Per i meno temerari, a destra dell’ex finestra, c’è un piccolo porticciolo al riparo: da qui le barchette conducono ad una specie di piccola e circolare laguna, anch’essa azzurra, che poi porta in mare aperto. Si sale sulla barca, si china la testa per passare sotto uno stretto passaggio tra gli scogli, si entra in una grotta dove le pareti risplendono di mille colori inconsueti, dal rosa all’ocra, passando per l’oro che brilla alla luce del sole. L’acqua riflette questa varietà di colori e sembra immergerli in una favolosa tavolazza. Una volta arrivati dall’altra parte del tunnel, tutto diventa blu cobalto del Mediterraneo. Gli scogli sono ricchi di fossili crostacei, a testimonianza che un tempo l’isola era sommersa.
Sullo sfondo, si vede la Rocca del Generale, detta anche “fungo”, un blocco di roccia che fuoriesce dal mare
per oltre sessanta metri. Ai tempi dei Cavalieri di Malta, si pensava che un tubero particolare crescesse su questa piccola isola, e avesse proprietà medicinali per curare vari disturbi. Tanto che il Gran Maestro proibì a chiunque non fosse autorizzato a salire sulla roccia e raccogliere la pianta.
Gozo è piena zeppa di grotte e anfratti, alcuni visitabili ai subacquei come la Grotta di Xerri con le sue stalattiti e stalagmiti di alabastro dalle forme strane, ma si può scendere anche con una lunga scala a chiocciola.
Famosissima è la grotta di Calipso, che si ammira dall’alto, in un panorama che abbraccia anche la baia di Ramla, dalla sabbia rossa. La leggenda narra che questo fosse il luogo dove la magnifica ninfa Calipso tenne prigioniero d’amore Ulisse per sette anni, come racconta Omero. Qui, a Gozo, si dice che lo spirito di Ulisse vaghi ancora nella caverna ed emetta strani lamenti.
Battuta dalle onde, la grotta si trova a poca distanza dai templi Ggantija a Xaghra, il sito archeologico più importante di Gozo, Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Un circolo di pietre misterioso, risalente al 3000 a.C., e varie costruzioni, tra cui alcune che si reputa religiose: durante gli scavi in questo che si ritiene essere un villaggio poi abbandonato dagli abitanti furono ritrovati duecentomila ossa umane e moltissimi reperti preistorici. Il vento soffia tra le pietre, portando con sè l’eco dei tempi remoti, mentre tornando all’entrata del sito si cammina tra i campi coltivati.
Gozo è molto verde, il granaio delle isole. Qui crescono ulivi, vigneti, ortaggi e frutta e si possono assaggiare tantissimi prodotti tipici: dalle carrube alla melassa, ai pomodori secchi, ai formaggi, ai capperi, alle olive, al miele, alle marmellate, al sale proveniente dalle saline interne, aromatizzato al limone o alle erbe. L’ideale per gustare la gastronomia è fare un salto nelle piccole botteghe di Victoria, la città principale chiamata anche Rabat.
D’obbligo una passeggiata nella cittadella fortificata che domina il centro: tra passaggi di pietra, scale arroccate e viuzze dal sapore antico, si gode un panorama sull’intera isola e sul mare e si incontra la cattedrale di Santa Maria seicentesca e alcuni palazzi nobiliari. Scendendo il dislivello di centocinquanta metri, ci si trova nel vivace centro con il mercato, i tavolini dei caffè all’aperto, i negozi.
Ancora più caratteristici sono i villaggi dei pescatori, Marsalaforn e Xlendi. Qui si respira, come in tutta Gozo, un’atmosfera ancestrale, legata ai ritmi della natura, di perfetto relax, un luogo dove si viene a rigenerarsi.
Per chi vuole ammirare ancora la splendida natura delle isole maltesi, le barche attraccano nella vicina e piccola Comino, con la spettacolare laguna blu, dove l’acqua varia dal turchese all’azzurro più accecante. Comino è brulla, disabitata, ci si arriva solo con i traghetti e si può stare il tempo di un tuffo, mentre la sua costa è un complicato e meraviglioso labirinto di scogliere, grotte e anfratti levigati dal mare e dal vento, che soffia inclemente e gonfia le onde, mentre il sole fa risplendere i colori.
Info: www.visitgozo.com, www.visitmalta.com
Foto di Sonia Anselmo e www.visitmalta.com