Cracovia e Giovanni Paolo II, un legame vivo e quotidiano

Una statua, una foto, o semplicemente una targa. Ogni angolo di Cracovia parla di Giovanni Paolo II. Normale, essendo la città dove il Santo è cresciuto, ha studiato ed è stato vescovo.

Ma l’amore per gli abitanti per il loro “concittadino” è tangibile, reale, concreto. Non si limita ad essere un affetto che supera il tempo e la morte. Si tocca con mano nel rispetto e nella sacralità con cui viene lasciato vuoto il banco alla chiesa di San Francesco dove Wojtlya era solito pregare, nei fiori lasciati davanti alla statua a Lui dedicata al Castello, nella lucida icona davanti all’entrata del palazzo vescovile. Giovanni Paolo II a Cracovia è una presenza viva, quotidiana.

A Lui sembra intitolato tutto, dall’aeroporto alla torta che preferiva, in vendita nelle pasticcerie del centro e ogni angolo, persino quelli dove non è facile immaginarlo, come il vecchio cimitero ebraico, (che cercò di restaurare dopo la Guerra e dove volle mantenere sempre viva la memoria del rabbino Remuh) hanno leggende o semplicemente ricordi legati all’arcivescovo Wojtlya.

Il Santo era nato nel 1920 a Wadowice, un piccolo borgo a pochi chilometri, dove si organizzano pellegrinaggi ed escursioni di un giorno da Cracovia, ma in città studiò, divenne sacerdote nel 1946, arcivescovo nel 1967, e ci tornò da Papa. Anzi, è sempre stata nel suo cuore. “Permettete, prima di andare via, guardo ancora una volta Cracovia, questa Cracovia, dove ogni pietra e ogni mattone mi è caro”, disse durante una visita nel 1979, già Pontefice.

Per ammirare i luoghi a Lui più legati, si organizzano tour a piedi, condizione ideale per scoprire la bellezza
di Cracovia. Prima tappa, la casa di via Tyniecka 10, dove abitò da studente, diciottenne, appena arrivato
con il padre da Wadowice. Oggi è un piccolo museo a Lui dedicato, ma negli anni 1938-1944, durante l’occupazione tedesca, era un luogo austero, con una vista sul fiume Vistola e sul Castello di Wawel, poco accessibile al ragazzo che viveva nella cantina.

Qui il giovane Karol prese tutte le decisioni più importanti riguardanti la sua futura vita, evitò l’arresto della Gestapo e cominciò a frequentare un seminario segreto per diventare prete. Incontrava anche gli amici per discutere di letteratura e teatro, per preparare spettacoli e recitare poesie: insomma si dedicava allo studio, alla creazione artistica e teatrale e all’approfondimento della sua vita religiosa, tra momenti di gioia, come le serate con le discussioni filosofiche, e di tristezza, come gli arresti degli abitanti durante la guerra. Un periodo di formazione nella casa tanto amata dal futuro Giovanni Paolo II.

Continuando ad esplorare Cracovia sulle sue orme, un’altra tappa obbligata è l’Università Jagellonica dove il giovane Karol studiò Filosofia e dove tornò per insegnare Etica. Nella parte vecchia della città, è un luogo storico: fondata nel 1364 da re Casimiro il Grande, è stata una delle più antiche non solo d’Europa ma anche del mondo, ha visto come studente anche Niccolò Copernico, oltre a moltissimi altri polacchi illustri. Secondo la leggenda, presso l’Accademia di Cracovia il dottor Faust e maestro Twardowski, un alchemico polacco, avrebbero esplorato i segreti della magia e della stregoneria. Si dice inoltre che in quegli anni oltrepassò le soglie dell’università la prima studentessa: Nawojka, che frequentò le lezioni travestita da uomo perché ancora a lungo gli studi sarebbero stati preclusi alle donne.

All’interno del Collegium Maius, maestoso nel suo stile gotico, si trova un interessante museo sull’Unversità, con il primo mappamondo con l’America, risalente agli inizi del Cinquecento, mentre nel cortile l’orologio è una splendida curiosità: ogni due ore sfilano una serie di figure in legno, tra re, accademici e studiosi del passato, su una melodia.

Uscendo dall’Università, per continuare a scoprire le orme di Giovanni Paolo II, una breve passeggiata porta alla chiesa di San Francesco. Wojtyla, fin da ragazzo, andava a pregare ogni giorno sempre sulla stessa panca, dove oggi c’è una targa ed è lasciata in suo omaggio spesso vuota. Di fronte alla basilica, si vede una grande fotografia del Papa. Lì, in via Franciszkanska 3, nel 1944, il futuro Giovanni Paolo II si trasferì da studente del seminario clandestino dell’Arcidiocesi di Cracovia e fu ordinato sacerdote nel 1946.

In seguito, si fermò in questo palazzo prima come Vescovo di Cracovia e dopo, durante i suoi viaggi in Polonia, come Pontefice. Da quella finestra, dove oggi c’è la sua immagine, era solito affacciarsi per salutare i fedeli.

Sempre nel centro storico di Cracovia, il pellegrinaggio prosegue in via Kanonicza 21 dove si trova la casa in cui Wojtyla abitò per circa dieci anni quando era vescovo (1958-1967): oggi museo a Lui dedicato, dove le foto, i vestiti, i libri, persino gli sci, raccontano quel periodo. Nei pressi della casa si trova il Seminario maggiore dove da giovane si avvicinò alla teologia.

Nelle vicinanze, c’è anche la chiesa di Santi Pietro e Paolo, barocca, costruita su modello di quella del Gesù di Roma. All’interno un pendolo di Foucault alto 46,50 metri descrive le rotazioni della Terra, mentre l’esterno è caratterizzato da una sfilza di statue dei dodici apostoli, dove proprio quella di San Pietro fu ricostruita per volere dell vescovo Wojtyla.

Accanto, la preziosa chiesa di Sant’Andrea con torri romaniche e spesse mura, dotate di feritoie: era fortificata e dal 1098 che tenne a riparo nei secoli gli abitanti di Cracovia.

Tanti altri sono gli edifici religiosi che hanno ospitato la figura del Santo, sia come semplice fedele sia come prete, poi vescovo e infine le visite come Papa, ma tutta Cracovia è legata a Lui.

Anche un altro luogo storico della città, il Castello sulla collina di Wawel, ha visto il passaggio di Giovanni Paolo II. Oggi una delle statue più fotografate a Lui dedicata, sempre ricca di fiori, ricorda le tante visite che fece a Cracovia da Papa. Nella Cattedrale reale di San Venceslao, il cuore del castello, celebrò innumerevoli volte la messa e fu consacrato vescovo e arcivescovo. Un altare in una cappella lo commemora oggi come Santo amatissimo, proprio come tutte le strade, le chiese, le pietre che toccò a Cracovia, città di Giovanni Paolo II per sempre.

Info: www.polonia.travel
Foto di Sonia Anselmo, www.polonia.travel, dreamstime.com
In collaborazione con www.polonia.travel

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