Il cervo avanza con le corna ben in vista e il passo lento, imperioso. Va a mangiare direttamente dalla ciotola da una delle addette di Ekofarma, un luogo paradisiaco della regione di Jiznichechy, la Boemia del sud, al confine con la Moravia, nella Repubblica Ceca.
Il cervo giovane non è solo, intorno a lui un branco di femmine audaci e curiose che non esitano ad avvicinarsi e a leccare le mani dei visitatori in cerca di cibo. Tra loro anche due cuccioli, uno di pochi mesi, che però sono ancora diffidenti. Il tutto mentre tre gatte tigrate e una bianca e nera, in cerca di coccole dagli umani, osservano la scena dall’alto dei tetti dei rifugi per gli animali, gli struzzi, nello spazio recintato accanto, emettono un suono basso e insistente, e la
grossa pecora, nata disabile per via di un zampa mal messa, salvata e curata, cerca di richiamare con i belati l’attenzione.
Quello di dare da mangiare ai cervi e agli altri animali dell’agriturismo-fattoria è una delle esperienze da fare nella Boemia del sud. Ekofarma è nata dal sogno di un imprenditore di restaurare una vecchia fattoria e trasformarla in un microcosmo indipendente: ora che il proprietario non c’è più, è la sua famiglia ad occuparsi dei campi coltivati a ortaggi, del frutteto in particolare di meli, peri, pruni, dell’allevamento delle mucche nei pascoli intorno, del micro birrificio che
fornisce solo le birre vendute all’interno dell’agriturismo.
In più, un grande parco con i cervi, uno stagno con trote e carpe, un ristorante con ottima cucina di piatti tipici, anche vegetariani, con ingredienti coltivati o allevati dalla stessa fattoria, e una serie di camere rustiche ma comode. (www.ekofarmachrastany.cz/)
A poca distanza da Ekofarma nella natura della Boemia del sud c’è un piccolo villaggio: al centro un micro birrificio molto particolare da scoprire. La sua storia è curiosa: tre amici che facevano un altro lavoro avevano l’hobby di fare la birra nella cucina di casa, poi date le continue richieste di assaggio da parte dei conoscenti hanno aperto Hulvàt sei anni fa. Solo una piccola produzione, come spiega uno dei tre proprietari, un super sorridente ex consulente finanziario oggi
manager dell’azienda, con tre tipi di birra, tutte bio e con ingredienti locali, che vendono nei pub, ma nel birrificio si possono fare degustazioni accompagnate da salumi anche quelli della zona. (https://pivovarhulvat.cz/)
Da un birrificio artigianale a uno noto in tutto il mondo. L’itinerario relativo alla birra nella Boemia del sud passa per Budvar: una grande azienda, dove si possono fare visite guidate e scoprire attraverso il museo relativo tutte le curiosità di questa lager esportata in 70 Paesi. Nata nel 1895 Budweiser Budvar, una lager chiara, ha ripreso la ricetta originaria di un monastero medievale che si trovava proprio nello stesso punto, alla periferia della città di Ceske Budejovice.
Negli anni ha visto pure una diatriba infinita e che continua ancora per l’uso del nome da parte di un’altra azienda famosa, fondata da un imprenditore che aveva visitato proprio il birrificio ceco e l’ha copiata negli Stati Uniti. In compenso, quella ceca continua ad essere prodotta con gli ingredienti locali, i quattro classici, acqua, presa da un pozzo a 300 metri di profondità, luppolo coltivato in Moravia, malto e orzo, senza altri intrugli. (www.budejovickybudvar.cz/en/home)
Quello di essere fedeli alla tradizione è una caratteristica della Boemia del sud, costellata
di campi interminabili, villaggi e borghi con piccole chiese color pastello, diverse dalla regione confinante, la Vysocina, dove sono barocche e più maestose, mucche ovunque che forniscono
il latte per cui la zona è famosa, laghetti e stagni nascosti nella vegetazione o che emergono all’improvviso lungo la strada.
Per capire meglio le tradizioni, la civiltà contadina e il folklore locale, il museo etnografico a cielo aperto si trova in mezzo a boschi nel villaggio di Hoslovice. Qui sembra di entrare in un altro secolo, non a caso si è formato da una fattoria che un tempo apparteneva a due fratelli e relative famiglie che hanno rifiutato per tutta la vita di adeguarsi, di avere l’elettricità e di aprirsi al presente.
Nessun cambiamento ha attraversato questo villaggio della Boemia del sud dall’Ottocento a oggi che è stato trasformato in un museo. Da vedere il vecchio mulino con lo stagno accanto, il pascolo per le pecore, la casa a due piani con i letti, i tavoli e quant’altro lasciato intatto. Accanto una delle costruzioni espone gli utensili dei contadini del passato, mentre in una sala vengono raccontate le tradizioni della campagna, ancora rispettate: l’albero della cuccagna eretto per il 1 maggio al centro dei villaggi, i travestimenti per il Carnevale, i rituali per Natale, le uova dipinte per Pasqua. Inoltre, si svolgono workshop, eventi in costume e festeggiamenti, oltre a molte attività per i bambini. (https://mlyn-hoslovice.cz/)
Il tuffo nel passato della Boemia del sud continua con il castello di Strakonice. Appartenuto
a nobili cechi, risalente al XIII secolo, più volte ristrutturato, è il maniero più grande conservato nella Repubblica Ceca: un impressionante insieme di palazzi, una cappella sconsacrata con tracce di affreschi quattrocenteschi, una torre medievale con 96 scalini da dove si gode una vista mozzafiato sui dintorni della Boemia del sud e sul borgo omonimo.
Oggi è adibito a mostre temporanee, festival e eventi nel cortile, in una parte ci sono una scuola elementare e una di musica dove si insegna anche l’uso della cornamusa. Ed è proprio questo strumento a occupare intere sale del castello, con un’esposizione di cornamuse di tutto il mondo, accompagnati da una guida vestita in abiti tradizionali e che si esibisce, e fa provare al visitatore, con l’antico strumento. In agosto, dal 1967, poi, si svolge ogni anno un festival internazionale che richiama appassionati di tutto il mondo.
Strakonice ospita anche un museo dedicato all’attività tessile un tempo fiorente in Boemia del sud, soprattutto quella relativa ai cappelli che venivano esportati maggiormente in Turchia, all’industria dei motori, in particolare motociclette, una piccola raccolta di resti archeologici della zona e all’artigianato delle marionette, così importanti in Cechia. (www.hradstrakonice.cz/)
Sembra proprio una storia raccontata in un teatro da pupazzi quella che si cela dietro il castello Cervenà Lhota, legato ad una fiaba natalizia famosa in tutta la Repubblica Ceca. Non solo, data la posizione, su un’isola rocciosa in mezzo a un lago della Boemia del sud, ha un fascino incantato, sembra davvero uscito dalle favole e per questo viene spesso usato come scenografia per molti film cechi.
Rinascimentale, con l’esterno colorato di rosso, il grande parco intorno alle rive dove sono lasciate barchette a remi e panchine panoramiche, la vite americana che d’autunno colora il ponte di pietra grigia, le rose e le dalie che fioriscono ancora, è veramente romantico. D’estate viene preso di molti visitatori che amano fare un giro in barca nel laghetto e oziare sui prati.
L’interno rivela altre curiosità. Costruito nel Medioevo come fortezza su diversi livelli, si sviluppato in altezza e durante i secoli ha cambiato l’aspetto, acquisendo quello rinascimentale nel Cinquecento, e innumerevoli proprietari, sempre nobili e spesso servitori degli Asburgo, persino un comandante italiano della cavalleria imperiale nel Seicento, si sono succeduti.
Fu però solo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che Cervenà Lhota trovò la pace grazie al principe Johann Schönburg-Hartenstein, ambasciatore dell’impero asburgico presso varie
sedi, Stato Pontificio compreso. Il nobile decise di farne la residenza di famiglia, di vivere qui
con l’adorata moglie Sophie e gli otto figli: oggi nelle sale visitabili sembra quasi di veder apparire la famiglia da un momento all’altro, sedersi al tavolo apparecchiato, il principe nello
suo studio, la moglie giocare al tavolino degli scacchi.
Non solo, il castello è estremamente moderno: Schönburg fece realizzare i bagni ad ogni piano, mise l’acqua corrente e le elettricità, dotò la servitù delle stesse comodità dei nobili. Tra le curiosità che si ammirano un asciugacapelli originale degli anni Trenta, l’abito di gala dell’ambasciatore, i regali ricevuti in servizio e moltissime fotografie dei figli bambini. Si racconta ancora di una festa che si svolse per i 75 anni del principe, quando gli ospiti e invitati erano talmente tanti che dovettero dormire per terra sui materassi.
Schönburg, che amava celebrare qui il Natale, morì nel 1937, ed è sepolto in una cappella al castello, che fu ereditato dal figlio maggiore, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale gli fu impedito l’accesso in Cechia, essendo di origine tedesca-austriaca. Tutt’oggi i discendenti del principe, sparsi in tutto il mondo, si interessano del castello di famiglia, diventato museo, e spesso tornano a visitarlo raccontando alle guide aneddoti del tempo. Forse anche per questo che Cervenà Lhota sembra così vivo, invece di disabitato. (www.zamek-cervenalhota.cz/en)
Se il castello rosso ha un fascino unico, in Boemia del sud un altro luogo è ugualmente suggestivo e romantico. Pisek è una città storica con il più antico ponte in pietra della Repubblica Ceca, una versione minore del ponte Carlo di Praga, sopravvissuto più volte a inondazioni, l’ultima, terribile, che distrusse molte statue, dell’estate del 2002.
Sul lungo fiume Otava alcune statue in sabbia sottolineano il nome della città, Pisek significa proprio sabbia, e soprattutto il suo passato importante come centro commerciale legato all’oro, uno dei minerali contenuti nel letto del fiume. Le luci soffuse della sera, poi, la rendono incantata e ovattata.
Una destinazione fiabesca per la Boemia del sud, ricca di natura incontaminata, esperienze da provare e tradizioni da scoprire e tramandare.
Info:
www.jiznicechy.cz/en/
www.visitczechia.com/it-it
Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con Czech Tourism
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