Cracovia, nella Piazza del Mercato volano le leggende

I piccioni prendono il volo mentre il trombettista si mette al suo posto, da un finestra sulla torre più alta del duomo. E’ un attimo e a Cracovia vanno in scena tre leggende nello stesso momento.

Splendida ed elegante, la città è piena di miti, uno dei quali risale proprio alla sua nascita con il drago sconfitto dall’umile calzolaio. La grande piazza del Mercato, Rynek Glowny, è la cornice perfetta per alimentare queste storie tradizionali.

In un angolo, il duomo gotico di Santa Maria è il cuore sacro di Cracovia, un po’ defilato su quella che è l’anima profana della città: la piazza adibita da sempre a mercato.

Componente della lega anseatica, Cracovia è sempre stata un centro importante per il commercio e sin dalla fondazione, nel 1257, questo spazio rettangolare, la piazza medievale più grande d’Europa, fu destinato a mercato di ogni genere.

Al centro esisteva già una sorta di riparo in legno per custodire le merci più preziose, soprattutto il sale della vicina Miniera di Wieliczka, prodotti esotici importati dall’est, stoffe e pellicce, ambra del Baltico, ma nel 1500 fu distrutto da un incendio. Venne ricostruito nell’attuale bellissimo Mercato dei Tessuti, Sukiennice, proprio per proteggere meglio i prodotti pregiati, mentre sulla piazza hanno continuato ad esserci i banchi alimentari.

Di impatto rinascimentale, creato da architetti italiani, con grandi mascheroni sul tetto che si dice rappresentino i cittadini più illustri dell’epoca, e i portici, ospita tuttora una serie di stand dedicati all’artigianato tipico, mentre il primo piano è occupato da una sezione del Museo nazionale dedicato alla pittura polacca.
Fuori il selciato è spesso ricoperto dalle bancarelle per occasioni festive, come i mercatini natalizi.

La piazza, come altre a Cracovia, è invasa dai piccioni, si appisolano sotto i portici del Mercato, si contendono uno spazio al caldo tra le antiche costruzioni, si appollaiano in fila sul cornicione del palazzo e si alzano in volo tutti insieme davanti al duomo.

In questo modo sembrano mettere in pratica la leggenda che li vuole essere i cavalieri del granduca Enrico IV il Probo che avrebbe voluto riunire sotto la sua corona tutta la Polonia, ma non aveva abbastanza denaro e per questo si rivolse a una maga: questa trasformò i suoi nobili in uccelli che andavano a beccare le pietre rosse della chiesa facendo scendere giù piccoli calcinacci diventati monete d’oro. I piccioni di oggi sarebbero i discendenti dei cavalieri e si alzano in volo probabilmente spaventati dal suono della tromba. Ed ecco la seconda leggenda legata alla piazza.

Sulla torre più alta della Santa Maria, ogni giorno allo scoccare dell’ora un musicista, che poi è un vigile del fuoco, apre la finestra superiore e attacca una melodia che improvvisamente si spezza. E’ in ricordo del suo predecessore che venne trafitto alla gola e ucciso da una freccia scoccata da un tartaro, proprio mentre suonava per dare l’allarme dell’invasione, nel 1241. Il trombettista ripete il rito anche sugli altri lati della
guglia, stesse note, stesso finale a metà, rammentando un rito che sin dal Medioevo avveniva per avvertire la popolazione dell’apertura e chiusura delle porte delle mura, ma anche per i pericoli di incendi o invasioni, appunto.

Guardando su verso la finestra, si nota la disuguaglianza d’altezza delle due torri legate alla terza leggenda della piazza. Si racconta che due fratelli, tra i mercanti che finanziarono la costruzione della cattedrale, si sfidarono nella costruzione: il maggiore fece il campanile e accorgendosi che la sua opera non era alta e bella come quella del fratello, in un impeto di invidia lo uccise accoltellandolo. Si pentì del suo gesto e i rimorsi lo divorarono finché il giorno della consacrazione della chiesa afferrò lo stesso coltello e trafisse proprio cuore
lanciandosi poi dalla cima della torre, che non fu mai completata ad ammonimento per l’invidia. Il coltello, invece, pende ancora oggi all’entrata del Mercato dei Tessuti.

La chiesa di Santa Maria è posta obliqua rispetto alla piazza perché è di epoca precedente: fu innalzata all’inizio del XIII secolo ed è uno splendido esempio dell’architettura gotica. L’interno, poi, è ancora più suggestivo con il retablo della Dormizione della Vergine, opera di Veit Stoss tra il 1477 e il 1489. Il capolavoro, in legno di quercia, misura 13 metri di altezza e 11 di larghezza e al centro le figure della Madonna e degli apostoli sono alte quasi tre metri, mentre le due ante mobili e le due fisse, rappresentanti scene della vita della Vergine Maria e di Gesù, hanno circa duecento personaggi, scolpiti nel dettaglio e molto realistici: Stoss ritrasse infatti veri abitanti di Cracovia, con le loro teste calve o le mani deformate dal lavoro.

Il duomo custodisce anche altri tesori, opere d’arte e i decori policromi dell’Ottocento, come la volta stellata, dipinti da Jan Matejko.
Infine, all’esterno una curiosità: sul muro meridionale della Santa Maria, accanto all’ingresso, ci sono alcune catene di ferro, dette kuny.

Qui i colpevoli di adulterio o di piccoli furti, gli ubriachi, chi non osservava il digiuno o lavorava di domenica veniva incatenato per essere esposto alle ingiurie di chi entrava in chiesa. Questa punizione ecclesiastica fu abolita solo alla fine del XVIII secolo, facendo tirare un sospiro di sollievo agli abitanti di Cracovia: oggi però alcuni si fanno incatenare per farsi una foto o meglio per scaramanzia: si dice che questo rituale garantisca felicità e amore, un’ennesima leggenda legata alla piazza del Mercato.

Accanto al duomo, poi, si trova la piccola chiesa di Santa Barbara e poco oltre quella di Sant’Adalbert, dalla cupola verde, legata, anch’essa, ad un’altra leggenda: fu costruita sull’esatto punto dove era solito pregare il santo nel X secolo ed è una delle chiese più antiche della Polonia.

Non è finita qui. Sulla piazza si notano altri preziosi monumenti, come la vecchia torre del Municipio, abbattuto durante la dominazione austriaca perché era pericolante e una moderna scultura di Igor Mitoraj che raffigura Eros Bendato. Tutt’intorno antichi ed eleganti palazzi e caffè e ristoranti, proprio dove nel passato c’erano botteghe e osterie.

Le strade che confluiscono nella piazza conducono ad altre meraviglie della Città Vecchia: da una parte il Collegium Maius, l’università fondata nel Trecento ( tra gli studenti ci fu anche Copernico) e con all’interno
del cortile un divertente orologio musicale; da un altro lato la via Grodzka, con la chiesa barocca dei Santi Pietro e Paolo e quella romanica di Sant’Andrea, che conduce alla collina Wawel e al Castello.

Da qui si può riprendere a ritroso la via Reale, un percorso che compievano i sovrani e gli ambasciatori in visita e che veniva usato per le parate e le cerimonie ufficiali: si ripassa per la piazza del Mercato e attraverso la via Florananska si arriva alla porta di San Floriano, antico accesso alla città, e al Barbacane.

Oggi solitario guardiano di quelle che erano le mura fortificate, fu costruito nel Quattrocento a difesa, anche se nella sua lunga vita non servì a molto e per fortuna non venne abbattuto secondo i progetti degli austriaci. Rimane lì, muta sentinella del passato e della bellezza di Cracovia.

Dove mangiare: Morskie Oko, Plac Szczepanski 8, Krakow, www.morskieoko.kraokow.pl Alle spalle della piazza del Mercato, un ristorante folkloristico su vari piani, con un ambiente rustico pieno di dettagli curiosi, dalle pelli di pecora sulle panche alla collana rossa di legno a segnalare il bagno femminile, camerieri in abiti caratteristici, intrattenimento musicale tipico e piatti, super abbondanti, della tradizione, anche per vegetariani.

Info: www.polonia.travel
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Foto di Sonia Anselmo e www.polonia.travel
In collaborazione con www.polonia.travel

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