Budapest, dove vive la memoria del dolore

tramonto sul Danubio

Stanno là, immobili, grondanti di gocce di pioggia come fossero lacrime, quasi ad aspettare i proprietari. Sono tante, sessanta, di ogni tipo e modello, per donna con il tacco, scarponcini per uomo, con il cinturino da bambina, con un look vintage da anni Quaranta. Qualcuna con un fiore accanto, come fosse una preghiera. Sono scarpe di bronzo in riva al Danubio, sostituiscono quelle reali che furono abbandonate nello stesso posto e ora sono là per rammentare. E non sono le uniche tracce strazianti a Budapest.

Un filo conduttore lega ricordi e testimonianze, un modo per non dimenticare mai il passato fatto di dolore, drammi e impotenza. La crudeltà  dell’uomo ha segnato la quotidianità  di Budapest e tuttora si percepisce andando in giro per la splendida capitale dell’Ungheria. La pioggia, violenta e continua, dell’estate sembra rendere ancora più cupa l’atmosfera, i monumenti che rammentano quello che fu vengono avvolti dal grigiore quasi a sottolineare le vecchie sofferenze,
mai rimarginate del tutto.

Lotte d’indipendenza, guerre, Olocausto, comunismo, dittatura: il Parlamento in riva al Danubio, a Pest, e il castello dall’altra parte del fiume, a Buda, hanno visto ogni angoscia e pena possibile e nonostante la loro bellezza architettonica, in queste giornate cariche di nuvole, appaiono silenziosi testimoni. Così come le scarpe in bronzo messe in fila sul lungofiume, a eterna memoria, raccontano storie commoventi: fanno lacrimare, anche senza il cielo nero e l’acqua che viene giù.

Qui, tra il Parlamento e il Ponte delle Catene, nella Budapest più spettacolare, vennero portati bambini, uomini, donne, anziani, fecero togliere le scarpe, li fucilarono e gettarono i loro corpi nel Danubio. Le calzature, oggi, ricordano i loro proprietari, emergono irreali sulla sponda,
lanciano un silenzioso urlo di dolore, mentre la pioggia continua a scendere implacabile, come se il cielo volesse piangere a questa vista.

L’Olocausto, a Budapest, è tangibile non solo in queste opere di commemorazione. E’ recente la scoperta di alcuni documenti relativi alle persecuzioni antiebraiche e al censimento del ghetto, mentre le ossa di un centinaio di ebrei uccisi, ritrovate sotto il ponte Margherita, sono state seppellite nel cimitero ebraico. All’inizio del 1944 furono deportati ad Auschwitz 440 mila budapestini, i tedeschi e le Croci Frecciate, le milizie naziste ungheresi, che erano al potere, furono responsabili della morte di migliaia di innocenti: si calcola che morirono circa 6000 mila persone, alcuni uccisi sul posto, dopo che i soldati russi e rumeni arrivarono alle porte della città. Per risparmiare le fosse comuni, i cadaveri vennero buttati nel fiume.

Budapest, però, non dimentica. Il Centro Commemorativo dell’Olocausto è stato creato appositamente, negli spazi dell’antica Sinagoga Pàva: una toccante esposizione su questo oscuro e tragico periodo della storia, un percorso nelle tenebre dell’umanità, nel Male allo stato puro.
Più luminosa, invece, è la Grande Sinagoga: costruita a metà del XIX secolo, tra torri, cupole a cipolla, con elementi moreschi e piastrelle gialle e rosse, è imponente e particolare. Nel cortile interno, l’Albero della vita, in argento, riporta i nomi delle vittime e sembra affidarli al vento e alla pietà celeste, mentre l’attiguo museo ebraico mostra una collezione di oggetti cerimoniali giudaici, anche di epoca romana. Un tempo, al posto del museo, si ergeva la casa natale di Theodor Herzi, tra i fondatori dello Stato di Israele. Per ironia della cosa, come spesso capita, sicuramente l’intellettuale sarà  contento di vedere che nella sua vecchia abitazione oggi viene raccontata la storia del suo popolo.

Poco lontano, in un bel parco di alberi antichi, si trova il cimitero ebraico e siccome Budapest non ricorda solo l’Olocausto, c’è anche il cimitero Kerepesi. Qui si trovano le tombe e i memoriali agli eroi che combatterono per l’indipendenza dall’impero austriaco nel 1848, come Lajos Kossuth.
Si ritorna, però, subito alle tragedie del Novecento con la Casa del Terrore, uno sconvolgente museo che commemora sia i perseguitati dal nazismo che gli oppositori del comunismo. E’ all’interno di quella che era il luogo usato da entrambi i regimi per le torture: nelle camere sotterranee un numero imprecisato di persone subirono interrogatori e violenze, i sopravvissuti vennero poi mandati nei lager sovietici. Un edificio e un memoriale che mette i brividi tuttora, anche vedendolo solo da fuori.

Poco oltre, alla fine del lungo viale alberato Adrassy ut, si apre una delle grandi bellezze di Budapest: la Piazza degli Eroi rievoca il passato remoto dell’Ungheria. E’ enorme e appare ancora più maestosa sotto la pioggia. Le statue dei re e dei protagonisti della storia antica, con gli elmi e gli scudi, i cavalli che sembrano quasi prendere vita, i capi magiari arcigni e spaventosi, la grande colonna al centro con l’arcangelo Gabriele con le braccia distese verso il cielo e la pioggia: la leggenda vuole che fu lui a comparire in sogno a re Stefano, il fondatore dell’attuale Ungheria, ordinandogli di convertire il popolo al cristianesimo. Tutto rende questa piazza, con ai lati il Museo delle Belle Arti e la Galleria d’Arte, costruita per celebrare il millesimo anniversario dell’Ungheria nel 1896, molto scenografica. E infatti Michael Jackson la usò per il suo “HIStory” nel 1995, mettendo un’enorme scultura con la sua effige al posto della colonna e facendo volare intorno alcuni elicotteri. Una curiosità  che alleggerisce l’atmosfera, sotto il diluvio estivo.

Nonostante questo costante memento al passato, Budapest non è una città lugubre, anzi. Quando il cielo torna limpido e splende il sole, sembra illuminarsi anch’essa. La voglia di vita e un forte senso dell’ironia sbucano all’improvviso quando meno si aspetta. Sparsi in giro per i quartieri, si fanno ammirare in un angolo o in mezzo ad una via, sotto gli alberi o sul lungofiume, statue di personaggi, artisti, scrittori, intellettuali ma anche sorprese: il Tenente Colombo della tv con il suo basset hound che lo guarda con un’espressione sfinita, la ragazza che lancia la palla al suo cane, il militare austroungarico con la pancia lucida dalle carezze dei passanti, il folletto sulla ringhiera davanti al Danubio, il ragazzo delle consegne dei giornali,il pittore con la tavolozza, il poeta che guarda rapito lo scorrere dell’acqua e persino Shakespeare in calzamaglia. Segno che la città  non dimentica le tragedie che ha vissuto, ma guarda spiritosa e con leggerezza al futuro.

Dove dormire: NH City Budapest, Vígszínház u. 3, H-1137, Budapest – Ungheria
nhbudapestcity@nh-hotels.com. Molto comodo per la posizione, a pochi metri dal ponte e dall’isola Margherita, con una breve passeggiata si è al Parlamento, vicino alla stazione ferroviaria, al tram 2 che porta nei luoghi importanti della città  e alla metropolitana, l’hotel offre tutti gli standard della catena di cui fa parte, stanze spaziose e dotate di ogni confort, wi fi gratuito, colazione abbondante e con prodotti freschi, spa all’ultimo piano, ristorante e bar, personale gentile della reception pronto a dare consigli sulle escursioni e sulle visite.

Foto: Sonia Anselmo, Fiorella Corini, www.budapestinfo.hu
Info: www.gotohungary.com

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