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Per il Capodanno 2013, inoltre, il parco è rimasto aperto per celebrare insieme ai suoi tanti fan con i fuochi d’artificio il nuovo anno: un evento che non accadeva da decenni e che è stato un grande successo. Appena si varcano le porte guardate a vista dagli enormi soldatini di legno, è come passare in un luogo fiabesco, dove l’atmosfera si è fermata. Non stupisce l’attaccamento dei danesi per il Tivoli: loro che hanno come emblema di Copenhangen una Sirenetta e che idolatrano uno scrittore di favole come Hans Christian Andersen, è facile che siano perdutamente innamorati del parco. Famiglie intere, ma anche ragazzi di ogni età, si mettono alla prova sulle tante giostre: quelle dal sapore antico come la Galleria degli Specchi e la più antica montagna russa del mondo, e quelle ad alta adreanalina capaci di lasciare senza respiro. E poi affollano i tanti ristoranti, i concerti, gli eventi straordinari, i teatri, le sale giochi. Ce n’è per tutti i gusti per provare una nuova avventura ogni volta che si passa per il Tivoli. Fu voluto da re Cristiano VIII nel 1843, su consiglio del milionario mecenate Georg Carstensen che convinse il sovrano dicendo “se il popolo si diverte, non si occupa di politica”. Un pò come i circhi e gli spettacoli dei gladiatori dell’antica Roma. Solo che il Tivoli si è ampliato di anno in anno crescendo di popolarità. All’inizio le giostre illuminate, i tendoni colorati e i tiri a segno erano su un prato verde, come fiera paesana. Ma poi, nel 1847, si aprì a pochi passi di distanza la prima stazione di Copenhagen e il pubblico aumentò a dismisura. Così il parco si ampliò, si costruirono nuove attrazioni e il prato verde divenne il laghetto che ora è al centro, solcato da barchette. Tutt’intorno la Pagoda cinese, la Basilica Russa, con le nove cupole a cipolla, e il Nimb, un hotel dentro un edificio del 1909 dal sapore indiano. È molto coerografico, il luna park: come nel lago, dove è stata attraccata una nave dei pirati che la notte sembra sospesa sull’acqua, lo “Starflyer” con le sue navicelle vorticanti sembra toccare la torre del Muncipio, a pochi metri di fronte, i negozi nelle capanne di legno. È magico il Tivoli, che sembra arrivare direttamente da una fiaba. Con i folletti della tradizione nordica che sembrano abitare questi luoghi, non solo a Natale. Persino la banda, che ogni giorno attraverso i viali a suon di tamburi, con i mucisti nelle loro divise militari rosse e bianche, come le Guardie della Regina, sembrano soldatini usciti dalla fantasia retrò di qualche bimbo. E se nell’Ottocento giravano gentiluomini in bombetta e bastone e dame dal vestiti fruscianti, oggi sono intere famiglie che scorazzano felici tra i percorsi del parco, mettendosi alla prova non più con i tiri a segno di legno ma con le spericolate cadute verticali. Aperto da aprile a settembre, con le eccezioni di Halloween e Natale, con una media di 4 milioni di visitatori all’anno, il Tivoli resiste nel cuore degli abitanti di Copenhagen come un angolo di paradiso dove rimanere bambini: in fondo, al di là della curatissima siepe, scorre la vita quotidiana, il traffico e il via vai della città.
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Foto di Angela Rubino e www.visitcopenhagen.com
In collaborazione con www.visitdenmark.it