Cracovia, la collina Wawel dei re e della bellezza

Il castello di Wawel  a Cracovia al tramonto

Il cielo sopra il castello di Wawel e la Vistola è diviso perfettamente da una linea che separa il grigio delle nubi dal giallo del tramonto sulle mura, come fosse foriero della fine dell’autunno, che ancora colora di marrone i giardini, e l’inverno, che si annuncia con la pioggia e la neve.

Le giornate uggiose non rendono meno bella Cracovia, anzi. Facile
innamorarsi di questa città gioiello, dal centro storico a forma di pera, piccola, vivibile e raccolta.

Ancorata alla Storia, con i suoi antichi palazzi e chiese dai mattoni rossi, ma anche proiettata al futuro con le nuove strutture in periferia e il ponte pedonale sul fiume.

Una città dall’anima dolente per un passato fatto di invasioni, dolori e annientamenti, ma anche dallo spirito rock e allegro con la musica ovunque per le strade, con il calore degli abitanti e con i rituali tradizionali.


Cracovia ha molte sfaccettature che la rendono splendida e unica. E’ una città di un’eleganza sofisticata, mai ostentata e urlata, che rivela tanto a chi lo vuole notare: la gioia di vivere e godere con le porzioni giganti dei ristoranti e dei molti banchi di street food, la tendenza a esaltare le tradizioni, il modo sobrio con cui custodisce la memoria negli ex quartieri ebraico e ghetto, l’amore per il proprio figlio, Karol Woytla, diventato santo, uno dei cinque legati a Cracovia, ma forse quello più famoso e celebrato con foto, statue e insegne quasi in ogni angolo, la cultura delle leggende, che sembrano affiorare dovunque, in qualsiasi monumento.

E poi c’è il lato romantico che emerge dalle bianche carrozze, trainate da una coppia di cavalli, spesso con ornamenti colorati, e guidati da ragazze in divisa nera, che fanno il giro del centro e sembrano uscite dalla favola di Cenerentola: l’usanza di questi mezzi di trasporto è legata ad una poesia degli anni Venti del Novecento che raccontava di un cocchiere magico che girava per la città, così piano piano vennero istituite le carrozze, ognuna diversa dall’altra, ce n’era una anche a forma di zucca, finché sono
diventate un’istituzione e si sono allineate nella forma e nei colori.

In fondo a una fiaba, o meglio a una leggenda, Cracovia deve la nascita. Si racconta che in un tempo remoto un drago ingordo terrorizzasse tutto il territorio, divorando bestiame e giovani vergini, fu un calzolaio a toglierlo di mezzo: creò una finta pecora piena di zolfo, il mostro non esitò a mangiarla e a quel punto dovette tuffarsi nel fiume per placare la sua sete, bevendo per giorni interi, finché non scoppio e la sua testa finì sulla collina in lontananza. Il calzolaio sposò la principessa, come ricompensa per aver distrutto il drago, e tutti vissero felici e contenti. Il drago però c’è ancora:
è una simpatica statua che sputa fiamme ogni cinque minuti, sempre se il tempo è favorevole, proprio sulla riva della Vistola e accanto alla grotta dove tutto ebbe inizio.

Sopra la caverna, la collina di Wawel con il suo castello, la grande cattedrale, i palazzi nobili dai mattoni rossi che fanno subito nord Europa. Su questa rocca calcarea, miti a parte, ci fu il primo insediamento e con i secoli divenne la cittadella dei reali polacchi, ma dovette piegarsi alle esigenze della Storia e subì le trasformazioni per i dominatori: ad esempio gli austriaci dell’Impero la resero una caserma e rasero al suolo le case, di cui oggi è rimasto qualche blocco di pietra delle fondamenta. Fino al 1911 fu abbandonata, finché una serie di benefattori, gli stessi che ora sono ricordati con alcune targhe sul muro della salita, la riportarono agli antichi allori.

Adesso Wawel è una tappa obbligata per ammirare la bellezza di Cracovia: la cattedrale gotica, risalente al 1364, è stata per secoli la più importante della Polonia, ha visto l’incoronazione di molti re ed è il Pantheon nazionale.

Al centro della tripla navata, i resti di Stanislao, patrono della Polonia, in un reliquario d’argento, intorno 18 cappelle tra cui quella della Santa Croce
e quelle di re Sigismondo I Il Vecchio e Sigismondo Augusto, capolavoro rinascimentale, opera di architetti italiani: molte di queste cappelle sono
state aggiunte nei secoli alla costruzione e hanno stili diversi, come quella dei re Vasa che è barocca, mentre la regina Anna Jagellona (la famiglia di reali, di origine lituana, che rese grande Cracovia), figlia della milanese Bona Sforza,  volle la cupola d’oro massiccio, che brilla come un faro ammaliatore su tutta Cracovia.

Nella cripta (a pagamento, mentre la visita alla cattedrale è gratuita) riposano sovrani, poeti e personalità illustri, sui resti della prima chiesa romanica, fondata nell’anno Mille.
Si può anche salire sulla torre, da cui si gode uno spettacolare panorama sulla città, e ammirare la campana di Sigismondo: pesante ben 11 tonnellate, risalente al XVI secolo, per cinque secoli fu la più grande della Polonia, il suo suono si ascolta in occasione di feste, cerimonie ecclesiastiche ed eventi nazionali.

In passato ha salutato la nascita dei discendenti del re e ha accompagnato i funerali dei sovrani e degli illustri sepolti sul Wawel. Una leggenda,
l’ennesima di Cracovia, racconta che i suoi rintocchi vellutati siano dovuti ad un fascio di corde d’argento fuso in essa, gettato nella caldaia destinata alla costruzione della campana, il liutista di corte Valentino Bekwark.


Una volta ridiscesi sulla grande spianata al centro della collina, si può visitare il castello vero e proprio: il palazzo che ha ospitato i sovrani dal XI al XVI secolo, è stato residenza romanica, fortezza gotica sotto Casimiro III, dimora rinascimentale con lo splendido cortile di stampo italiano con Sigismondo, è oggi un museo sulla storia della monarchia polacca, si possono vedere alcune stanze rappresentative come quella dove i re incontrava i parlamentari e un salone da ballo, oltre all’armeria, con armi dal Medioevo e la spada di incoronazione del XIII secolo, e al tesoro, comprensiva di una collezione dei re di pregiati arazzi fiamminghi.


Uscendo verso la città dalla Porta dei Vasa, accanto alla cattedrale, e poi dalla Porta dei Blasoni, si scende lungo le mura di fortificazione. L’eroe polacco Tadeusz Kosciuszko, che a fine Settecento combatté per l’Indipendenza, sembra proteggere Wawel dall’alto del suo cavallo, mentre il visitatore continua verso la Città Vecchia per immergersi di nuovo nella bellezza di Cracovia.

Dove mangiare: Pod Baranem, Sw. Gertrudy 21 31-049 Krakow, www.podbaranem.com, Vicino alla collina di Wawel, il ristorante
propone piatti tradizionali, anche vegetariani, come la zuppa di barbabietole e le crepes con spinaci e formaggio, carne
di ogni genere, pesce, dessert come una fantastica torta ai lamponi, tutto nelle porzioni gigantesche tipiche di Cracovia.

Info: www.polonia.travel

Foto di Sonia Anselmo e www.polonia.travel

In collaborazione con www.polonia.travel

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