Cielo d’Irlanda e mille sfumature di verde

Testo e foto di Luca Trambusti

Irlanda, isola di smeraldo. Si sa. Eppure non basta, non è sufficiente per definire il suo verde che colpisce, che abbaglia ed al quale non ci si riesce mai ad abituare, che ogni volta ti confonde per le sue sfumature. Un verde che avvolge campi e colline maculato dal bianco delle pecore che riempiono piane ed alture spingendosi sino alle sponde del mare.
Un verde brillante, riposante alla vista quando illuminato ma capace di virare in pochi minuti al verde scuro quando il sole si nasconde dietro le nuvole cambiando luci e scenari dell’intera visuale. Verde che s’abbraccia con l’azzurro del mare quando s’incontrano i prati e colline con lo scuro delle rocce sulle quali si materializza il bianco delle onde oceaniche che le ricoprono
con la loro schiuma, alito dell’inarrestabile respiro atlantico, nel suo ritmico alzarsi ed abbassarsi.

Respiro a volte quieto a volte più pesante sino ad arrivare a devastanti colpi di tosse. Sei circondato dal verde, giri una curva di una tortuosa strada e rimani senza fiato quando il nastro d’asfalto resta sospeso tra l’azzurro del cielo e sembra di tuffarti nell’azzurro scuro del sottostante mare.
Scenari ai quali non si riesce mai ad abituarsi e di cui mai si resta sazi. E sono scenari, emozioni e sensazioni che viaggiando sulla strada oceanica dell’isola si vedono e vivono con buona frequenza.  Il verde si fonde anche con l’azzurro del cielo capace repentinamente ed in pochi istanti di passare dalle cinquanta sfumature di grigio al limpido azzurro.
Non è possibile non pensare a quanto abbia ragione Massimo Bubola nella sua veritiera “Cielo D’Irlanda”  (portata al successo da Fiorella Mannoia) quando definisce il cielo d’Irlanda “come una fisarmonica di Dio che si apre e si chiude col ritmo di musica”.
Cielo d’Irlanda spettacolo nello spettacolo, essere vivo e cangiante che non smette mai di sorprendere: azzurro o grigio, con le nuvole che s’incastrano sulle cime delle montagne avvolgendole come un cappello. Qualunque sia il suo colore la visione è sempre affascinante e sopratutto mai uguale di minuto in minuto. È d’obbligo non lasciarsi scoraggiare da una mattinata nuvolosa,  il pomeriggio arriverà il sole e viceversa, mai crogiolarsi su una mattinata di sole, il pomeriggio potrebbe piovere. Ma è così ed è affascinante per questo. Oltre al grigio del cielo c’è il grigio dei muretti a secco, che disegnano filigrane dividendo proprietà e pascoli.
È una magia quella dei  muretti a secco, é un mistero come possano per secoli restare in piedi immobili, disegnando geometrie terresti intrecciate come ragnatele.

Come nelle Isola Aran, dove la ridotta presenza di veicoli a motore e la possibilità di girare solo in bici permette di  entrare nell’atmosfera in punta di piedi circondati da muretti che diventano addirittura forte dell’avanti Cristo.
L’Irlanda è così, divisa da ideali muretti a secco tra magia e realtà, una terra senza tempo dove la modernità convive con una natura selvaggia, ostica quanto affascinante. E poi ci sono le leggende come quella di Finn McCool, gigante che per combattere il “collega” scozzese decise di costruire un sentiero di pietre che lo portò sino all’isola scozzese Staffa ed i cui residui si vedono sulla Giant Causeway (il “Sentiero Del Gigante”  nella parte britannica dell’isola ovvero l’Irlanda del Nord), un agglomerato roccioso a forma di perfetti blocchetti esagonali residuo di quella “camminata” uguali a quella scozzese. (Ah a proposito! la leggenda non vede nessuna battaglia tra i due giganti ma svela la furbizia delle donne).
L’oceano su tutto, come un padre a volte buono e quieto a volte infuriato ma sempre parte integrante della “famiglia”.
La lunga strada costiera, la “Wild Atlantic Way” (www.wildatlanticway.com) accarezza e lambisce il “grande padre” con  scorci mozzafiato e suggestive aperture verso il mare. Nel girarla con calma e curiosità la costa con i suoi promontori regala momenti irripetibili ed indescrivibili. Momenti in cui il silenzio ci avvolge lasciandoci  solo in compagnia del rumore del vento e della pioggia che ti sferzano. Ancora adesso ci sono possibilità di restare a contatto diretto ed immediato con la natura, la sua forza e la sua bellezza. Sono momenti e luoghi da cercare che si trovano se non ci si ferma agli scenari più conosciuti e più “popolari” e popolati. A cercarle queste occasioni non mancano come sulle isole  a qualche centinaia di metri dalla costa raggiungibili solo con le barche o con la “Cable Car”, una vetusta funivia (parolone) che supera lo stretto braccio di mare tra la costa e la Valentia Island.

Il silenzio e lo stupore te lo regalano anche i paesaggi interni, tra le colline dove l’azzurro del cielo entra nel verde dei prati che si macchiano del rosa dell’erica, altro colore dominante. Un affascinante “nulla” che incanta e rapisce, scenari che paiono dipinti e che raggiungono il massimo della bellezza proprio alle spalle di Dublino, lungo la Military Road che attraverso  il Sally Gap porta sino alla mistica area di Glendalough. Ma anche dove la strada oceanica abbandona di pochi chilometri il bordo mare  e s’inerpica su desolate (ma tutt’altro che desolanti) colline.
L’Irlanda vale il viaggio; un viaggio di scoperta, di ricerca senza fretta per trovare ancora angoli incontaminati,  dove la natura, il silenzio e la solitudine sono protagoniste. A tratti scenari simili alla Scozia ma più selvaggi ed  estremi a tratti a quelli della Norvegia ma più verdi e delicati. Un’isola non solo verde ma anche azzurra tra cielo e mare, con macchie bianche delle pecore ed il rosa dell’erica. Colori che colpiscono restano negli occhi e nel cuore.

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