Bordeaux, città vivace del saper vivere tra passato e futuro

Il tramonto cala su Bordeaux con i settecenteschi palazzi della Place de la Bourse che si riflettono nel Miroir d’Eau, la guglia della chiesa di Saint Michel si scaglia netta nel panorama, le barche a vela rientrano lente sulla Garonna.

Un inizio serata di un novembre particolarmente caldo, con la gente che fa i selfie sullo specchio d’acqua, i bambini che corrono sul lungofiume. Una serata piena di vita che rispecchia le tante anime di Bordeaux: vivace, godereccia, con lo sguardo proiettato all’antico passato e la voglia di futuro e trasformazione.

Chi l’ha vista diversi anni fa stenta a riconoscerla: si raccontano di palazzi e piazze dalla pietra calcarea annerita dall’inquinamento, delle sponde del fiume fangose e trascurate. Bordeaux è rinata, in continuo cambiamento: il centro diventato pedonale, con Rue Sainte Catherine, la via dello shopping più lunga di Europa, quasi tre chilometri di negozi, i comodi tram a induzione, senza fili sospesi, che portano ovunque velocemente, il lungofiume tra giardini, mercati domenicali, piste ciclabili, sportivi in attività, nuovi spazi per le manifestazioni e giù in fondo la curiosa architettura della Cité du Vin, mentre la sponda un tempo più industriale è ora un fermento di strutture moderne che tengo in conto l’ambiente.

Bordeaux è una città splendida, dove le chiese, i palazzi, le porte, le piazze ricordano un passato di bellezza e storia, ma è anche vivibile e piena di attività culturali, dagli spettacoli al Grand Teatre al nuovo Museo del Mare e della Marina, inaugurato ad agosto 2018, e alle tante rassegne, come Bordeaux So Good, festival gastronomico di novembre.

Senza contare che è anche l’anello di congiunzione tra la zona dei vigneti e l’Oceano Atlantico, tra l’entroterra ricco, l’estuario del fiume, i Pirenei giù in basso, la costa di sabbia e dune amata dai surfisti.

Per tutti questi motivi in poco tempo è diventata una delle città più ricercate di Francia, dove la gente si è trasferita per vivere in maniera più tranquilla e magari continuare a lavorare a Parigi, che dista solo due ore con l’alta velocità, oltre che ad essere, grazie ai collegamenti aerei, anche low cost, una meta ideale per un city break europeo.

Senza trascurare la caratteristica principale di Bordeaux, quella sua capacità di saper vivere, di mettere l’accento sulle passioni e godere delle piccole cose. A cominciare dall’enogastronomia: impossibile non degustare un bicchiere di vino, ma anche le ostriche, il caviale, il foie gras, i canelè, i dolcetti
tipici.

Non solo, i ristoranti gourmet sono numerosi, come Bistrot du Gabriel nel palazzo al centro della scenografica
place de la Bourse (www.bordeaux-gabriel.fr), si mangia bene e molto dovunque, i negozi di souvenir gastronomici imperano, così come le pasticcerie e le enoteche, i mercati sono sempre pieni, dal classico Marché de Capucins
a quello domenicale des Chartons con prodotti bio sul lungofiume, al nuovissimo Halles de Bacalan vicino alla Cité du Vin.

Il tutto in un’atmosfera rilassata che si percepisce girando a piedi per il bellissimo centro, Patrimonio dell’Unesco.

La chiesa di Saint Michel, con la sua guglia e la Flèche, la torre campanaria staccata, tra le più alte di Francia con i suoi 115 metri circa, è un faro d’orientamento, si vede da ogni parte. Costruita per volere delle varie corporazioni di artigiani tra il XIV e il XVI secolo, in stile gotico fiammeggiante, rivaleggia con la vera cattedrale, Saint André, e un tempo si trovava fuori le Mura che circondavano la Bordeaux di origine romana e
sull’itinerario dei pellegrini per il Cammino di Santiago: una costante della città, spesso si trovano sui marciapiedi le targhe con la conchiglia simbolo dei fedeli.

La piazza sottostante, con i tavolini dei caffè all’aperto, è sin dagli anni Settanta un ritrovo per i mercatini delle pulci, le strade intorno sembrano catapultare in un altro luogo, con i negozi turchi e arabi, in un quartiere vivo e quasi bohémien, a poca distanza il Mercato dei Capucins, con i suoi banchi dove assaggiare le ostriche fresche, e la Grosse Cloche.

“I miei colpi segnano il tempo, la mia voce chiama alle armi, ho canzoni per tutta la felicità, per tutti i morti ho le lacrime”: si può leggere sull’iscrizione in latino incisa all’interno della campana, pesante 7,800 kg e chiamata affettuosamente “Armande Louise”. Suona solo sei volte l’anno per le principali celebrazioni e nel Settecento è stata posta su quella che è stata una delle principali porte d’accesso della Bordeaux medievale e che fungeva anche da prigione. Sulla cima la banderuola dorata è a forma di leone, simbolo dell’Inghilterra e ricordo
di un periodo storico importante per la città.

I secoli e l’anima indipendente di Bordeaux si notano ancora tra le strade: l’origine romana, l’epoca di libero comune, il centro del Ducato di Aquitania, il Settecento passato sotto la corona di Francia e con i re che provarono a dominarne lo spirito ribelle, soprattutto imponendo tasse. Per riscuoterle costruirono un castello,
dove oggi c’è l’Esplandade des Quinconces e il monumento alla libertà e ai Girondini, guarda caso, non per difendere il popolo dagli attacchi esterni provenienti dal fiume, piuttosto per controllare gli abitanti, mentre l’unico edificio che rammenta i sovrani francesi è la porta Cailhau dove Carlo VIII, vincitore della battaglia di Fornovo con gli italiani, si fece immortalare.

Alle sue spalle, la grande piazza, invece, è un tributo al periodo d’oro di Bordeaux, città ricca per via dei vigneti e i commerci sulla Garonna, che faceva gola a molti, il Medioevo, e lì c’era il palazzo dei duchi di Aquitania. Sono loro, il mecenate Guglielmo X e soprattutto sua figlia Eleonora, gli eroi mai dimenticati della città.

In particolare Eleonora sembra proprio lo specchio di Bordeaux: una donna con una personalità fortissima, indipendente, colta, moglie di due re e madre dieci figli, alcuni dei quali sovrani a loro volta, come Riccardo Cuor di Leone, partita per le crociate, accusata di complotti, fonte di ispirazione per i trovatori, un autentico mito del Medioevo.

Eleonora sposò il re di Francia Luigi VII proprio nella cattedrale di Saint André, gotica esternamente e romanica internamente, con un dislivello tra la navata e il transetto, un capolavoro d’architettura dell’epoca, dovuto alla mancanza di fondi, con un portale ricco di decorazioni e dettagli anche ironici, sotto il quale passarono i novelli sposi e anche un’altra coppia di sovrani consorti, Anna d’Austria e Luigi XIII.

Oggi appare il grande piazzale pedonale, con in fondo il settecentesco Palais Rohan, sede del municipio, costruito abbattendo il vecchio palazzo vescovile, un tempo attaccato al portale principale della cattedrale, con i tram silenziosi e la Tour Pey Berland, il grande campanile, più basso di quello di Saint Michel perché i borghesi e i commercianti vollero sfidare in altezza i vescovi, quasi a rappresentare i contrasti tra i due mondi, spirituale ed economico.

Eppure la memoria di Eleonora è ancora lì, non fosse altro per il carattere della dama e perché dopo essere stata ripudiata dal re francese per avere avuto solo due figlie femmine, si risposò con il duca di Normandia, il prossimo re Enrico II Plantageneto d’Inghilterra, portando in dono l’Aquitania e Bordeaux alla corona d’oltre Manica:
ed ecco spiegato il leone sulla Grosse Cloche.

Quello, comunque, fu un periodo dorato per la città e ne testimoniano ancora la bellezza le viuzze del quartiere di Saint Pierre, raccolto intorno all’omonima chiesa, un tempo alle spalle del porto gallo romano sul fiume, oggi luogo della movida notturna, con i ristoranti, i caffè e i negozi dalle insegne divertenti e ironiche, tra paperelle di gomma, fenicotteri e gufi posati sui balconi.

Poco oltre, risplendono i palazzi della Place de la Bourse, così scenografici e grandiosi, costruiti da Jacques Gabriel, primo architetto di Luigi XV, che volle abbattere le mura medievali e creare nuovi spazi. In certe ore del giorno si riflettono sul Miroir d’Eau, il più grande specchio d’acqua del mondo, installato sul lungofiume e creato dall’architetto Michel Corajoud nel 2006 proprio osservando i giochi dei riverberi della piazza sul terreno dopo la pioggia, oggi simbolo della città in continuo cambiamento. Un esempio di come in poche strade convivono felicemente Medioevo, Settecento, anni Duemila: et voilà la bellezza di Bordeaux è servita.

Dove dormire: Le Grand Hôtel Intercontinental Bordeaux – 2-5 place de la Comédie – Bordeaux, Téléphone : +33 5 57 30 44 44, https://bordeaux.intercontinental.com/en/, info.bordeaux@ihg.com
Uno degli alberghi più belli di Francia e dei più lussuosi del Sud Ovest, in un palazzo settecentesco davanti al Teatro dell’Opera, rinnovato di recente, con una Spa famosa a livello mondiale, il ristorante gestito da Gordon Ramsey, offre sontuose ma sobrie camere dotate di ogni confort, alcune con terrazzi panoramici con vista
sui tetti della città, servizio curato nei minimi dettagli, colazione ricchissima, wi fi gratuito.

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Come arrivare: Air France mette in collegamento le città italiane con Bordeaux, sia con voli diretti, come con Roma tre volte alla settimana, che tramite Parigi. Info www.airfrance.it

Info: www.bordeaux-tourisme.com
www.france.fr

In collaborazione con www.france.fr, www.airfrance.it, www.bordeauxsogood.fr, www.bordeaux-tourisme.com

Foto di Sonia Anselmo

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